“Un cuore che batte”. Legge di iniziativa popolare per picconare il “pilastro della nostra società” chiamato 194

di Wanda Massa

In questi giorni volontari pro-life stanno depositando nei comuni del nostro paese i moduli di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare Un cuore che batte, che prevede l’introduzione nell’art.14 della legge 194 del 22 maggio 1978 del comma 1-bis: «Il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della presente legge, è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso» (qui).

Obiettivo è raggiungere 50 mila firme entro sei mesi dal 7 giugno 2023.

Si tratta nella sostanza di mostrare alla madre la realtà della vita che porta in grembo, perché il suo consenso possa essere realmente consapevole e quindi autenticamente informato.

È un fatto che laddove sia stata adottata questa pratica il numero di aborti è crollato drasticamente (si vedano ad esempio i casi della Louisiana e del Kentucky).

Un provvedimento che dovrebbe trovare il favore di chiunque sostenga di aver a cuore le donne e che di contro viene fortemente osteggiato da chi è animato da interessi ideologici, economici o politici.

Basti pensare alla multinazionale abortista Planned Parenthood, che per politica aziendale rifiuta di mostrare l’aspetto del bambino alle proprie clienti, anche se lo chiedono espressamente.

Lo riferisce Tegra Little nel capitolo dedicato alla sua testimonianza, intitolata Worry about Children Later, all’interno del saggio Life At All Costs di Alveda C. King e La Verne Tolbert. «Le chiesi se potevo vedere lo schermo e lei [l’operatrice di Planned Parenthood] mi rispose: “No”. Ho chiesto: “Perché no?”. Mi ha risposto: “È contro la nostra politica”. Poi mi ha detto: “Non c’è niente da vedere, è solo tessuto”. In quel momento avrei dovuto rivestirmi e andarmene. Non mi ha mai parlato dello sviluppo fetale, del battito cardiaco del bambino o dell’adozione» (qui).

Secondo Patrick McCrystal, ex farmacista e direttore della sede irlandese dell’associazione Human Life International, quattro bambini su cinque vengono salvati proprio grazie ad un’ecografia. «Vedere le immagini del bambino nel grembo materno supera qualsiasi retorica. I nostri dispositivi sono come delle macchine mobili salva-bambini!» (qui).

Le leggi che violano i principi non negoziabili, soprattutto in tema di aborto e ideologia gender devono poggiare sulla menzogna per indurre le persone ad accettare atti contro natura che in condizioni normali ripugnerebbero alla coscienza.

Si spiegano in questo modo anche la propaganda ideologica, la censura e il boicottaggio del mainstream sulle relative conseguenze a livello fisico, psicologico e spirituale.

È ormai noto – ma probabilmente non abbastanza – che l’ossessiva campagna condotta dai radicali per l’introduzione della legge 194/78 in Italia sia fondata su una colossale bugia: risolvere l’emergenza nazionale dei 25 mila decessi annui dovuti agli interventi di aborto clandestino.

Sarebbe stato sufficiente consultare i dati statistici ufficiali per smascherare questa vergognosa menzogna e ricondurre quel numero al suo autentico valore.

Prendendo in esame il 1972, risulta infatti che i decessi di donne in età fertile (cioè dai 15 ai 45 anni) furono in tutto 15.116. Di quei 15 mila solo 409 erano conseguenza di gravidanza o di parto. Di questi 409, le morti per aborto clandestino costituiscono una minima parte, stimabile in poche unità. Da notare inoltre che il numero di donne decedute per gravidanza o parto presenta un andamento costante negli anni: 550 nel 1969 (Annuario statistico italiano, 1971), 481 nel 1970 (Annuario 1972), 460 nel 1971 (Annuario 1973), 370 nel 1973 (Annuario 1975).

La legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza non ha nemmeno contribuito a eliminare il fenomeno degli aborti clandestini, che è rimasto sui 20 mila casi all’anno, stando a una relazione del ministero della Salute del 2005 (rif. qui e il saggio Genocidio censurato di Antonio Socci).

La famigerata legge 194/78, improvvidamente definita dall’attuale presidente della Pontifica accademia per la vita un «pilastro della nostra società» (qui) è un moloch coi talloni d’argilla, perché poggia e si sostiene sulla menzogna.

Perciò è importante mostrare la realtà della vita nel grembo materno, come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare Un cuore che batte.

Il compianto cardinale Cafarra concludeva il suo testamento spirituale con queste parole: «“Vivimo un momento di lotta, da cui nessun deve disertare, poiché ciascuno   ha comunque almeno una delle tre armi: la preghiera, la parola, la penna” (qui).

In questo momento vi esorto a controllare sul sito dell’associazione Ora et Labora in difesa della Vita se nel comune della vostra città siano disponibili i moduli per la raccolta firme (qui). In caso affermativo, potrete impugnare la penna e, muniti di un documento di identità, recarvi a firmare la proposta di iniziativa popolare Un cuore che batte.

Altrimenti contattate direttamente il numero 346 70 35 866 per ulteriori informazioni.

È l’opportunità che ci offre la Provvidenza per contribuire a dare il nostro colpo di piccone al tallone di argilla di quell’abominevole moloch, quel mostruoso Saturno della legge 194/78, che divora i nostri figli e inganna le loro madri.

***

Proposta di iniziativa popolare Un cuore che batte.

Procedura di attivazione della raccolta firme in Comune

  1. Scaricare il modulo per la raccolta firme dal link https://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/wp-content/uploads/2023/06/1685121298199_NUOVO-MODULO-RACCOLTA-FIRME.pdf
  2. Stamparne una copia in bianco e nero su carta semplice, in formato A3, fronte/retro.
  3. Scaricare il modello della lettera di presentazione dal link https://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/wp-content/uploads/2023/06/urp-richiesta.pdf
  4. Compilarlo, stamparne una copia carta semplice e firmarlo
  5. Recarsi alla sede principale del comune prescelto muniti di un documento di riconoscimento e delle due stampe suddette
  6. Consegnare il modulo per la raccolta firme e la lettera di presentazione presso l’ufficio URP del Comune, dove il segretario comunale capo o un funzionario da lui delegato, provvederà alla relativa vidimazione (entro 48 ore dalla consegna)
  7. Accertarsi dell’avvenuta vidimazione nei giorni seguenti alla consegna
  8. Comunicare la disponibilità dei moduli per la raccolta firme al numero 3467035866.
  9. Ritirare i moduli depositati in comune entro il 7/11/2023 ed inviarli in busta chiusa all’indirizzo Giorgio Celsi c/o Centro Mail Boxes Etc. via Enrico Toti, 41 – 20841 Carate Brianza (MB)

Il vademecum completo è disponibile al link https://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/wp-content/uploads/2023/06/vademecum-per-chi-depositer%C3%A0-i-moduli-raccolta-firme-in-Comune-v2.pdf

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