Il prossimo sinodo e quei giovani vecchi

Nel prossimo mese di marzo in Vaticano si terrà un riunione preparatoria in vista del sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, in calendario dal 3 al 28 ottobre 2018.  L’appuntamento di marzo sarà dal 19 al 24, ed è stato lo stesso Francesco ad annunciarlo durante l’Angelus di domenica 18 febbraio, quando, spiegando che i giovani invitati saranno circa trecento, ha detto: «Desidero però fortemente che tutti i giovani possano essere protagonisti di questa preparazione. Perciò, essi potranno intervenire online attraverso gruppi linguistici moderati da altri giovani. L’apporto dei gruppi della rete si unirà a quello della riunione di Roma. Cari giovani, potete trovare le informazioni sul sito web della Segreteria del Sinodo dei Vescovi. Vi ringrazio del vostro contributo per camminare insieme!».

Nella settimana precedente la domenica delle Palme, giovani di tutto il mondo si riuniranno dunque per conoscersi, parlarsi e confrontarsi, ma soprattutto per parlare alla Chiesa. Ad aprire i lavori sarà Francesco, che rivolgerà un saluto e risponderà ad alcune domande.

«Non si parlerà soltanto dì loro, ma saranno loro stessi a raccontarsi: con il loro linguaggio, il loro entusiasmo e la loro sensibilità. Il prossimo Sinodo dei Vescovi vuole essere, infatti, non solo un Sinodo sui giovani e per i giovani, ma anche un Sinodo dei giovani e con i giovani», ha spiegato durante la conferenza stampa di presentazione il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale della segreteria del sinodo dei vescovi. «Una parola-chiave, più volte ripetuta dal Papa, è ascolto. In questa riunione pre-sinodale ascolteremo i giovani dal vivo».

L’altra novità è che ci saranno giovani non solo cattolici e non solo credenti. Ha detto infatti Baldisseri: «Ci saranno anche giovani non cattolici, non cristiani, non credenti, perché l’ascolto dei giovani si realizzi il più possibile a 360 gradi».

L’incarico di selezionare i giovani spetta alla conferenze episcopali nazionali e nel caso della Svizzera possiamo già farci un’idea. Attraverso il sito www.20min.ch   (http://www.20min.ch/schweiz/news/story/Papst-laedt-junge-Atheisten-und-Kritikern-ein-21059527)  veniamo infatti a sapere che i vescovi elvetici, rispondendo all’invito del Pontificio consiglio per la cultura – che ha raccomandato di portare a Roma delegati «critici nei confronti della Chiesa» e «atei» – ha scelto due ragazzi e una ragazza: Jonas Feldmann, venticinque anni, che si dice cattolico non praticante nonché contrario alla dottrina cattolica ed è attivista nei Verdi, partito pro aborto, pro eutanasia e  pro nozze gay; Sandro Bucher, anche lui venticinquenne, membro di alcune organizzazioni anticlericali, e Medea Sarbach, ventitré anni, cattolica praticante e studentessa di teologia.

Ma conosciamo un po’ più da vicino questi tre giovani.

Jonas Feldmann, studente di medicina di Zugo, dice: «Certo che sono onorato di rappresentare la Svizzera. A essere onesti, all’inizio sono rimasto un po’ sorpreso. Dopotutto non sono attivo né in un gruppo cattolico né in un gruppo ateo. Ma penso che sia proprio per questo che sono stato scelto, come “critico costruttivo” che sta tra diversi fronti. Sono cattolico e dai miei genitori ho ricevuto molti valori basati sulla tradizione cristiana. Tuttavia, in quanto emancipato cittadino svizzero del ventunesimo secolo, sotto molti aspetti non posso identificarmi con la Chiesa cattolica. La mia critica riguarda, ad esempio, la posizione delle donne nella società e nella Chiesa, la discriminazione delle coppie omosessuali, il modo di affrontare la questione della contraccezione, l’aborto e l’eutanasia. Credo che con questo background posso rappresentare un gran numero di giovani che la pensano come me. Ed è importante che questa voce sia presente a Roma. Sarebbe bello se i messaggi critici dei giovani fossero accolti dalla Chiesa in modo che la Chiesa stessa potesse evolversi. A papa Francesco vorrei dire che mi piace essere parte della Chiesa, ma non voglio essere membro di un’istituzione che tiene le donne in una condizione di marginalità, non riconosce l’amore omosessuale e abusa del suo potere».

