Nel carcere di Zomba

Tra gli album che il 15 febbraio 2016 parteciperanno ai Grammy Awards assegnati a Los Angeles ce ne sarà anche uno, dal titolo I have no everything here, che è davvero speciale, perché eseguito dalla Zomba Prison Band, formata da detenuti del  carcere di massima sicurezza di Zomba, in Malawi.

«Dopo l’iniziativa di portare i disegni delle donne della prigione di Zomba all’Accademia Carrara di Bergamo, questa nuova avventura ha del miracoloso», dice padre  Piergiorgio Gamba, missionario monfortano. «È un sogno che si avvera, una tappa nuova nel lungo cammino di riconciliazione con se stessi e con il mondo, ma anche un segnale che la Misericordia non ha confini».

Nell’anno santo della Misericordia voluto da Papa Francesco, anche in altre carceri del Malawi, uno dei Paesi più poveri del mondo, si moltiplicano i progetti per garantire condizioni di vita più dignitose ai detenuti.

«Per gli altissimi tassi di natalità, la popolazione del Malawi – dice padre Gamba – raddoppia ogni diciotto anni, e oggi è diciassette milioni di abitanti. Di questi, circa quattordici mila sono rinchiusi in prigioni che già cinquant’anni fa erano insufficienti. Il sistema giudiziario e penale rimane una delle eredità del periodo coloniale ed è incentrato su un unico metodo: la punizione del carcerato. Un sistema che disumanizza la persona rendendola incapace di ricostruire la propria vita».

Padre Piergiorgio, che è  membro dell’Ispettorato delle prigioni del Malawi, è un esperto in materia e grazie alle sue competenze partecipa alla stesura del rapporto annuale sulle carceri che viene consegnato al parlamento.

Tra le più recenti iniziative promosse dal missionario c’è il rinnovamento dell’istituto di pena di Ntcheu, un lavoro effettuato dagli stessi detenuti, che hanno ormai quasi completato la costruzione di un carcere dove vivere con la dignità che va riconosciuta a tutte le persone, anche durante la detenzione. «Una storia che vuole aiutare chi ha offeso e chi è stato offeso, nel nome della Misericordia», dice il missionario italiano.

Il carcere di massima sicurezza di Zomba in Malawi è stato costruito dagli inglesi nel 1905 per accogliere un massimo di duecento prigionieri, ma oggi vi sono rinchiuse circa 2.300 persone che vivono in condizioni al limite della sopravvivenza. All’epoca della dittatura vi venivano condotti i prigionieri politici condannati a morte. Oggi moltissimi sono i bambini che vivono rinchiusi con le madri.

I prigionieri hanno spesso bisogno di tutto. «È lo Spirito Santo che vi manda!», dice una donna, inginocchiandosi mentre riceve alcuni doni portati dalla Comunità di Sant’Egidio: sapone, riso, farina, ma anche secchi per l’acqua, bacinelle, cose povere ma tanto utili nella vita quotidiana per chi non ha nulla.

In questo momento il «prigioniero» più giovane è un bambino di appena dieci giorni, figlio di una detenuta.

 

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