Tifare per la Chiesa

Come qualcuno sa, il sottoscritto è interista. Molto. Una passione che mi trasmise il mio papà.

Perché ve lo racconto? Vedete, ultimamente noi tifosi dell’Inter abbiamo ricevuto un duro colpo, diciamo pure a tradimento. Un attaccante amatissimo, Lukaku, dopo aver giurato fedeltà ai nostri colori si è in realtà messo sul mercato e ha giocato su più tavoli, con la possibilità di finire addirittura a quella squadra di Torino, che non nomino, nostra acerrima avversaria. Per soldi, ovviamente. I soliti maledettissimi soldi.

Ora, stupirsi di tutto ciò e stracciarsi le vesti sarebbe sciocco. Sappiamo bene che il mondo del calcio, oggi più che mai, è dominato dal dio denaro. Tuttavia noi inguaribili ingenui e nostalgici non smettiamo di tifare, patire, amare. E sebbene a volte ci venga voglia di dire “basta, non ne voglio sapere più niente”, alla fine siamo sempre lì a consumarci per la nostra bella.

Il che (ecco il motivo per cui ne parlo qui) tutto sommato ha non poche analogie con quanto mi sta succedendo su un altro terreno, quello religioso. Pure per la mia amata Chiesa cattolica patisco, mentre è invasa da lupi travestiti da pastori. E anche in questo caso ogni tanto ecco la tentazione: “Basta, non ne voglio sapere più niente”. Ma poi l’amore, puntualmente, prende il sopravvento e allora eccomi lì a soffrire, combattere e, direi pure, tifare. Tifare per i giusti e i buoni, che ancora ci sono, anche se per lo più sono costretti a strasene nascosti.

Un coro che intoniamo a San Siro dice: “Te l’ho promesso da bambino, per sempre ti starò vicino”. Direi che si può applicare anche alla Chiesa. Che se ne vadano gli altri, semmai. Perché, così come i vari Lukaku passano ma l’Inter resta (copyright del nostro portierone Walter Zenga), anche i papi passano ma la Chiesa resta.

Qualcuno mi dirà: scusa tanto, ma il paragone regge fino a un certo punto, perché i papi passano, è vero, ma, molto più di quanto possa fare un giocatore nei confronti di una squadra, pessimi papi possono sfasciare la Chiesa fino alle estreme conseguenze.

Capisco l’obiezione, ma non concordo. Per quanto un cattivo pastore possa sfasciare, la Chiesa resta la Sposa bella e fedele. Perché lo Sposo non è il pastore di turno, ma è Colui che non abbandona e non tradisce, ma ama infinitamente.

Per cui (chiedendo scusa per queste mie elucubrazioni calcistico-teologiche che a qualcuno potranno sembrare irriverenti) mi sento di cantare più che mai: “Te l’ho promesso da bambino…”. E intendo mantenere la promessa.

A.M.V.            

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