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Anno vecchio, anno nuovo e… continuità

Ricevo da un misterioso informatore…

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Nel segno dell’ermeneutica della continuità, in Vaticano l’anno nuovo è incominciato com’era finito il vecchio.

Se con Fiducia supplicans Francesco aveva già dato un bel contributo al suo programma (ovvero come confondere la Chiesa cattolica), con la prima omelia del 2024 ha pensato bene di aggiungere un altro tassello. Come? Citando il buon vecchio Lutero.

“Chi sono io per giudicare?” pare abbia risposto il papa a chi gli faceva umilmente notare che in casa cattolica di certo non mancano santi, padri e dottori della Chiesa dai quali trarre abbondanti citazioni senza che ci sia bisogno di tirare in ballo un eretico.

“Santità, ma lei questa risposta che non risponde l’ha già data una volta” ha fatto umilmente notare un curiale che assai imprudentemente aveva preso sul serio la storia del parlare con parresia e del non essere autoreferenziali. Dopo di che del curiale in questione non si è saputo più nulla. Tipico caso di ecclesiastico in uscita.

Sembra che il papa sia nervoso. Non riesce più a trovare la pachamama che teneva sul comodino (è convinto che qualche indietrista l’abbia gettata nel Tevere) e ha finito gli spilloni con cui nei tempi morti amava colpire un’effige del cardinale Burke.

Nel tentativo di calmarlo, emissari di Santa Marta hanno cercato di procurargli una signora cinese da schiaffeggiare (la cosa gli distende i nervi), ma, stranamente, dalle parti del Vaticano non ne hanno trovate.

Il papa comunque è sempre attivo sul fronte pastorale. Dietro consiglio di Tucho Fernández ha infatti aggiunto una postilla al cartello sul quale ha scritto che la Chiesa deve essere sempre in ascolto. La nota a margine dice: “N.B. L’offerta non si applica all’Africa, alla Polonia e ad altri luoghi rigidi”.

Viva la continuità!

Aldo Maria Valli:
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