Dopo l’intervista di Francesco a “Vida Nueva” / Monsignor Viganò: “Prepariamoci a un crescendo di provocazioni inaudite”

Eccellenza, motus infine velocior diciamo spesso a proposito dell’atteggiamento di Francesco teso a liquefare quel poco che resta della dottrina cattolica e a sposare il pensiero del mondo. Le cronache più recenti lo confermano, compresa l’ennesima intervista, questa volta . Quale la sua valutazione?

La Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata quest’anno a Lisbona, ha confermato l’accelerazione del piano di Bergoglio di provocare uno scisma. Le sue ultime nomine, che definire provocatorie è poco; le esternazioni dei futuri Cardinali, improntate a confermare la “rivoluzione bergogliana”; la presenza di James Martin a propagandare l’accettazione dell’ideologia LGBTQ ai giovani; la recente esternazione di Bergoglio a un transgender: “Dio ci ama come siamo, vai avanti” [qui ]: mancava solo un’intervista in cui l’Argentino “si confessa” a una redazione di giornalisti genuflessi e turificanti per completare il quadro [qui].

Il tono adorante dell’intervista è al di là dell’imbarazzante: il che, per uno che afferma di detestare l’ipocrisia e il servilismo, suonerebbe tragico se non fosse grottesco. La cortigianeria stucchevole dei giornalisti giunge a definire Bergoglio «come un prete di paese abituato a trattare tutti allo stesso modo, o una donna che dall’alba al tramonto si fa in quattro per mantenere la sua famiglia». Il lirismo prono di Vida Nueva presenta tuttavia l’inconveniente di mettere in risalto l’apparente spontaneità delle parole dell’intervistato, lasciate cadere come bombe a orologeria nell’attesa di vederle detonare.

Dall’intervista risulta che Bergoglio tutto si aspettasse meno che diventare papa. Ma la storia dice qualcosa di molto diverso…

Rimango stupito per le doti letterarie di Bergoglio: la suggestiva rievocazione di quanto egli si sentisse sorpreso all’elezione non si concilia con quanto ormai sappiamo essere accaduto al Conclave del 2013 e confidato da un Cardinale elettore ma incapace di rivelarlo pubblicamente. E nel suo presentarsi come speculum totius humilitatis parla di sé come di una “vittima dello Spirito Santo e della Provvidenza”, quasi ad imputare la sciagura di questo “pontificato” a Dio stesso, e non ai maneggi della deep church con la Mafia di San Gallo, e del deep state con le mail di John Podesta e Hillary Clinton.

E veniamo alle bombe a orologeria…

La prima bomba a orologeria: «Il Sinodo era il sogno di Paolo VI. Quando finì il Concilio Vaticano II, si rese conto che la Chiesa in Occidente aveva perso la dimensione sinodale». Un modo per confermare l’indole eversiva della collegialità del Vaticano II, quale contraltare al Primato Petrino proclamato solennemente e infallibilmente al Concilio Vaticano I dal Beato Pio IX. Apprendiamo così che la collegialità episcopale teorizzata dai novatori in Lumen Gentium doveva avvalersi proprio del Sinodo dei Vescovi come di un organo parlamentare sul modello delle forme di governo civili. In sostanza, l’applicazione in ambito ecclesiastico del principio massonico diffuso dalla Rivoluzione Francese per rovesciare le Monarchie Cattoliche. «Si tratta di andare avanti per recuperare quella dimensione sinodale che la Chiesa d’Oriente ha e noi abbiamo perso», afferma Bergoglio. Ma questa “dimensione sinodale” è un termine della neolingua modernista per non ammettere il deliberato sovvertimento del Papato come forma monarchica dell’autorità. Questo è un attentato alla istituzione divina della Chiesa, perpetrato da colui che dovrebbe invece difenderla dagli eretici. Stiamo assistendo alla demolizione della suprema autorità magisteriale e di governo del Romano Pontefice, vincolo dell’unità cattolica, ad opera di colui che siede sul Soglio di Pietro e che agisce e viene obbedito in forza dell’autorità riconosciuta al Romano Pontefice. È come vedere il capo dei pompieri che dà ordini ai suoi subordinati di spargere benzina nella boscaglia e di appiccarvi il fuoco, dopo aver fatto svuotare le cisterne e prosciugato le riserve d’acqua.

