Sul papa e la frociaggine

Chi si stupisce dell’espressione usata dal papa parlando ai vescovi italiani (nella Chiesa “c’è un’aria di frociaggine”) evidentemente non conosce Bergoglio. L’uomo, da buon porteño, non disdegna il ricorso a certe parole, e non si fa troppi problemi se si tratta di usarle in pubblico. Ricordo anche la parola “cazzate” utilizzata nel bel mezzo di una conferenza stampa da un altro argentino d’alto rango, il cardinale Fernández, amicissimo del papa.

Qualcuno dice: non conoscono bene l’italiano. Non è vero. Lo conoscono fin troppo bene. Solo non si fanno problemi di opportunità e di eleganza. Primo, perché sono argentini. Secondo, perché si sentono al di sopra di tutto e di tutti. Ricordate il Marchese del Grillo di Alberto Sordi? “Io so’ io e voi non siete un cazzo”. Ecco, siamo a quei livelli.

Nel caso di Bergoglio c’è poi da considerare l’età, e sappiamo bene che negli anziani a volte vengono a cedere i freni inibitori.

Il ricorso all’espressione “frociaggine”, inoltre, non stupisce chi sa bene che Bergoglio ha una visione utilitaristica delle persone e delle questioni, unita a una buona dose di ipocrisia tipicamente clericale. A lui non interessano le persone omosessuali, gli interessa usare l’omosessualità per i suoi scopi. Guardate anche il comportamento con i lavoratori del Vaticano. Parla di giustizia sociale e poi priva i suoi dipendenti dei diritti più elementari.

La parola “frociaggine” non verrebbe mai in mente a chi, pur contrario alla diffusione dell’omosessualità nel clero, ha un intimo rispetto per la persona omosessuale. Alla parola “frocio” fa ricorso chi disprezza l’omosessuale. E in questo modo Bergoglio si è rivelato. Sì, lui li disprezza gli omosessuali, e li disprezza soprattutto se si tratta di omosessuali che fanno parte del clero, perché non solo li conosce ma li usa per i suoi scopi, come oggetti funzionali al suo potere.

“Chi sono io per giudicare?” disse una volta Francesco, suscitando il coro unanime del consenso nei mass media. Ma quello era il dottor Jekyll, mentre il vero Bergoglio è Mr. Hyde.

Altra considerazione. La riunione in cui il papa ha pronunciato la parola “frociaggine” era a porte chiuse. Ma lui sa bene che dalle porte chiuse, quando ci sono in ballo i preti, escono spifferi d’ogni genere. Sapeva quindi benissimo che le sue parole sarebbero state divulgate. Se ha usato quel tipo di linguaggio, è perché ha voluto far sapere una volta ancora che per l’episcopato italiano non ha alcun rispetto. Anzi, lo detesta. E nei confronti di chi si detesta non si va troppo per il sottile.

A noi non resta che osservare a quali livelli, tra cazzate e frociaggine, è scesa l’istituzione papale. Potrà mai riprendersi dal colpo che le è stato inferto dal papato argentino? Non lo so, ma ne dubito.

Infine merita forse qualche attenzione il contenuto di ciò che Bergoglio ha detto ai vescovi. Ecco la frase intera, così com’è stata riferita da alcuni vescovi presenti: “Guardate: c’è già un’aria di frociaggine in giro che non fa bene. C’è una cultura odierna dell’omosessualità rispetto alla quale chi ha un orientamento omosessuale è meglio che non sia accolto in seminario perché è molto difficile che un ragazzo che ha questa tendenza poi non cada, perché vengono pensando che la vita del prete li possa sostenere ma poi cadono nell’esercizio del ministero”.

Direi che non fa una grinza. Proprio perché la conosce e l’utilizza per i suoi scopi, Bergoglio sa che con l’omosessualità nella Chiesa non si può andare oltre. Ma i mass media che oggi si dicono stupiti e indignati si guardano bene dall’affrontare il problema posto dal papa. Loro risolvono tutto con la parola “omofobia” e stop. La solita manipolazione ideologica.

 

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