Uomini giusti ai posti giusti / 11

Buongiorno e ben ritrovati. Gli uomini giusti ai posti giusti con i quali apriamo la puntata odierna sono otto teologi cattolici (cattolici?) che hanno chiesto pubblicamente al cardinale Reinhard Marx, capo della Conferenza episcopale tedesca, di dar vita a “nuovo inizio” circa la morale sessuale per combattere la crisi degli abusi sessuali del clero.

Nuovo inizio in che senso? Ecco la ricetta in sintesi: primo, “una giusta valutazione dell’omosessualità”; secondo, “l’abolizione del celibato sacerdotale”; terzo, “l’ordinazione femminile”. Il che, come capite, fa automaticamente di questi otto teologi uomini giusti ai posti giusti di primissima qualità.

La lettera aperta degli otto teologi al cardinale Marx, pubblicata sulla prima pagina del quotidiano Frankfurter Allgmeine Zeitung,  sostiene che le cose non devono rimanere come sono ed è arrivato il tempo delle “riforme coraggiose”, come, appunto, quelle sopra indicate.

Tra i firmatari troviamo vecchie conoscenze gesuitiche, come padre Ansgar Wucherpfennig, noto per aver rifiutato le condanne bibliche dell’omosessualità, e padre Klaus Mertes, che nega l’esistenza di qualsiasi legame tra abusi sessuali del clero e omosessualità. Non poteva poi mancare Johannes zu Eltz, il decano della Chiesa cattolica a Francoforte, favorevole alla benedizione delle coppie omosessuali nonché amico e difensore del padre Wucherpfennig.

Ed ora trasferiamoci in America, dove troviamo un altro uomo giusto al posto giusto. È il vescovo Walter Hurley, amministratore apostolico di Saginaw, il quale ha pensato bene di rimuovere un giovane prete dalla funzione di amministratore parrocchiale perché il sacerdote favorirebbe la divisione tra i parrocchiani.

In realtà il sacerdote, padre Edwin C. Dwyer, della parrocchia di Nostra Signora della Pace a Bay City, non ha fatto altro che cercare di restaurare la bellezza della liturgia (per esempio con l’uso del latino e dell’incenso) riscuotendo ampio consenso tra i parrocchiani più giovani.

“Che ci crediate o no, la tradizione funziona”, ha detto padre Dwyer spiegando che il cosiddetto “vecchio stile” in realtà è apprezzato dai giovani cattolici, compreso l’uso del latino. Infatti quando i giovani vivono queste tradizioni “sono colpiti da quanto sono diverse da tutto ciò che sperimentano in una cultura rumorosa e secolarizzata”. Il “vecchio stile”, ha aggiunto padre Dwyer, per loro è bello, “e la bellezza è il luogo ideale per presentare ai giovani Gesù Cristo”.

Capite bene che un prete, parlando così, oggigiorno si scava la fossa sotto i piedi. Ma padre Dwyer ha commesso un altro errore imperdonabile: ha predicato contro l’aborto. Quindi una minoranza di parrocchiani, non avendo gradito il ritorno alla tradizione e le posizioni anti-aborto, si è prontamente rivolta al vescovo, il quale, con altrettanta solerzia, ha allontanato il giovane prete. Complimenti, avanti così.

E chiudiamo con gli anonimi (o anonime) realizzatori (o realizzatrici) di una locandina che circola nelle chiese della diocesi di Padova. Pensata per annunciare un incontro su Donne, Chiesa e Chiese (però, che tema innovativo!), la locandina mostra due allegre pretesse protestanti. Le quali, in realtà, non dovrebbero avere molti motivi per sorridere vista l’autodissoluzione delle Chiese riformate. Sorge una domanda: che la locandina sia forse un messaggio subliminale teso a lasciar intendere che chi si accontenta gode? Comunque sia, coloro che l’hanno pensata e appesa in chiesa meritano il titolo di uomini giusti (o donne giuste) ai posti giusti.

Alla prossima!

Aldo Maria Valli

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