Cure anti Covid. Palù (Aifa) ammette: “Abbiamo sbagliato”

di Andrea Zambrano

I morti Covid si potevano evitare se non si fosse deciso di applicare lo sciagurato protocollo ministeriale della Tachipirina & vigile attesa. A dirlo non è il solito sito complottardo no-vax, ma niente meno che il presidente di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) Giorgio Palù.

Invitato a Porta a porta per la trasmissione celebrativa – roba da bollettino della vittoria – della fine della pandemia il 10 maggio scorso, ha detto cose condivisibili sugli errori della strategia ministeriale e comunicativa utilizzata in pandemia. Peccato che Palù sia un complice di quel sistema di potere che ha negato fermamente ogni tipo di cura, mettendo alla gogna anche i medici bravi che le portavano avanti sul territorio, per unirsi alla narrativa ufficiale del vaccino come unica salvezza a disposizione. E con quanto emerge dagli Aifa leaks sappiamo a che cosa fosse finalizzato tutto questo: cioè ad affermare i benefici dell’inoculo persino accettando il rischio di accantonare gli effetti avversi che via via emergevano.

Ebbene, tutto ha inizio quando Bruno Vespa (QUI dal minuto sei in avanti) gli chiede se sono stati commessi degli errori e se dobbiamo rimproveraci qualcosa. E lui ha risposto in qualità di virologo qual è, quasi come se tra lo scienziato e la guida dell’ente di controllo del farmaco, ci fossero due anime in un corpo solo.

«Gli errori si fanno – esordisce – era una malattia sconosciuta che colpiva l’umanità, è inevitabile che la scienza, progredendo per ipotesi e conferme, in alcune cose abbiamo fallito». E in particolare su che cosa avremmo fallito?

«Non abbiamo dato ascolto ai governatori che dicevano di vigilare alle frontiere», dice sperando di ingraziarsi il governo visto che quello delle frontiere chiuse era un leitmotiv di Lega e Fratelli d’Italia.

Poi però, il discorso di Palù fa riferimento ad alcuni aspetti più medici.

«Non abbiamo considerato… per esempio parlo di studi clinici che negavano l’efficacia di un farmaco già dimostrato molto attivo nei confronti di precursori del Sars Cov 1 e Maers». Non tragga in inganno la doppia negazione e la successione delle parole secondo uno stile colloquiale. Palù qui si sta riferendo al cosiddetto Lancet gate, il caso dello studio di Lancet, che smontava l’utilizzo dell’idrossiclorochina nella cura del Covid. Lo studio poi fu ritirato dalle pubblicazioni per molti vizi, primo dei quali quello legato al fatto che fosse completamente assente di verifiche. Ma ormai il destino del farmaco era segnato per sempre e uscì da tutti i protocolli di cura nonostante i successi evidenti testimoniati da molti curanti.

Insomma, detto così, en passant, il capo dell’Aifa ammette che fu sbagliato non considerare l’utilizzo dell’idrossiclorochina nel trattamento del covid. Eppure, di medici che la utilizzarono con successo ce ne furono, e tra questi veri e propri simboli della lotta al covid, come il dottor Paolo Gulisano (QUI) e il professor Luigi Cavanna di Piacenza che fu tra i primi a curare precocemente a domicilio proprio con il tanto dileggiato farmaco guadagnandosi nel maggio 2020 la copertina del Time.

Poi Palù prosegue e fa altre due importanti ammissioni.

«In alcune condizioni si sarebbe potuto capire prima che il virus era a diffusione nosocomiale» e cita ancora una volta il Sars Cov 1: «Lo capimmo subito nel 2003 quando tutto l’ospedale di Toronto si era infettato». Eh sì, la diffusione in spazi angusti e comuni sembra essere stato il veicolo principale della diffusione del virus. E noi che cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiuso la gente in casa in lockdown in modo che si contagiasse per bene, poi non abbiamo curato come si sarebbe dovuto e abbiamo così costretto il paziente ad andare in ospedale dove l’effetto contagio è decuplicato. In questo modo abbiamo contagiato sanitari e pazienti non positivi che hanno preso il Covid in ospedale.

Ma è con la terza affermazione che Palù raggiunge la vetta. Ed è quando dice che i medici finalmente «capirono che si soffocava per tromboembolia e quando si è capito che bisognava usare gli antinfiammatori che sono stati un aiuto importantissimo. Non serviva certo la Tachipirina e la vigile attesa».

Eureka, verrebbe da dire. O: meglio tardi che mai. Peccato che, nel frattempo, mentre lo sciagurato protocollo del ministro Speranza veniva applicato e confermato anche a campagna vaccinale già iniziata, lasciando la gente ammalarsi progressivamente in casa e arrivare in ospedale quando ormai i giochi erano fatti, i tantissimi medici che curavano davvero secondo queste stesse indicazioni fornite oggi da Palù come fossero la scoperta dell’America, siano stati letteralmente messi alla gogna.

Insultati, dileggiati, vilipesi e in alcuni casi anche indagati ingiustamente. I medici che hanno curato precocemente il covid, per spegnere l’infiammazione e non arrivare alla tempesta citochinica sono stati ostacolati in tutti i modi dai media che hanno costruito attorno a loro la leggenda nera di essere degli stregoni; Messi sotto procedimento degli ordini dei medici; Umiliati dai Burioni, che negando – chissà se davvero liberi da condizionamenti o pressioni – le cure precoci, li hanno infangati; Distrutti professionalmente dalle istituzioni che hanno sempre e instancabilmente ribadito che contro il covid non ci fosse cura perché l’obiettivo era quello di introdurre il vaccino sperimentale, proprio perché in assenza di cure ufficiali e accettate.

Forse non se n’è accorto, ma con queste parole Palù ha detto che i morti di Tachpirina & vigile attesa si potevano evitare. Eppure, Palù era quel virologo che al termine della prima ondata si disse favorevole a sviluppare un protocollo che cestinasse la vigile attesa e promuovesse l’utilizzo di antinfiammatori in fase precoce. Ma era il Giorgio Palù virologo, non il Giorgio Palù presidente di Aifa che fece il suo debutto nell’agenzia del governo proprio portando avanti la battaglia in Consiglio di Stato contro i medici che curavano con l’idrossiclorochina.

Un caso di sdoppiamento di persona davvero unico. O forse – molto più semplicemente – solo la convenienza nello sposare quello che faceva più comodo? Su una cosa Palù ha sicuramente ragione: quando dice che gli errori nella vita si fanno. Perfetto, ma – aggiungiamo noi – si pagano anche.

Fonte: lanuovabq.it

 

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