Abusi. Com’è possibile che non si sapesse? Nuove rivelazioni su allarmi ignorati. E un vescovo chiede un sinodo straordinario

Convocare un’assemblea straordinaria del sinodo dei vescovi dedicato alla scandali degli abusi sessuali commessi da chierici.
Nel mezzo della nuova bufera che investe la Chiesa cattolica, specialmente negli Stat Uniti, in seguito alle verità emerse sull’ex cardinale McCarrick e al rapporto del gran giurì della Pennsylvania su abusi commessi da preti nell’arco di settant’anni, dalla Gran Bretagna arriva una richiesta che fa capire quanto grave sia la situazione.
A firmare la richiesta è il vescovo Philip Egan della diocesi di Portsmouth, nel sud dell’Inghilterra. La lettera è stata inviata direttamente a papa Francesco ieri. La decisione è stata presa, spiega Egan, in seguito a quanto emerso negli Usa, ma anche in Cile, Australia, Irlanda, Honduras e in altri paesi.
“Gli abusi commessi da chierici sembrano costituire – scrive Egan – un fenomeno mondiale. Come cattolico, e come vescovo, queste rivelazioni mi riempiono di profondo dolore e vergogna”. Ma proclamare il dispiacere non basta. Occorre passare a qualcosa di più costruttivo. Di qui il suggerimento al papa: prendere in considerazione di convocare un sinodo straordinario sulla vita e il ministero del clero cattolico.
Tra gli argomenti, spiega Egan nella lettera, potrebbero esserci l’identità del prete e del vescovo, lo stile di vita, il celibato. Si potrebbe elaborare una guida e proporre una regola, “stabilendo forme appropriate di responsabilità e vigilanza sacerdotale ed episcopale”.
In quanto vescovo, afferma Egan, ho sperimentato di possedere “pochi strumenti” che mi possano aiutare nella gestione quotidiana del clero e nel rapporto con i seminari e le altre strutture di formazione, specie al fine di aiutare i formatori nel valutare e sviluppare le vocazioni.
Negli Stati Uniti intanto, a pochi giorni dall’uscita del rapporto del gran giurì della Pennsylvania che menziona oltre duecento volte il cardinale Donald Wuerl, la North Catholic High School, scuola cattolica che conta più di 12 mila alunni, ha deciso ufficialmente di cambiare nome: non sarà più la Cardinal Wuerl North Catholic High School”, ma solo la “North Catholic High School”.
Giorni fa qualcuno, con la vernice rossa, aveva provveduto a cancellare il nome del cardinale dall’insegna all’ingresso dell’istituto, e ora i responsabili della scuola, dopo che quasi ottomila persone hanno firmato una petizione in tal senso e lo stesso cardinale ha chiesto di rimuovere il suo nome, hanno provveduto.
Si tratta di un fatto poco più che simbolico, ma segnala la delicatezza della situazione, non solo per l’attuale arcivescovo di Washington (che proprio in seguito alla vicenda degli abusi ha rinunciato a recarsi a Dublino per il Meeting mondiale delle famiglie), ma per l’intera Chiesa cattolica negli Stati Uniti.
Un altro cardinale americano che ha rinunciato alla trasferta in Irlanda è Sean O’Malley di Boston, e proprio da O’Malley arriva un’ammissione di responsabilità.
La vicenda riguarda una lettera che già nel 2015 fu inviata all’ufficio di O’Malley da padre Boniface Ramsey con una serie di chiare segnalazioni e preoccupazioni circa i rapporti del cardinale McCarrick con i seminaristi.
Accetto la “piena responsabilità” di non aver letto la lettera, afferma ora l’arcivescovo di Boston, che è anche a capo della commissione vaticana per la protezione dei minori.
O’Malley ha cancellato la sua partecipazione al Meeting di Dublino non solo per seguire da vicino gli sviluppi della crisi, ma anche sulla scia delle accuse che lo riguardano: aver raccolto fondi e viaggiato con McCarrick dopo che il suo ufficio aveva ricevuto la lettera di avvertimento da parte di padre Boniface Ramsey, professore al seminario dell’Immacolata Concezione di Newark dal 1986 al 1996, uno dei chierici che conoscevano il comportamento predatorio di McCarrick e tentarono inutilmente di fermarlo rivolgendosi alle gerarchie.
“Per trent’anni – ha dichiarato padre Ramsey – ho lanciato allarmi, ma senza arrivare da nessuna parte”.
Nella lettera inviata a O’Malley, ma ignorata, Ramsey entrava nei dettagli. Parlava di seminaristi che gli avevano riferito che McCarrick invitava ragazzi a casa sua e chiedeva ad alcuni di condividere il suo letto.
McCarrick si faceva chiamare “Zio Ted” e ai suoi “nipoti” garantiva parecchi privilegi, come la possibilità di andare a studiare a Roma. Com’è possibile che le gerarchie non sapessero? E perché la segnalazione di Ramsey è rimasta chiusa in un cassetto, senza una risposta?
O’Malley si giustifica dicendo di non aver mai visto la lettera perché il suo segretario, padre Robert Kickham, decise autonomamente che il comportamento di McCarrick, riguardante rapporti con giovani e adulti, non rientrava nelle competenze della Commissione per la tutela dei minori.
“In retrospettiva – afferma O’Malley – è chiaro per padre Kickham e per me che avrei dovuto vedere quella lettera perché conteneva affermazioni sul comportamento di un arcivescovo nella Chiesa. Mi assumo la responsabilità delle procedure seguite nel mio ufficio e sono anche disposto a modificare tali procedure alla luce di questa esperienza”.
Al di là della questione della lettera, l’arcivescovo di Boston continua a sostenere di non aver mai sentito parlare dei reati sessuali di McCarrick prima che i media li riferissero, ma l’affermazione ha davvero dell’incredibile, tanto che lo stesso O’Malley si dice consapevole del fatto che non tutti gli crederanno.
Il quadro, come si vede, è terrificante. Ed è in questo clima che la Chiesa cattolica, a Dublino, apre il grande incontro mondiale per le famiglie, nel corso del quale si parlerà a diversi livelli di morale e di moralità, anche sessuale.
Aldo Maria Valli

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