Si parla anche del Sinodo del 2001…

Sì, nella preoccupante sequela di “rielaborazioni della realtà” bergogliane compare anche un ricordo del Sinodo del 2001, quando Bergoglio evoca questo episodio: «Poi è venuto il cardinale incaricato del coordinamento, ha esaminato le carte e ha cominciato a dire: “Questo non si vota… neanche questo”. Risposi: “Eminenza, questo è uscito dai gruppi…”». E l’ingenuo ascoltatore pensa: «Vedi com’è bravo Bergoglio, che vuole che sia la base a dire ai Vescovi quali sono i veri problemi dei fedeli ecc. ecc.», per poi scoprire che quello che allora era “uscito dai gruppi” era presentato per tale, né più né meno di come è avvenuto farsescamente al Sinodo della Famiglia, per il quale i documenti erano preparati dalla cerchia di Bergoglio e da lui preventivamente approvati; e ancor più evidentemente al Sinodo della Sinodalità, per il quale il questionario inviato alle Diocesi, alle parrocchie e ai gruppi era formulato in modo tale da escludere certe domande e da orientare le risposte nel senso voluto. Quando Bergoglio rassicura «Ma le cose sono state “purificate”. Abbiamo fatto progressi e, oggi, tutto è votato e ascoltato», dobbiamo intendere che gli intoppi rappresentati in precedenza dalla CDF o da altre Congregazioni sono stati eliminati o con la nomina di eretici perfettamente allineati o con l’estromissione della Curia Romana da ogni ruolo di coordinamento a vantaggio delle “chiese nazionali” o delle Conferenze Episcopali, tutte occupate da eretici e corrotti asserviti a Santa Marta.

«Abbiamo anche l’esempio del Sinodo sulla famiglia. Dall’esterno, la Comunione ai divorziati ci è stata imposta come un grande tema. In questo caso c’era quello della psicologia dell’onda, che cercava di espandersi. Ma, fortunatamente, il risultato è andato molto oltre… molto oltre». Così oltre – direi – da suscitare la protesta formale di alcuni Cardinali e di numerosi Prelati, sacerdoti, religiosi e teologi, dinanzi all’allontanamento dalla dottrina tradizionale in materia di adulterio, pubblico concubinato e famiglia. Non dimentichiamo l’operazione truffaldina con cui alcuni tirapiedi di Bergoglio andarono a rubare dalle caselle della posta dei Padri sinodali il libro sugli errori di Amoris lætitia in cui si denunciavano le interferenze allo svolgimento del Sinodo da parte dei progressisti.

Anche nelle aree dove maggiore è il dissenso dei fedeli e dei Pastori all’attuale regime vaticano, come ad esempio l’Africa, i ruoli chiave sono stati affidati d’autorità a persone che godono dell’appoggio di Bergoglio, anche se del tutto inadeguate a ricoprire certe posizioni di grande responsabilità.

Sembra dunque che l’affermazione «Nel Sinodo il protagonista è lo Spirito Santo» serva a rivestire di un’aura di autorevolezza le decisioni assunte da Jorge Mario, che di divino non hanno assolutamente nulla, ed anzi si palesano come intrinsecamente opposte al Magistero Cattolico.

Nel corso dell’intervista si evoca un Concilio Vaticano III…

Sì, succede quando un giornalista di Vida nueva chiede provocatoriamente: «Questo Sinodo sulla sinodalità sembra coprire tutto: dalle proposte per un rinnovamento liturgico alla necessità di comunità più evangelizzatrici, passando per una vera opzione preferenziale per i poveri, un vero impegno in termini di ecologia integrale, accoglienza dei collettivi LGBTQ. Si è mai pensato di dargli la forma del Concilio Vaticano III?». Ci sarebbe da inorridire anche al solo sentir ipotizzare che un Sinodo possa affrontare temi delicatissimi – la riforma liturgica e l’evangelizzazione delle comunità – e altri del tutto estranei ai fini della Chiesa, come «una vera opzione preferenziale per i poveri, un vero impegno in termini di ecologia integrale, accoglienza dei collettivi LGBTQ». Eppure, sono i temi affrontati alla GMG 2023, in questi giorni, con l’indottrinamento criminale di migliaia di giovani sul tema dell’emergenza ecologica e dell’ideologia woke. E sono i temi – ripetuti ossessivamente dai media, nelle scuole, sul posto di lavoro, in politica – dell’Agenda 2030 e del Great Reset, entrambi ontologicamente incompatibili con la Religione Cattolica perché intrinsecamente anticristici e anticristiani.