E veniamo a  Sandro Bucher, social media manager e giornalista di Ebikon (Lucerna), che dice: «Sono  contento che il Vaticano sembri ora attribuire più importanza all’ascolto delle voci critiche, perché queste sono di fatto una parte sempre più grande della società. Ciò che mi preoccupa della Chiesa cattolica è che interferisce nei dibattiti sociali in modo ostile al progresso e spesso restando lontana dalla realtà. Se avrò l’opportunità di parlare con il papa, lo ringrazierò per il fatto che le sue dichiarazioni spesso provocatorie portano a discussioni fondamentali nella società. Ma dirò anche che dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla riparazione dei danni fatti dalla Chiesa cattolica. Ad esempio in relazione all’accesso alla contraccezione, alla politica sull’aborto o ai diritti fondamentali delle donne e degli omosessuali. Oggi gli atei non sono presi sul serio o sparano polemicamente contro i credenti. Questi pregiudizi devono essere smantellati per consentire un dialogo articolato con le religioni».

E infine Medea Sarbach, di Friburgo, che dichiara: «Sono stata molto felice che i vescovi svizzeri mi abbiano assegnato questo compito di andare a Roma per la settimana di preparazione. Da questo cosiddetto pre-sinodo mi aspetto idee su come il messaggio cristiano possa raggiungere di nuovo un maggior numero di giovani e aiutarli nelle loro sfide. Lavorerò per la Chiesa, per conoscere le situazioni di vita dei giovani e aiutare dove hanno bisogno. Penso che sia bello e importante che anche i critici siano presenti al pre sinodo, è certamente un grande arricchimento. Spero che con il sinodo dei giovani  la Chiesa si avvicini a noi e ci aiuti a trovare una vita appagante. Attraverso la Chiesa, molte persone hanno già sperimentato l’amore di Dio e trovano sostegno. Se avrò l’opportunità di parlare con il Papa, gli dirò buenos días o buenas tardes».

Ecco qua. Noi non sappiamo se i tre delegati della piccola Svizzera rappresentano una fotografia esatta, anche dal punto di vista quantitativo, di tutti i giovani che parteciperanno alla riunione di marzo. Se così fosse, ci sarebbe da chiedersi: va bene dar voce ai non credenti e agli atei, va bene dare voce ai cattolici critici, ma perché dare più voce (nel caso della Svizzera, due su tre) alle posizioni lontane o addirittura ostili alla Chiesa piuttosto che a quelle di coloro che si sentono pienamente figli e figlie della Chiesa? Quanto meno, si nota uno squilibrio.

Circa i contenuti, le osservazioni del cattolico non praticante Jonas e dell’anticlericale Sandro sono ovviamente rispettabilissime, ma sembrano ricalcare in pieno i soliti abusati cliché, con una totale mancanza di originalità. Nulla, per esempio, sull’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XV circa il rapporto tra fede e ragione, la questione della libertà in un contesto di relativismo morale, la ricerca della verità in una società secolarizzata.

L’impressione è che se il sinodo dovesse svolgersi veramente secondo le indicazioni di questi due giovani indugerebbe nella solita polemica: la Chiesa inadeguata, la Chiesa in ritardo, la Chiesa incapace di cogliere i segni dei tempi eccetera. Con la Chiesa, ovviamente, nel ruolo di grande accusata. Tutto già visto, già sentito.

È da notare che il titolo del sinodo di ottobre è «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». A parte l’uso della parola «discernimento», alquanto inflazionata, non si può ignorare che al centro ci sono la fede e la vocazione. Su questi concetti bisognerebbe dunque interrogarsi, e sarebbe utile farlo con la Chiesa nel ruolo di soggetto propositivo, non di vittima predestinata.

Mi vengono in mente le parole di Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della gioventù 2012: «La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura, quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori di Betlemme nella notte della nascita di Gesù (cfr Lc 2,10): Dio non ha solo parlato, non ha solo compiuto segni prodigiosi nella storia dell’umanità, Dio si è fatto così vicino da farsi uno di noi e percorrere le tappe dell’intera vita dell’uomo. Nel difficile contesto attuale, tanti giovani intorno a voi hanno un immenso bisogno di sentire che il messaggio cristiano è un messaggio di gioia e di speranza! Vorrei riflettere con voi allora su questa gioia, sulle strade per trovarla, affinché possiate viverla sempre più in profondità ed esserne messaggeri tra coloro che vi circondano».

Mi vengono anche alla mente le parole rivolte da san Giovanni Paolo II ai giovani riuniti a Tor Vergata nel 2000: «Cari giovani del secolo che inizia, dicendo “sì” a Cristo, voi dite “sì” ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell’umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione».

Queste considerazioni, per le prospettive che aprono, sono degne di essere esplorate e possono davvero coinvolgere e appassionare i giovani. Ben più di quelle del solito cattolico non praticante e del solito anticlericale che, per quanto anagraficamente giovani, ripetono slogan vecchi di mezzo secolo. Eppure i promotori del sinodo, a quanto pare, hanno deciso, una volta ancora, di andare a rimorchio dei giovani-vecchi e non di entusiasmare i giovani-giovani.

Spiace dirlo, ma se il buon sinodo si vede dalla Svizzera, sembra lecito, onestamente, non aspettarsi un gran che.

Aldo Maria Valli

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