La battaglia di Lepanto e la giornata del sorriso

Piccolo test mattutino con una delle mie figlie, ventenne.

Lo sai che giorno è oggi?

Sguardo assonnato. Poi una reazione: “Ah sì, la giornata del sorriso”.

Giornata del sorriso? E che roba è?

Tono di voce irritato: “La giornata del sorriso, papà. Oggi bisogna sorridere”.

Che assurdità! Come si fa a sorridere a comando? Solo perché è la giornata del sorriso, a me vien voglia di mettere il muso.

“Papà, sei sempre il solito”.

Ma, a parte i sorrisi, oggi che giorno è?

“Uhm… Il 7 ottobre, direi”.

E allora?

“E allora niente, papà. È il 7 ottobre, venerdì”.

Non mi stupisce che una ventenne di oggi non sappia che cos’è il 7 ottobre. O meglio, che pensi sia soltanto la “giornata del sorriso”.

Beata Vergine del Rosario… Ti dice niente?

Sguardo vuoto. Mai sentita, non pervenuta.

Battaglia di Lepanto?

“Ah, sì, l’abbiamo studiata a scuola. Ma non ricordo bene…”.

Ecco. Non ricordano, non sanno. Questi sono i nostri ragazzi. Ma la colpa non è loro, poverini. La colpa è di questa nostra cultura del nulla in cui li facciamo crescere.

Vado in internet e cerco notizie sulla “giornata mondiale del sorriso”. Scopro che “questo bellissimo evento”, rappresentato graficamente da “un globo terrestre che sorride a imitazione del celebre smile che tutti conosciamo”, si celebra ogni anno il primo venerdì di ottobre, dal 1999. L’invito rivolto a tutti è il seguente: “Oggi regala un sorriso! Diffondi il buonumore e rendi felice qualcuno. Buona giornata mondiale del sorriso!”.

Eccola qua, la nostra cultura. Celebrare qualcosa senza un perché, senza un motivo. Solo perché l’ha deciso qualcuno, da qualche parte. Abbiamo decine e decine di giornate mondiali, per tutti i gusti: dell’ambiente, della salute, dell’acqua, della diversità biologica, del rifugiato, dell’alimentazione, del disarmo, dei diritti umani, della solidarietà…

Sono valori anche importanti. Ma perché li possiamo celebrare? Quali sono i motivi per cui li avvertiamo come valori importanti? A queste domande i nostri ragazzi non sanno e non possono rispondere.

Informatissimi sulla giornata mondiale di turno, i nostri ragazzi, al contrario, non sanno nulla della Vergine del Rosario che la Chiesa ricorda oggi, 7 ottobre, e della battaglia di Lepanto, di cui ricorre l’anniversario.

Fu lo spagnolo san Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei frati predicatori, meglio noti come domenicani, a diffondere la preghiera del rosario, come arma contro le eresie. Poi, più di tre secoli dopo, il rosario divenne l’arma decisiva per sconfiggere i musulmani a Lepanto, durante l’epica battaglia navale che fermò la flotta turca, intenzionata a conquistare il Mediterraneo e l’Europa.

Come a Poitiers (anno 732) e come poi sarà a Vienna (1683), a Lepanto (7 ottobre 1571) i cristiani europei, uniti in una lega, riescono a respingere i musulmani invocando l’aiuto divino e recitando il rosario. I rematori utilizzano le decine della preghiera mariana per tenere il ritmo, mentre sul pennone della nave ammiraglia sventola il vessillo con il crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo, sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Accanto al crocifisso c’è l’immagine della Madonna e la scritta Sancta Maria succurre miseris.

Per mettere insieme la flotta cristiana, al solito, c’è voluto un bel po’ di tempo, ma alla fine l’alleanza si è formata. Contro la flotta dell’impero ottomano scendono in campo le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, mentre la Repubblica di Lucca contribuisce con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.

Il papa dell’epoca è san Pio V, un domenicano di origini piemontesi, che benedice gli stendardi cristiani. Durante la battaglia le vittime sono decine di migliaia, da una parte e dall’altra. I musulmani hanno, come unico simbolo, un vessillo verde sul quale la parola Allah è riprodotta  28.900 volte.

La notizia della vittoria cristiana arriva a Roma ventitré giorni dopo, e san Pio V, convinto che l’alleanza abbia sbaragliato il nemico grazie all’intercessione della Vergine Maria,  istituisce la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in Madonna del Rosario. Da allora Maria è anche Auxilium christianorum.

Il comandante generale della flotta cristiana, don Giovanni d’Austria, aveva ventiquattro anni.  Ai remi delle navi ottomane c’erano migliaia di cristiani fatti prigionieri. Dopo la vittoria dell’alleanza, furono liberati e per prima cosa andarono in pellegrinaggio a Loreto, alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna, e proprio con quelle catene furono costruiti i cancelli posti agli altari delle cappelle.

Abbiamo fatto un po’ di storia in pillole. Sono le nostre radici. Lo sappiamo, la storia non si fa con i se, ma è difficile sottrarsi al pensiero che se a Lepanto i cristiani non avessero combattuto, e vinto, oggi forse al posto dei campanili sulle nostre città e i nostri paesi svetterebbero i minareti delle moschee. E magari i nostri giovani avrebbero qualche motivo in meno per celebrare la “giornata del sorriso”.

Aldo Maria Valli

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