La risposta di Bergoglio è inquietante: «Le cose non sono mature per un Concilio Vaticano III. E non è nemmeno necessario in questo momento poiché il Vaticano II non è ancora stato avviato. Questo era molto rischioso e doveva essere messo in conto. Ma c’è sempre quella paura che serpeggia tra di noi ad opera dei “vecchi cattolici” che già al Vaticano I si definivano “depositari della vera fede”».

Quale l’obiettivo finale?

Abbiamo capito che lo scopo principale di Bergoglio è quello di seminare divisione e distruggere. Il suo modus operandi è sempre lo stesso. Anzitutto, provoca artificialmente un “dibattito” su temi che nella Chiesa non possono essere oggetto di controversia, essendo già stati definiti dal Magistero: da un lato gli ultraprogressisti e dall’altro i conservatori. I Cattolici tradizionali, come ho già spiegato in precedenza, non seguono questi deliri della neochiesa da un pezzo e fanno benissimo. Poi fa in modo che quello che vuole ottenere – una modifica dottrinale, morale, disciplinare, liturgica – sia proposto da un mediatore, apparentemente neutrale, che cerca di trovare un compromesso mentre in realtà asseconda l’area progressista. A questo punto Bergoglio, dall’alto e come se scoprisse solo allora che c’è una questione da chiarire su cui occorre un pronunciamento autorevole, impone un cambiamento che sembra meno grave di quello che gli ultraprogressisti avevano chiesto, ma che rimane irricevibile per un Cattolico, a quel punto costretto a disobbedire. E la sua disobbedienza diviene istantaneamente eresia o scisma, col semplice richiamare gli errori dei veterocattolici al Vaticano I.

Ma qui sta l’inganno più infido: le deviazioni dottrinali dei veterocattolici sono liquidate semplicisticamente da Bergoglio come rivendicazione di essere “depositari della vera fede” – cosa che ogni eresiarca ha peraltro sempre cercato di difendere – mentre i veterocattolici hanno dimostrato di condividere con la chiesa bergogliana molte più eresie di quante verità non abbia in comune con i tradizionalisti, ad iniziare dal sacerdozio femminile. E stupisce che Bergoglio non ricordi che le istanze dottrinali dei veterocattolici iniziarono ben prima del Concilio Vaticano I, per questioni di nomine papali dei Vescovi nei Paesi Bassi, ma mostrarono presto la loro assonanza con i modernisti, sia aderendo al movimento ecumenico protestante – fermissimamente condannato dalla Chiesa Cattolica – sia teorizzando il ritorno alla “fede della Chiesa indivisa del primo millennio”, tanto cara ai fautori del Vaticano II.

Abbiamo dunque compreso che l’identificazione di un nemico – in questo caso “i rigidi”, ossia i Cattolici fedeli al Magistero immutabile – è il corollario della deificazione della Rivoluzione nella Chiesa: il Sinodo è opera dello Spirito Santo e Bergoglio è vittima della Provvidenza. Quindi o accettiamo l’apostasia come voluta da Dio – il che è assurdo, oltre che blasfemo – o finiamo ipso facto nel girone dei nemici di Bergoglio, meritando per ciò stesso la condanna riservata agli eretici e agli scismatici. Strano modo di intendere la parresia e l’inclusività della chiesa della misericordia.

L’intervista riprende anche il tema dei “rigidi” tanto invisi al papa…

«Francesco non è in alcun modo ignaro della resistenza alla riforma che si appresta a compiere», commenta un giornalista. E cita le parole di un prete «che ha un piede in Curia e l’altro nella sua diocesi»: «Mi preoccupa la rigidità dei giovani preti», chiosa Bergoglio. E ti pareva!

Si tranquillizzi il lettore, stupito che Bergoglio non si sia ancora cimentato in uno dei suoi monologhi contro i sacerdoti non dico tradizionali, ma anche solo vagamente conservatori. I rigidi, appunto, nei cui riguardi ha intessuto sin dai primi giorni di “pontificato” una serie inarrivabile di improperi e contumelie. La provocazione del prete “che puzza dell’odore delle pecore” – immagino in jeans e scarpe da tennis – è colta al balzo dall’istrione, il quale prontamente risponde: «Reagiscono così perché hanno paura di un momento di insicurezza che stiamo vivendo e quella paura non li lascia camminare. Dobbiamo rimuovere questa paura e aiutarli». Un approccio psicanalitico che lascia stupiti, in verità, e che tradisce la volontà di riprogrammare il Clero, giustamente preoccupato per un “momento di insicurezza” che va avanti da ormai sessant’anni, in modo da indurlo a cedere alle innovazioni e alle deviazioni del Concilio. Ma le parole di farisaica comprensione si mutano subito in accuse e insinuazioni: «D’altra parte, quel guscio nasconde molto marciume. Ho già dovuto intervenire in alcune diocesi di vari Paesi con parametri simili. Dietro questo tradizionalismo abbiamo scoperto seri problemi morali e vizi, doppie vite. Tutti sappiamo di vescovi che, avendo bisogno di sacerdoti, sono ricorsi a persone che avevano cacciato da altri seminari perché immorali».

