Cronache dalla Chiesa in uscita / Niente prete? Ci pensa il diacono. Tanto l’importante è la comunità…

di Michela Di Mieri

Crock, crick, crock… fanno i cereali integrali ai frutti di bosco, ammorbiditi da un lussuoso latte proveniente dalle verdi valli sudtirolesi e munto dalle generose mammelle della mucca Bruna, come la confezione mi informa chiamarsi il placido bovino.

È mattino presto presto e, mentre i cereali scrocchiano nelle mie fauci, mi leggo, come di consueto da internet, le notizie che giungono dal mondo.

Parto da vicino. Scorro Il Resto del Carlino, il giornale cittadino. Dopo qualche notizia sul rifacimento del manto stradale o l’ennesimo tentato stupro nella città più progressista d’Italia, mi arriva sotto gli occhi questo bel titolone: Parroco con l’influenza, il diacono dice Messa: “Una pratica permessa”.

Crock, crock… buono il latte della Bruna…

Apro l’articolo e inizio a leggere.

La notizia è corredata da un’intervista al parroco, don Davide Baraldi, la cui foto compare accanto a quella della chiesa a lui affidata, nel centro storico di Bologna. Il parroco è ritratto con gioviale sorriso e disimpegnata camicia blu che fa molto “uno di noi”. Nulla, neppure una minuscola crocetta che ricordi all’esterno che quest’uomo è un consacrato. Ma vabbè, transeamus.
E transeamus anche sul fatto che un caro amico, competente in materia, mi informa che la cerimonia tenuta da un diacono non si può chiamare propriamente Messa.

Crunchcrock

Il nostro parroco in camicia ci informa che un tempo, in una situazione simile, ci si sarebbe attaccati al telefono alla ricerca di un prete che dicesse Messa; oggi, però, data la scarsità di sacerdoti, già super impegnati con le funzioni nelle loro parrocchie, è necessario ricorrere all’ausilio di un diacono, così che i fedeli possano partecipare alla liturgia della Parola. Quanto alla comunione, non ci sono problemi, in quanto vengono distribuite le ostie precedentemente consacrate e custodite nel tabernacolo. E comunque, dato che i sacerdoti sono destinati a calare sempre di più, ci dovremo ben abituare, questo ci riserva il futuro che, d’altro canto, è realtà già presente in tante parti del mondo e senza troppi patemi.

Tristezza per questa desolante situazione? Parvenza di una riflessione per invertire la rotta? Ipotesi che contemplino l’arruolamento di quei sacerdoti che languono nella semi-clandestinità o in una forzosa inattività perché legati alla Tradizione? Macché.

Il fatto, spiega il parroco in camicia, è che “in Italia, che è un Paese ancora tradizionalista (e qui si percepisce che il parroco in camicia pensa: ahinoi!), il precetto ordinario è che la domenica si debba andare a Messa. Ma anche all’interno della Cei su questo c’è dibattito e se n’è parlato anche nell’ultimo sinodo”.

Glup. Il latte della Bruna inizia a farsi un po’ pesantuccio.

Ma, animo, il nostro don Davide ci aiuta a non farci prendere dallo scoraggiamento e ci fa vedere la cosa da un altro punto di vista, un’angolazione alla quale noi indietristi musoni non abbiamo mai pensato.

Già, perché a noi rigidi sottaceti mica era venuto in mente che è “più significativo che un ministro della stessa comunità celebri la liturgia festiva, rispetto a un prete magari sconosciuto che non conosce lo stile della comunità. C’è anche un valore in questo”! Eh, no, noi questo valore non l’avevamo colto. Eravamo rimasti al sacerdote come alter Christus, a prescindere che si chiami Guidalberto o Peppino, il quale rinnova, per il tramite delle sue mani consacrate, il sacrificio incruento della Croce, sacrificio che va adorato nel suo mistero, e al cui cospetto vengono elargite le grazie necessarie per affrontare la buona battaglia, nella prosaica fatica quotidiana, per poterci così salvare quella cosuccia chiamata anima. Non avevamo percepito che è la comunità, con il suo stile, i suoi bisogni, usi, costumi e declinazioni, a essere il centro, il fine, la suprema lex.

Crunch… come sono indigesti questi salutari cereali integrali ai frutti di bosco.

Mi alzo, sparecchio la tavola.

La tavola. Tutto è partito da lì. Da Nostro Signore Gesù Cristo eccoci alla comunità. In fondo, è bastato girare una tavola e si è capovolto il mondo.

 

 

 

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