A proposito di “Golpe nella Chiesa” di don Mancinella. Libro da non perdere

di Gaetano Masciullo

La galassia del cosiddetto cattolicesimo tradizionale (espressione che dovrebbe suonare pleonastica, ma qui la uso in senso tecnico-sociologico) è al suo interno variegata e, ahinoi, divisa. Abbiamo così tre grandi gruppi a comporla, e ciò dall’indomani del Concilio Vaticano II, ormai concluso quasi sessant’ anni fa: i sedevacantisti (Concilio no, Papi no), i lefebvriani (Concilio no, Papi sì), e i ratzingeriani (Concilio sì, Papi sì). Dall’altra parte c’è la galassia progressista, che più propriamente dovrebbe essere chiamata neo-modernista. E si badi bene: spesso noi cattolici tradizionali abbiamo l’impressione che i nemici infiltrati nella Sposa di Cristo siano più compatti di noialtri, e perciò più efficaci nelle loro strategie, ma questa è un’illusione di prospettiva. Sappiamo dal vangelo che satana è il signore della divisione e che il suo regno non può sussistere (cfr. Matteo 12, 26), e per di più l’unità è una nota esclusiva della Chiesa (Credo in unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam).

C’è poi un gruppo appena nato, e che tuttavia non mi sento di poter annoverare tra i cattolici tradizionali, ma forse neanche tra quelli conservatori, che potremmo all’incirca definire “sedevacantisti 2.0” (Concilio sì, Papi no, ma solo da Francesco in avanti…). Li chiamo così, in realtà, con tutto il rispetto per i sedevacantisti, dato che ho avuto modo di conoscere e frequentare laici e sacerdoti dell’Istituto Mater Boni Consilii e, pur non condividendone la linea, ne riconosco la grande qualità e preparazione culturale e dottrinale. Cosa che non mi pare purtroppo di poter dire a proposito di questo gruppo cui faccio riferimento: intelligenti pauca.

Premesso questo, se dovessi scegliere una collocazione per me stesso – un povero laico che cerca di capire il messaggio della Rivelazione e di mettere le proprie forze attraverso l’apostolato editoriale – sicuramente mi porrei tra i ratzingeriani, anche se, a differenza della maggioranza di coloro che compongono questo gruppo, non ho mai posto e mai porrò Benedetto XVI su un piedistallo che lo esalta come se fosse più che infallibile, quasi immacolato. Sto leggendo a tale proposito il libro edito da Radio Spada, Golpe nella Chiesa, di don Andrea Mancinella (un sacerdote che invece appartiene alla regione dei lefebvriani, se vogliamo continuare a usare la mappa prima esposta), con prefazione di don Curzio Nitoglia e postfazione di Aldo Maria Valli, e non sono ancora riuscito a finirne la lettura che già mi ritrovo a navigare in un oceano di pensieri e riflessioni, come solo i buoni libri ti inducono a fare.

Studioso vorace e prolifico teologo (ma questo non vuol dire automaticamente garante di ortodossia), Benedetto XVI ha avuto una parabola molto complessa e il libro di don Andrea Mancinella aiuta a ridimensionare – e di molto – la sua figura, senza necessariamente scadere nell’errore opposto, ossia quello di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Questa lettura può e anzi deve essere accompagnata ad altre che sicuramente sono utili per avere una buona panoramica della storia recente della Chiesa. Penso, ad esempio, al best-seller di Julia Meloni, La Mafia di San Gallo, che pure ci aiuta a capire come Ratzinger abbia subito un lento ma inesorabile processo di “trasformazione intellettuale”, da neo-modernista d’attacco, al fianco di teologi di cardinali di orrida memoria quali il mai-abbastanza-condannato Karl Rahner S.I. e Josef Frings, di cui il giovane Ratzinger fu perito. Nell’ottobre 1962 (tanto per dirne una), al momento stesso dell’apertura del Concilio, Rahner si vide segretamente insieme a Ratzinger e altri teologi modernisti con l’intento di progettare uno schema per contrastare e rovesciare quello ufficiale del Concilio.