C’è da rimanere esterrefatti dinanzi alla determinazione di Bergoglio nell’estirpare l’innominabile vizio de’ Greci dai seminari conservatori, ma nel non volerlo vedere nemmeno dinanzi alle denunce delle vittime del predatore seriale McCarrick, molestatore di seminaristi e giovani chierici, assieme alla lavender mafia dei suoi minion, creati cardinali e promossi ai vertici di Dicasteri romani. E non sembra che questo novello Pier Damiani di Santa Marta ritenga meritevole dei suoi strali l’ex gesuita Rupnik, al quale ha revocato la scomunica per i gravissimi delitti e i sacrilegi irriferibili di cui si è macchiato. Se volete vedere Rupnik ai ceppi in una cella di Castel Sant’Angelo, mettetegli in testa il cappello romano.

Questa indulgenza di Bergoglio nei riguardi dei suoi protetti – nel cui novero compare una lunga lista di confratelli gesuiti, accomunati dall’eresia sul fronte dottrinale e dalla sodomia su quello morale – non si spiega forse col fatto che quand’era maestro dei novizi l’Argentino si comportava in modo non dissimile da quello dell’ex-Arcivescovo di Washington? Qui legit intelligat.

Dimentichiamo dunque le parole di Nostro Signore nel Vangelo: «Vieni, servo buono e fedele, perché sei stato fedele nel poco» (Mt 25, 21), e ascoltiamo la “vittima dello Spirito Santo”: «Non mi piace la rigidità perché è un brutto sintomo di vita interiore. Il pastore non può permettersi di essere rigido. […] Qualcuno mi ha detto di recente che la rigidità dei giovani preti nasce perché sono stanchi del relativismo attuale, ma non sempre è così». E qui troviamo riproposto il cliché tipico degli anticlericali dell’Ottocento: chi si mostra virtuoso, è un fariseo che nasconde vizi immondi, mentre chi sembra vizioso e immorale in realtà è buono e ha solo bisogno di accoglienza.

Ecco allora le “beate Imelde” – suppongo si riferisca alla beata Imelda Lambertini, suora domenicana che morì dopo avere miracolosamente ricevuto la Santissima Eucaristia portatale in volo dagli Angeli – ossia i sacerdoti di un irreale quanto irriverente modello di religiosità suoresca ostentata, che fanno “la faccia da santo”, da anteporre ai «seminaristi normali, con i loro problemi, che giochino a calcio, che non vadano nei quartieri a dogmatizzare». Meglio un buon laico di un cattivo sacerdote, sintetizzavano con meno ipocrisia i mangiapreti d’un tempo, ben sapendo che il paradosso doveva servire a stigmatizzare la maggioranza dei buoni e non la minoranza di quelli cattivi.

Inquietante il commento della redazione di Vida Nueva: «Una volta ordinati quei sacerdoti identificati come “rigidi”, come vengono accompagnati ad entrare nel Vaticano II?  Perché, in fondo, soffrono di non poter accogliere ciò che viene…».

In effetti sembra di sentir parlare un membro del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese: come riprogrammare questi sacerdoti, per costringerli ad accettare le innovazioni del Concilio? Col ricatto, con l’autoritarismo, con l’intimidazione e soprattutto facendo loro vedere cosa succede a chi non si piega. Facendo sì che si “ammorbidiscano”: «Ci sono persone che vivono intrappolate in un manuale di teologia, incapaci di mettersi nei guai e far andare avanti la teologia». Per “mettersi nei guai”, come afferma Bergoglio, non si deve essere eretici o corrotti, ma fedeli al Magistero, “intrappolati in un manuale di teologia”. E conclude con una delle sue perle di saggezza: «La teologia stagnante mi ricorda che l’acqua stagnante è la prima ad essere corrotta, e la teologia stagnante crea corruzione». Verrebbe da osservare che questa “stagnazione” della teologia è una prerogativa dei novatori, fermi da ormai mezzo secolo alle istanze ereticali dei Protestanti d’inizio Novecento, alle rivendicazioni sociali della “opzione preferenziale per i poveri” degli anni Settanta, incapaci di comprendere che la vitalità della Rivelazione Cattolica è ben altra cosa rispetto alla rivoluzione permanente imposta con il Vaticano II.

