Attenti a quei due. Chi ha nominato i vescovi cinesi al sinodo?

Oltre che dallo spettro dell’acronimo LGBT, che si aggira per l’aula, il sinodo sui giovani in corso in Vaticano è segnato dalla presenza di due vescovi arrivati dalla Cina: Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde (provincia di Hebei) e Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan’an (Shaanxi).

Le foto ce li mostrano sorridenti, in mezzo ai confratelli delle altre parti del mondo. Ma chi ha nominato questi due vescovi?

Padre Raymond de Souza sul Catholic Herald (http://www.catholicherald.co.uk/commentandblogs/2018/10/06/who-appointed-the-youth-synods-chinese-bishops/) se lo chiede apertamente, e non senza una punta di sarcasmo.

Scrive de Souza: «I partecipanti al sinodo dei vescovi sono stati nominati con diversi mezzi. Le conferenze episcopali nazionali hanno eletto i loro vescovi delegati, alcuni funzionari curiali partecipano d’ufficio, le Chiese orientali hanno designato i loro rappresentanti, il Santo Padre ha nominato altri partecipanti. Infine, il Partito comunista cinese ha fatto le sue nomine».

L’accordo firmato il 22 settembre tra la Santa Sede e la Cina (ma meglio sarebbe dire tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese, dato che è il partito che si occupa direttamente delle questioni religiose) non è stato divulgato e quindi non sappiamo se contiene qualcosa anche a proposito delle nomine dei vescovi al sinodo. Il segretario del sinodo, il cardinale Baldisseri, ha detto che i due vescovi sono stati invitati dal papa, ma è chiaro che nessun invito del genere può essere fatto se Pechino non dà il suo assenso.

I due vescovi cinesi, durante il sinodo sui giovani, paleranno della decisione del governo di Pechino di vietare ai bambini la partecipazione alle funzioni religiose? Ecco una domanda interessante.

Intanto, scrive de Souza, possiamo notare che Joseph Guo Jincai, vescovo di Chengde, «è stato uno dei vescovi scomunicati fino all’altro ieri», ma è anche segretario generale di quella che si autodefinisce conferenza episcopale dell’associazione patriottica dei vescovi cinesi, creata dal regime per controllare i cattolici cinesi. Associazione della quale non fanno parte i vescovi «clandestini» in comunione con Roma, legittimamente consacrati, ma non riconosciuti dal regime.

Come rileva de Souza, «nella sua lettera del 2007 ai cattolici cinesi Benedetto XVI aveva stabilito chiaramente che l’associazione patriottica della conferenza episcopale è fasulla e illegittima perché governata da statuti che contengono elementi incompatibili con la dottrina cattolica». Eppure ora la leadership di questa falsa conferenza è presente nell’aula sinodale. «O forse l‘accordo segreto con la Cina ha reso legittima anche la conferenza episcopale?».

Leggiamo su Asianews: «La costituzione episcopale Episcopalis communio di papa Francesco sul sinodo stabilisce (art. 2) che “I membri delle assemblee del sinodo sono quelli previsti dal can. 346 del CIC”. Il quale Codice di diritto canonico, al can. 346 – §1 stabilisce che i vescovi partecipanti sono eletti dalle conferenze episcopali o hanno il diritto a partecipare in base alle norme delle conferenze stesse (in genere sono i presidenti) o sono nominati direttamente dal papa. Nessuna delle indicate possibilità sembra riguardare i due vescovi cinesi, anche perché il Consiglio dei vescovi cinesi non è riconosciuto dal Vaticano, né può esserlo nella sua attuale composizione. E non per una questione nominale, ma perché la sua struttura non è quella di una conferenza episcopale: ci sono vescovi (i sotterranei) che non ne fanno parte, mentre vi sono ammessi anche dei laici».

Il maestro Aurelio Porfiri, che conosce bene la realtà cinese, racconta di aver ascoltato Giovanni Battista Yang Xiaoting nel marzo di quest’anno, all’Università Gregoriana, quando il monsignore tenne una relazione sull’influenza positiva della Chiesa cattolica nella moderna società cinese. Ma in quella occasione «non una parola di critica circa il ruolo del governo che promuove l’ateismo e ostacola le attività religiose».

Aurelio Porfiri racconta inoltre che quando una volontaria del Centro Astalli di Roma (che si occupa di accoglienza di profughi e rifugiati) disse che spesso al Centro ricevevano cristiani cinesi che chiedevano rifugio, il vescovo Yang replicò che quei cinesi lo facevano solo per ottenere il visto. «Praticamente ha negato che in Cina ci sia persecuzione religiosa. Ma allora le centinaia di migliaia di testimonianze sulle persecuzioni e gli appelli ripetuti della Chiesa per la libertà religiosa in Cina fino al passato recentissimo? Per chi lavora sua eccellenza?».

Su Asianews (http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Yeung:-Grati-per-i-due-vescovi-a-Roma,-ma-vi-sono-altri-che-non-possono.-Card.-Zen:-Due-emissari-del-governo-persecutore-ed-ateo-45116.html) leggiamo che  monsignor Michael Yeung Ming-cheung, vescovo di Hong Kong, «è pieno di gratitudine perché due vescovi della Cina possono attendere al sinodo dei giovani, in Vaticano, fino al 28 ottobre». Allo stesso tempo però il vescovo non manca di far notare: «Tutti sappiamo che per molte ragioni i vescovi della Cina popolare non possono avere sempre contatti con il Santo Padre, e non possono averli perfino con vescovi di altre diocesi. È un ostacolo al loro ministero pastorale».

Sia nel 1998 sia nel 2005 la Santa Sede aveva invitato vescovi cinesi al sinodo, ma in entrambi i casi il governo di Pechino non aveva dato il permesso di uscire dal paese.

Prosegue Asianews: «I due vescovi che questa volta hanno ricevuto il permesso da Pechino sono due alti funzionari. Monsignor Yang è il vicepresidente del Consiglio dei vescovi cinesi, un organismo non riconosciuto dalla Santa Sede (perché mancante della presenza dei vescovi sotterranei); monsignor Guo è il segretario generale del Consiglio e anche rappresentante all’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese a cui di norma partecipano i membri del Partito comunista. Monsignor Guo è uno dei sette vescovi scomunicati, riconciliati con il papa dopo l’accordo sino-vaticano».

Il papa nella Messa di inaugurazione del sinodo si è emozionato quando ha detto che «oggi, per la prima volta, sono qui con noi anche due confratelli vescovi dalla Cina continentale», ed ha aggiunto: «Diamo loro il nostro caloroso benvenuto: la comunione dell’intero episcopato con il successore di Pietro è ancora più visibile grazie alla loro presenza».

Ma è proprio così?

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong,  nel suo blog in cinese è stato, come al solito, esplicito. Rivolto ai due vescovi ha detto: «Non siate sfacciati. Tornate a casa!». Poi, in italiano, ha scritto: «Voce dalla periferia. La presenza dei due emissari del governo persecutore ed ateo è un insulto ai buoni vescovi in Cina e al sinodo dei vescovi cattolici!».

Aldo Maria Valli

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