Comunque sia, nel corso dei decenni Ratzinger ha messo fortemente in dubbio molte sue posizioni, ma non è mai divenuto a mio avviso un cattolico tradizionale nel senso pieno del termine e le “cicatrici” del suo passato neo-modernista di tanto in tanto hanno fatto sentire il loro dolore. Tanto per dirne una, non assimilerò mai come sia stato possibile nel 2007, durante il pontificato di Benedetto XVI, promulgare un documento così anomalo e dal sapore “bergogliano” sul Limbo dei non battezzati, relegato a mera opinione teologica, contro duemila anni di teologia e tradizione apostolica. Tra l’altro ho notato con sorpresa che il volume di don Mancinella non inserisce questo punto nel lungo e puntuale elenco delle “stranezze” del Pontificato di Ratzinger, eppure ritengo che non sia un cavillo teologico di second’ordine, dato che avvalla una visione pelagiana o semi-pelagiana della nostra fede.

Ma torniamo al libro di don Mancinella. Libro impegnativo, ma assai gradevole alla lettura, scorrevole, scritto in maniera semplice e chiara. In esso sono raccolti i principali momenti dell’infiltrazione rivoluzionaria all’interno della Chiesa cattolica, tutti ben documentati con fonti: a partire dalle sante condanne di san Pio X ai modernisti e di Pio XII ai neo-modernisti, fino ad arrivare alla vexata quaestio del Concilio Vaticano II, all’analisi delle sue dottrine, ai pontificati post-conciliari di Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e finalmente Francesco. I giudizi, come si diceva, sono propri di un autore che, pur non facendone parte, orbita intorno alla Fraternità sacerdotale San Pio X e non sempre condivisibili dal sottoscritto, ammesso che sia lecito per il sottoscritto dare giudizi al riguardo.

Tornando ancora alla figura di Benedetto XVI, è interessante quanto don Andrea Mancinella scrive a proposito delle sue ombre:

“I neomodernisti […] hanno proseguito dritto per la loro strada, in particolare sul ruolo della Chiesa e del Papato, tirando in ballo la storiella della gerarchia delle verità, l’idea protestante dei cosiddetti articoli fondamentali della fede, ossia un accordo di massima su un certo numero di dogmi da accettare di comune accordo, lasciando libertà di rifiutare quelli sgraditi agli eretici-scismatici.”

Si tratta in effetti di un mito teologico molto diffuso nel mondo tradizionale, in specie quello ratzingeriano di cui parlavo all’inizio e all’interno del quale anch’io mi inserisco, mito secondo il quale le verità di fede sono distribuite secondo un ordine appunto gerarchico, dalle più importanti alle meno importanti, ma questa visione è falsa, profondamente a-cattolica (nel senso etimologico del termine: “universale”, perché non rispecchia la verità tutta intera), o forse dovremmo dire, in fin dei conti, anti-cattolica. Vero è che la fede cattolica può essere illustrata come un edificio, che da verità fondamentalissime – dai quattordici articula fidei, cioè dal Credo, per intenderci – si innalza verso il Cielo, sviluppando verità sempre più raffinate, ma che sono in un rapporto di conseguenza con le prime, e perciò in quelle tutte già contenute virtualmente. Le verità di fede, che formano i vari piani della nostra fede, non sono tanto meno necessarie quanto più sono distanti logicamente dagli articoli alla base. Al contrario, tutte le verità di fede sono necessarie da credere per avere appunto la fede cattolica. Come insegnava san Tommaso d’Aquino, la cui filosofia è, secondo quanto scrive san Pio X nella Pascendi dominici gregis, il rimedio cardine al modernismo, parvus error in principio magnus in fine: “Un piccolo errore al principio diventa grande alla fine”. Quelle che a noi sembrano finezze e cavilli di teologi sono premesse di grandi verità o terribili inganni, buone azioni o potenti misfatti. Difendiamo la verità tutta intera, la cui sola pienezza rende liberi, come esorta il vangelo.

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Don Andrea Mancinella, Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione, prefazione di don Curzio Nitoglia, postfazione di Aldo Maria Valli, Edizioni Radio Spada 2023, 306 pagine, 25 euro

 

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