La soluzione proposta da Bergoglio va nella direzione di una secolarizzazione degli istituti di formazione clericale: «Dobbiamo sottolineare una formazione umanistica. Apriamoci a un orizzonte culturale universale che li umanizzi. I seminari non possono essere cucine ideologiche. I seminari devono formare pastori, non ideologi. Il problema dei seminari è grave».

Andrebbe ricordato che le discipline “umanistiche” sono le humanæ res et litteræ, e che non c’entra nulla la “umanizzazione” di una formazione secolare e universale. Senza dire che se un seminario non dà una formazione intellettuale e dottrinale – definita sbrigativamente “cucina ideologica” – i nuovi sacerdoti non avranno nulla di nuovo da insegnare al mondo, rendendosi perciò inutili e superflui.

Bergoglio dimostra ancora una volta di denunciare come riprovevoli i comportamenti altrui, nel momento stesso in cui li adotta egli stesso. A proposito della necessità di privilegiare il rapporto del Vescovo con il suo gregge, non si accorge che le sue parole suonano come irridenti quando afferma: «Già vedete che nelle nuove nomine dei vescovi – non solo in Spagna, ma in tutto il mondo – applico un criterio generale: una volta che un vescovo è residenziale e assegnato, è già sposato con quella diocesi. Se guardi un altro [se speri in un trasferimento], è “adulterio episcopale”. Chi cerca una promozione commette “adulterio episcopale”». Eppure i Vescovi che sono amati dai loro fedeli – come Mons. Joseph Strickland in Texas – vengono fatti oggetto di intimidazioni e visite apostoliche, allo scopo di rimuoverli, costringendoli alle dimissioni. Con il paradosso che l’artefice dell’“adulterio episcopale” è Bergoglio stesso, nella sua ossessione di omologare l’Episcopato ai suoi piani eversivi, promuovendo nelle principali sedi personaggi corrotti: vedi l’interminabile lista dei Cupich, Gregory, Tobin, McElroy, Tagle, Hollerich, Grech, Zuppi…

L’intervista di gruppo tocca anche il tema della svolta green

Sì, immancabile. «Per novembre, prima che si tenga a Dubai il Summit sul clima delle Nazioni Unite, stiamo organizzando un incontro di pace con i leader religiosi ad Abu Dhabi. Il cardinale Pietro Parolin sta coordinando questa iniziativa, che si svolgerà fuori dal Vaticano, in un territorio neutrale che invita tutti all’incontro». Perché – l’abbiamo capito – l’importante è incontrarsi, camminare insieme, “in un luogo neutrale” anche se la strada intrapresa porta verso il baratro. E sappiamo bene che “neutrale” significa ostentatamente non cattolico, in cui non c’è spazio per Nostro Signore: basterebbe questa smania di Bergoglio di comparire in tutti gli eventi dichiaratamente ostili a Cristo per comprendere quanto egli sia del tutto alieno, estraneo, incompatibile e eterogeneo rispetto al ruolo che ricopre. Gli unici verso cui non conosce pietà sono i Cattolici, e massimamente i sacerdoti, perché essi hanno il potere di offrire il Santo Sacrificio alla Maestà divina e di riversare infinite grazie sulla Chiesa, che ostacolano i piani degli operatori di iniquità.

Che cosa prevede per l’immediato futuro?

Prepariamoci a un crescendo di provocazioni inaudite: bombe a orologeria pronte a esplodere per seminare disorientamento, confusione, divisione. Ma prepariamoci anche al risveglio delle coscienze, anzitutto dei fedeli e del Clero, ma – volesse il Cielo – anche di qualche Vescovo, dinanzi a tali enormità, in difesa della Chiesa di Cristo. Molto presto potremmo avere al nostro fianco persone coraggiose oneste e buone che non possono assecondare ulteriormente i farneticamenti di una setta di eretici senza fede, senza speranza e senza carità.

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La traduzione in lingua inglese di questa intervista sarà pronta a breve.

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