A proposito di piste ciclabili

Leggo con soddisfazione che a Roma è in progetto il Grab, Grande raccordo anulare delle biciclette. Dovrebbe essere un tracciato di quarantaquattro chilometri e spero proprio che un giorno, possibilmente non troppo lontano, diventerà realtà. Nell’attesa, di tanto in tanto frequento quel poco di pista ciclabile che già c’è. E osservo. Imparando sempre qualcosa a proposito del comportamento delle persone e del funzionamento, ma meglio sarebbe dire del non funzionamento, dell’amministrazione pubblica.

La pista ciclabile corre per lunghi tratti in zone verdi, nei pressi del fiume. Aria buona (o, per meglio dire, meno cattiva che nelle strade frequentate dalle auto), prati, qualche campo coltivato, qualche gregge di pecore (con un pastore abbronzato che mi saluta sempre). Tutto bene? Sì, se non fosse che pure lì, in un contesto non dirò idilliaco ma almeno passabile, alcuni frequentatori della pista riescono a lasciare tracce del loro passaggio, sotto forma di rifiuti abbandonati. Carte, cartacce, bottiglie di plastica, pacchetti di sigarette, involucri di vario tipo, perfino qualche pezzo di bici. Ogni tot chilometri, ecco un cestino per i rifiuti. Che, teoricamente e secondo buon senso, dovrebbe essere usato solo in caso di emergenza. E invece questi contenitori sono sempre strapieni, straripanti di lordure, e i rifiuti sono anche sparsi intorno.

Ed eccoci al mal funzionamento della pubblica amministrazione. Che riguarda vari aspetti. Primo, ovviamente, la raccolta dei rifiuti. I cestini ci sono (io li toglierei, perché a questo punto costituiscono un incentivo a sporcare, non a tenere la pista pulita) e dunque, se ci sono, vuol dire che qualcuno ce li ha messi. Chi li ha messi è il Comune. Il quale Comune, però, si guarda bene dal mantenerli puliti e in efficienza. In altre parole, non li svuota mai, o lo fa rarissimamente.

Ma il problema non riguarda solo la manutenzione dei cestini. La pulizia non viene fatta neppure lungo i bordi della pista. La quale pista è gestita in modo stravagante.

Tempo fa, siccome la striscia di asfalto era ormai piena di buchi, avvallamenti e fenditure, una squadra di operai è arrivata e si è messa all’opera, rattoppando i danni più grossi. Ne è venuta fuori una pista ciclabile tipo vestito d’Arlecchino, ma pazienza: meglio qualche toppa che finire con la ruota della bici in una fessura pericolosa. Solo che gli operai non hanno potuto intervenire in tutti i punti in cui la pista era ricoperta dalla vegetazione straripante, e così molte buche e fenditure, nascoste da cespugli e ciuffi d’erba, sono rimaste lì.

In seguito un’altra squadra di operai, armata di tutto il necessario, è arrivata sul posto e ha incominciato a tracciare le righe bianche: una linea tratteggiata al centro e due linee continue ai lati. Voi direte: benissimo. E invece no. Perché ai lati c’era ancora la vegetazione straripante, che in molti tratti invadeva la pista fino a ridurla a uno stretto budello. Cosicché i tracciatori di strisce hanno dovuto spesso fermarsi, interrompendo la linea in presenza dei cespugli più grossi. Oppure, forse perché stanchi ed esasperati, hanno tracciato le strisce direttamente sopra la vegetazione, sopra l’erba che invadeva la pista, perfino sopra le foglie! Risultato: la pista arlecchinata è risultata decorata da linee bianche che avevano l’aria di essere state dipinte dal pennello di un ubriaco. Uno spettacolo unico, nel suo genere.

Ma non è finita. Passano alcuni giorni ed ecco arrivare un’altra squadra di operai. Questa volta non hanno pale e catrame per rattoppare le buche, né vernice e pennelli per tracciare strisce. Hanno invece forbici e tosaerba. Eccoli finalmente: sono quelli che devono ripulire la pista dalla vegetazione straripante. Ma sono arrivati dopo che le strisce sono già state tracciate! Così, una volta che hanno terminato di sforbiciare, ecco che le linee precedentemente disegnate (qui interrotte, là storte) si presentano in tutta la loro demenzialità.

Ma non è finita. Dopo qualche tempo, infatti, una seconda squadra di rattoppatori è arrivata e si è messa a riasfaltare interi tratti di pista, compresi alcuni già precedentemente aggiustati con il metodo Arlecchino.

Ora, vorrei chiedere a chi di dovere: ma come viene fatta la programmazione degli interventi? Logica avrebbe voluto (non credo che per arrivarci ci voglia un genio), che prima si eliminasse la  vegetazione in eccesso, così da liberare la pista, poi si rattoppassero le buche e infine, sull’asfalto libero e aggiustato, si tracciassero le strisce. Invece no. Che in Comune la programmazione sia affidata a un eccentrico burocrate surrealista?

Ultima annotazione. Tempo fa arrivo sulla pista e vedo che, ogni tot chilometri, ci sono cataste di bottigliette d’acqua minerale, piene, pronte per l’uso e protette da ombrelloni. Nella mia ingenuità penso: ma guarda che bella iniziativa! Per una volta il Comune ha pensato a noi ciclisti e ci mette a disposizione un po’ di ristoro!

Neanche il tempo di formulare il pensiero e vedo sfrecciare su una bici il sindaco in persona, seguito da alcuni vigili urbani ciclisti e da una torma di giovani, anch’essi impegnati a pedalare. Accanto alle acque minerali c’è un inserviente. Chiedo delucidazioni. Apprendo che le bottigliette d’acqua sono state messe lì per il signor sindaco e il suo seguito, mica per noi comuni ciclisti, frequentatori abituali della pista e pagatori di tasse. Il signor sindaco ha desiderato farsi una pedalata e per l’occasione (forse perché si sentiva solo)  ha voluto essere accompagnato da un po’ di vigili e da una scolaresca: ecco spiegata la presenza dei punti di ristoro.

Chiedo all’inserviente: ma una bottiglietta d’acqua me la potrebbe dare? In fondo, se è del Comune, è anche un po’ nostra, di noi cittadini pagatori di tasse. No, è la risposta, mi spiace, non siamo autorizzati.

Me ne vado un po’ mogio e meditabondo, ed ecco che, lungo i bordi della pista, vedo spuntare una bottiglietta di plastica, poi un’altra e un’altra e un’altra ancora. Eh sì: i signori studenti impegnati a pedalare al seguito del signor sindaco, dopo aver bevuto, si sono liberati delle bottigliette gettandole per terra.

Il signor sindaco ciclista, tra parentesi, è quello che poi è decaduto. Da sindaco, non dalla bici.

 

Aldo Maria Valli

 

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