Dentro il mondo tradizionalista, frammentato e composito

di Aurelio Porfiri

Spesso si parla del “tradizionalismo cattolico” come se fosse un fenomeno omogeneo, ma nei fatti non è così. Solo la scarsa conoscenza della realtà può far pensare di trovarsi di fronte a qualcosa di unitario. Certo, ci sono tratti comuni, ma soprattutto emergono differenze profonde.

Una metafora possibile è quella dell’esplosione. Quando una bomba esplode, i detriti vanno da una parte e dall’altra, ma solitamente colpiscono un raggio circoscritto. Il tradizionalismo cattolico assomiglia al risultato di una esplosione al cuore della Chiesa. Alcuni detriti sono rimasti nel raggio d’azione previsto per la bomba, altri sono andati molto più lontano.

Tra i primi possiamo annoverare quelli che gli americani chiamano R & R: riconosci e resisti. Sono coloro che non mettono in dubbio la legittimità della leadership nella Chiesa ma cercano di attuare una certa forma di resistenza alle derive liturgiche e dottrinali imperversanti. Ma questo è a sua volta un gruppo composito. Lo potremmo definire un continente che all’interno contiene vari paesi che non per forza sono armonizzabili per modi, usi e costumi. In effetti ci sono gruppi che prediligono un’attività di tipo più movimentista e altri che invece hanno un approccio prettamente liturgico, e non sempre queste diverse sensibilità si amalgamano. I gruppi risentono anche di forti personalismi, data la presenza di figure più o meno carismatiche che a volte sembrano perdere di vista l’oggetto vero della comune battaglia per dar vita a contrapposizioni quasi da tifoseria calcistica.

Di questo vasto e composito continente fa parte anche la Fraternità sacerdotale San Pio X, che per molti aspetti è proprio l’emblema della frammentazione. Essa è parte della Chiesa in quanto riconosce il papa e, malgrado la posizione critica e per molti aspetti problematica che la vede in difetto di unione con l’attuale gerarchia cattolica, lo stesso papa Francesco la riconosce come realtà in cammino verso una piena comunione.

Chi segue i dibattiti interni al mondo tradizionalista sa che la FSSPX è vista con simpatia da molti ma con sospetto da altri. Se monsignor Lefebvre diceva che una storia della Fraternità non potrebbe prescindere dalla storia dei suoi “scismi” interni, la stessa osservazione si può fare a proposito dell’intero fronte tradizionalista.

Circa la legittimità dei papi si apre un dibattito infinito. Alcuni includono tra i papi illegittimi Giovanni XXIII, altri dicono che l’ultimo papa legittimo sarebbe stato Paolo VI. Gruppi recenti sostengono che ultimo papa legittimo è stato Benedetto XVI, che si sarebbe dimesso in quanto in condizione di sede impedita.

Su una posizione diversa si collocano sedeprivazionisti o sedematerialisti (questo è il nome che ho proposto in un mio libro di prossima uscita): secondo la tesi del teologo domenicano Guérard de Lauriers, la Sede apostolica, a partire dal 7 dicembre 1965, data di promulgazione della Dignitatis humanae, sarebbe occupata materialmente ma non formalmente. Espressione attuale di questa posizione è l’Istituto Mater Boni Consilii guidato da don Francesco Ricossa.

In tutto questo non vanno certo dimenticate le posizioni di monsignor Richard Williamson e di monsignor Carlo Maria Viganò con la sua associazione Exsurge Domine.

Insomma, impossibile parlare di tradizionalismo cattolico al singolare. Più corretto è riferirsi a un “mondo tradizionalista” formato da un insieme di realtà che spesso etichettiamo in modo impreciso o comunque non esaustivo.

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