Monsignor Viganò al contrattacco.

Dopo la diffusione della notizia riguardante la sentenza con la quale il Tribunale civile di Milano ha ingiunto all’arcivescovo Carlo Maria Viganò di pagare un milione e ottocentomila euro a uno dei suoi fratelli, Lorenzo, al termine di una lunga disputa circa l’eredità del patrimonio familiare, l’ex nunzio negli Stati Uniti ha ricevuto attacchi inauditi da parte di alcuni organi di stampa che l’hanno dipinto come ipocrita e ladro. A fronte di tali attacchi i legali dell’arcivescovo hanno emesso un comunicato che chiarisce come in realtà stanno le cose e spiega l’uso che l’arcivescovo ha fatto della sua parte di eredità, utilizzata per l’erezione di un seminario e di un carmelo in Africa.

Nel comunicato si annuncia la possibilità di procedere con querele nei confronti di chi ha tentato di diffamare l’arcivescovo.

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Comunicato stampa

In relazione alle recenti infondate notizie apparse su plurimi organi di stampa e in altri media, in ordine ad un’asserita condanna per “truffa”, “furto” o sottrazione di denaro, in danno del fratello Don Lorenzo Viganò, Monsignor Carlo Maria Viganò precisa quanto segue:

1)  Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10359/2018 del 9 Ottobre 2018, ha ordinato a Mons. Viganò di pagare, a fronte di una domanda giudiziale di divisione di beni mobili e immobili e conguaglio dei reciproci rapporti in dare / avere con il fratello Don Lorenzo Viganò, l’importo capitale di circa Euro 1,8 milioni, a fronte di una richiesta iniziale di Don Lorenzo Viganò di quasi 40 milioni di Euro, cifra questa macroscopicamente irreale rispetto all’effettivo valore del beni dell’intera comunione fra i due fratelli;

2)  con la suddetta sentenza, che nessuna delle due parti ha impugnato e che è dunque passata in giudicato, il Tribunale di Milano ha rigettato tutte le altre domande proposte da Don Lorenzo Viganò, il quale iniziò la causa contro il fratello negandosi a qualsiasi mediazione da parte della famiglia.

3)  Mons. Viganò ha già spontaneamente saldato tutti gli importi statuiti dalla sentenza;

4)  Don Lorenzo Viganò, all’esito della sentenza, ha percepito sostanzialmente quanto avrebbe percepito se avesse accettato le proposte transattive formulate dal fratello, pro bono pacis, nel corso del giudizio;

5)  Da oltre 10 anni Don Lorenzo Viganò ha sottoposto Mons. Viganò ad un assedio giudiziario e ad una campagna di vera e propria diffamazione a mezzo stampa, omettendo di informare i compiacenti giornalisti che il fronte da essi capitanato ha dovuto abbandonare od ha perso, sinora, tutte le oltre 10 cause civili, penali, amministrative proposte;

6)  Ciò nonostante, Mons. Viganò ha sempre subito in silenzio tali aggressioni, per evitare ulteriori strumentalizzazioni delle vicende giudiziarie familiari, che nulla hanno a che vedere con le altre note vicende “istituzionali” che lo hanno coinvolto;

7)  I beni mobili e immobili sono pervenuti ai due fratelli quale eredità indivisa dei genitori, i quali erano imprenditori nel campo industriale;

8)  Mons. Viganò ha destinato la maggior parte del suddetto patrimonio ad opere di carità e di religione, fra cui la costruzione di un Seminario in Nigeria ed un Carmelo in Burundi e continuerà a farlo.

9)  Quanto ai dolorosi rapporti personali con suo fratello, Mons. Viganò ama profondamente suo fratello Don Lorenzo e non smetterà mai di sperare e pregare che suo fratello abbia a rappacificarsi con lui e a riprendere con lui i rapporti, a cui si è unilateralmente, totalmente e improvvisamente negato fin dal novembre 2008, quando fuggì da Milano accusando il fratello Mons. Carlo Maria di volerlo sequestrare. Anche per questo motivo, pur avendone validi motivi, Mons. Viganò non ha impugnato la sentenza di primo grado, pur ritenendola, per molti versi, errata ed ingiusta.

10)  Mons. Viganò intende affidare ai propri legali di perseguire con querele penali ogni tentativo di diffamazione nei suoi confronti.

 

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