I piccoli minatori della Tanzania

Il titolo ha un che di burocratico, «Fatica tossica: lavoro infantile e mercurio. Esposizione nelle miniere d’oro su piccola scala della Tanzania», ma dietro c’è una realtà drammatica, fatta di sfruttamento e vera e propria schiavitù.

La Tanzania è il quarto produttore d’oro dell’Africa e le «miniere su piccola scala» sono quelle senza licenza, dove lavorano migliaia e migliaia di bambini, impegnati a scavare pozzi e gallerie sotto terra, senza orari, senza tutele, con il rischio di restare schiacciati dai crolli o dai carichi pesantissimi che sono costretti a trasportare.

Il rapporto di Human Rights Watch parla chiaro, grazie soprattutto alle testimonianze dirette, come quella di una ragazza di diciassette anni che riferisce di essere sopravvissuta a un incidente dentro uno dei pozzi che formano labirinti mortali, senza uscita.

In un paese poverissimo, queste miniere «informali» costituiscono una forte attrazione, specie per bambini e giovani che si illudono così di costruirsi un futuro migliore.  Ma l’unico risultato è che mettono a repentaglio la loro salute, se non la vita stessa, e non vanno più a scuola.

Molti bambini sono orfani e sono anche esposti a molestie. Le femmine, soprattutto, finiscono nel mercato della prostituzione, correndo il rischio di contrarre l’Hiv e altre infezioni che si trasmettono attraverso i rapporti sessuali.

Human Rights Watch ha fatto sopralluoghi in una decina di siti minerari a Geita, nelle regioni di Shinyanga e di Mbeya. Oltre duecento le persone intervistate, fra le quali sessantuno minori impegnati a tempo pieno nelle miniere. Il quadro è sconvolgente ma, nonostante i ripetuti richiami, il governo non ha eliminato la piaga, infrangendo così le sue stesse leggi e gli accordi internazionali.

Particolarmente grave è il contagio da mercurio, che aggredisce il sistema nervoso centrale e può determinare disabilità permanenti. Adulti e bambini, in gran parte, ne sono consapevoli, ma il miraggio dell’oro è troppo forte, e gli operatori  sanitari non hanno né la formazione né i mezzi necessari per accurate diagnosi e terapie adeguate.

Ogni volta che una miniera viene aperta la frequenza scolastica alle elementari diminuisce, ma il problema riguarda anche gli adolescenti, che non continuano gli studi.
La Banca mondiale ha stanziato cinquantacinque milioni di dollari per sostenere il settore minerario in Tanziana. Tuttavia il finanziamento non prevede nemmeno un intervento per salvaguardare la salute dei minatori e allontanare bambini e ragazzi dal lavoro.

Si calcola che i piccoli minatori estraggano circa 1,6 tonnellate d’oro all’anno, per un valore di 85 milioni di dollari, ma ai lavoratori non restano che poche briciole. L’oro infatti finisce direttamente nelle tasche di commercianti che lo acquistano nelle miniere e lo rivendono alle grandi compagnie internazionali. Il viaggio del metallo prezioso finisce nei depositi blindati di Emirati Arabi, Svizzera, Sud Africa, Cina, Gran Bretagna. Ma a quel punto nessuno più ricorda, o vuole ricordare, chi c’è all’origine della catena.

Aldo Maria Valli, Nuovo progetto, dicembre 2015

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