“Per amore del mio popolo non tacerò”

Tra le voci che in questi giorni si sono levate per esprimere dissenso nei confronti dell’accordo fra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi c’è stata, e non avrebbe potuto essere diversamente, quella del cardinale Joseph Zen, che dall’alto della sua esperienza e dei suoi ottantasei anni ha detto: «Il Vaticano sta svendendo la Chiesa cattolica».

Lo stile diretto e  tagliente fa parte del bagagliaio caratteriale e culturale di Zen, uno degli ultimi grandi vecchi della Chiesa cattolica. Arriva dunque a proposito il libro Per amore del mio popolo non tacerò. Ricordando il decimo anniversario della Lettera di Papa Benedetto alla Chiesa in Cina (Chorabooks, Hong Kong 2018), nel quale il cardinale salesiano, vescovo di Hong Kong dal 2002 al 2009, esprime tutto il suo amore per la Chiesa e, proprio in virtù di questo amore, non nasconde la drammaticità della situazione attuale e lo sconcerto per le ultime scelte del Vaticano.

Zen mette a nudo le profonde incomprensioni che stanno accompagnando il cammino della riconciliazione fra Chiesa cattolica e governo comunista cinese. Un cammino che secondo il cardinale, cinese e profondo conoscitore della Cina, rischia di trasformarsi in un fallimento a causa di un accordo che sfavorisce enormemente la Chiesa e punisce i membri della Chiesa clandestina, coloro cioè che, a prezzo di enormi sofferenze e a volte della vita stessa, non hanno mai accettato di entrare nelle organizzazioni ufficiali e hanno già pagato duramente la fedeltà alla Sede apostolica.

Riflettendo sulla Lettera ai cattolici cinesi di Benedetto XVI (27 maggio 2007), il cardinale  Zen porta alla luce la strategia verso la Cina attuata dalla Chiesa cattolica negli ultimi decenni, un cammino all’interno del quale non sono mancati momenti luminosi, ma numerosi sono stati i fallimenti, denunciati con chiarezza da un testimone diretto degli eventi.

A rischio è la libertas Ecclesiae, svenduta pur di poter dire che con Pechino si è giunti finalmente a un’intesa. In tempi in cui le persecuzioni religiose si intensificano, ci si chiede quanto sia ragionevole siglare un accordo che non sembra veramente vantaggioso per le ragioni dell’evangelizzazione.

Il cardinale afferma verso la fine del libro: «I signori del Vaticano … ricordino che il potere comunista non è eterno! Se oggi vanno dietro il regime, domani la nostra Chiesa non sarà benvenuta per la ricostruzione della nuova Cina. In questo momento tutto il mondo vede un terribile peggioramento per la libertà religiosa in Cina. C’è da sperare qualche guadagno nel venire a patti con questo governo? Quando dico che è quasi come sperare che San Giuseppe possa ottenere qualcosa da un dialogo con Erode, non è una battuta”.

Ma che cosa si può sperare di buono se uno dei consiglieri più ascoltati dal Papa, monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, parla della Cina come di una sorta di paradiso in terra?

Allora che cosa si deve fare?

Risponde il cardinale: “Tornare alla Lettera di Papa Benedetto, all’inizio della quale egli prega il Signore perché “abbiate una piena conoscenza della sua volontà… rafforzandovi con ogni energia secondo la sua gloriosa potenza per poter essere forti e pazienti in tutto”».

Scritti prima dell’accordo del quale abbiamo avuto notizia nei giorni scorsi, i testi raccolti nel libro parlano dell’intesa come di una possibilità da evitare, il che rende il libro ancora più esplicito.

«A noi – scrive Zen – si presenta uno scenario terrificante, una svendita della nostra Chiesa! Non una libertà essenziale, ma una parvenza di libertà. Non una unità ricostituita, ma una convivenza forzata nella gabbia. Dal punto di vista della fede non vediamo nessun guadagno» . Come giudicare un guadagno, infatti, un accordo che di fatto concede al governo cinese l’aberrante diritto di scegliere i vescovi e condanna la Chiesa sotterranea a una vita perenne nelle catacombe? Come giudicare un guadagno l’accordo con chi da un lato si siede al tavolo della trattativa e dall’altro distrugge le chiese e imprigiona religiosi e fedeli?

E che cosa succederà se il candidato vescovo proposto dalla Cina sarà rifiutato dal papa?

Quanto al perdono che la Santa Sede, pur di arrivare all’accordo, ha deciso di concedere ai sette vescovi illegittimi e scomunicati (due dei quali non vivono il celibato), Zen esclama: «Non sembrava possibile che si arrivasse a tale disprezzo dell’ufficio episcopale!».

Proprio in questi giorni un vescovo cinese, che resta anonimo, scrive su Asianews: «Non c’è fiducia nel Partito, e ci preoccupa la poca conoscenza del Vaticano per quanto riguarda il Partito comunista cinese».

E, sempre su Asianews, scrive il padre Sergio Ticozzi, grande esperto di Cina e missionario del Pime: «Il governo cinese approfitta dell’emotività di papa Francesco, e sa che se ora il Vaticano è pronto a riconoscere vescovi con amante e figli, obbedienti innanzitutto ad esso e pedine politiche fin dal seminario, in futuro non farà problemi ad accettare ogni candidato che le autorità cinesi proporranno e per le diocesi da loro fissate».

Tra le ultime parole del libro del cardinale Zen ci sono queste: «In una mia recente lettera ho scritto a Papa Francesco: “Se le cose che i suoi ‘collaboratori’ stanno macchinando saranno realtà, le conseguenze saranno tragiche e durature, non solo per la Chiesa in Cina, ma per tutta la Chiesa cattolica”».

Se si vuole capire che cosa sta succedendo fra Vaticano e Cina, non si può mancare di leggere questo libro che è anche un inno alla Verità.

Aldo Maria Valli

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