“Il grande giorno”. E tutto ciò che resta del matrimonio

di Nicolò Raggi

Caro Valli,

di recente ho visto all’arena estiva Il grande giorno, l’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Dico la verità: non sono stato attratto dal film, ma dalle stelle. Mi piace molto il cinema all’aperto, così mi sono detto che non avrei pensato a nulla per un’ora e mezza sotto il cielo stellato. Invece poi di spunti di riflessione ne ho avuti pure troppi, e infatti eccomi qua a scrivere a Duc in altum!

Il grande giorno in questione sarebbe quello del matrimonio del figlio di Giacomo con la figlia di Giovanni, risposato civilmente dopo la separazione, mentre la madre della sposa si presenta con il suo nuovo compagno, Aldo. E fin qui niente di nuovo sotto il sole.

Per l’occasione si è affittata una villa sul lago le cui pertinenze si estendono all’intera isola sulla quale è costruita. È stato anche reclutato un famoso wedding planner e la funzione verrà officiata niente meno che da un cardinale (lo stesso brutto e cattivo della bella fiction su san Filippo Neri con Gigi Proietti), mentre per il ministero del canto si attende addirittura Francesco Renga, il quale – viene specificato – ha accettato l’ingaggio per ventiduemila euro.

Facendo le dovute proporzioni, anche fin qui niente che non si veda oggi in almeno otto matrimoni su dieci.

Entrambi, sia il cardinale sia Renga, verranno messi fuori gioco da un destino crudele e rimpiazzati rispettivamente dal parroco dell’isolotto vicino e dalle voci bianche di un non meglio precisato, ma richiestissimo, coro.

Che cosa mi ha colpito di tutto ciò?

Primo, la concezione residuale, a quanto pare estremamente condivisa, del sacramento del matrimonio come atto meramente formale e pretestuoso: gli sposi hanno entrambi passato i trenta e da diverso tempo sono compagni di merende, già svogliati prima di cominciare, e la cui motivazione più solida per convolare a nozze è che non avrebbero altra occasione di vedere Renga faccia a faccia. Inoltre i padri sia dell’uno sia dell’altra sono soci dell’azienda Segrate Arredi (e sai dove ti siedi!) e grazie all’evento matrimonio si può allestire nella fastosa location una mostra di divani giacché tra gli invitati ci sono anche clienti e fornitori.

Secondo, la concezione assoluta del sentimento: vale ed è buono solo quello che “ti fa stare bene”, per questo anche i genitori dello sposo si separeranno prima che la festa sia finita!

Non resisto a non citare un vecchio prete romano che, a chi gli diceva che andava a messa solo quando “si sentiva”, rispondeva pacato e ironicamente perplesso: “Mah.. io, quando mi sento, vado al bagno!”.

Ultimo, la concezione del sacerdote: se di alto rango, ottuso e opportunista; se giovane prete, infantile e incapace di dare risposte compiute. In entrambi i casi, mero funzionario a servizio di una causa improbabile e remota.

Purtroppo, nella fiction come nel reality, c’è poco da ridere!

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Foto da ucicinemas.it

 

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