Scuole cattoliche come “bunker”. Ma dove? Ma quando?

Cari amici, torniamo sulla Christus vivit, l’esortazione apostolica post-sinodale sui giovani, della quale mi sono già occupato per segnalare come il documento sia caratterizzato da una strisciante avversione verso la dottrina.

Ora mi ha scritto un lettore (purtroppo costretto all’anonimato) che ha una lunga esperienza nel mondo della scuola paritaria ed è rimasto sorpreso da certe affermazioni di Bergoglio a proposito di scuola cattolica. 

Buona lettura.

A.M.V.

***

Caro Aldo Maria, ancora una volta devo fare i conti con i miei cattivi pensieri. Fra le  cose giuste che il pontefice dice, c’è sempre qualche goccia di veleno che mi fa star male.

In particolare nell’ esortazione Christus vivit, al capitolo settimo, dove si parla di scuola,  c’è un attacco a certa scuola cattolica che secondo Francesco si trasformerebbe in bunker della dottrina, perché sembra “essere organizzata solo per conservare l’esistente”.

Ebbene, ho una lunga esperienza nel mondo della scuola paritaria e devo dire che di questi bunker ne ho incontrati davvero pochi. Anzi, in realtà nessuno. Dove li ha visti il Papa? A chi si riferisce?

Certo, non è da escludere che qualche scuola cattolica possa tentare di essere un bunker per proteggere le giovani generazioni dalle brutture di questo mondo, anche perché lo richiedono le famiglie stesse: In ogni caso parliamo eventualmente di uno zero virgola.

Quello che mi sorprende delle affermazioni papali è che Francesco non si rende conto (ma davvero non se ne rende conto?) che così offre un incredibile assist ai nemici della scuola cattolica e paritaria nonché della libertà di scelta educativa per la famiglia.

È certo che la scuola statale fa danni molto più grandi, oltre a sfornare in moltissimi casi emeriti ignoranti. Ma non hanno forse le famiglie il sacrosanto diritto di scegliere il modello educativo che ritengono migliore per i propri figli? Devono davvero mandarli nelle statali per farli devastare dalla cultura dominante? Inoltre, la discrepanza rispetto al mondo da parte dei giovani che escono da questi presunti “bunker” può essere in realtà un segnale positivo, considerato ciò che il mondo propone.

Compito della scuola non deve essere sfornare cittadini perfettamente integrati e appiattiti sulla cultura del tempo, ma educare il cuore dell’uomo così come Dio l’ha creato. Dall’esortazione apostolica si ricava invece l’impressione che si voglia diluire il messaggio della Chiesa nel mondo e che ci sia un rifiuto della dottrina cattolica, nei confronti della quale Francesco sembra covare un sordo rancore.

Stranamente la notizia dell’attacco alla scuola cattolica contenuto nel documento è stata ripresa solo da una testata specializzata e ha ricevuto un commento cortese su Agensir da parte della presidente della Fidae (federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie). Da cotanto silenzio si capisce che le affermazioni del pontefice hanno prodotto più di qualche mal di pancia.

Non sarebbe stato meglio dare rilievo al grande lavoro educativo che con immane sforzo, e contro ogni avversità culturale e normativa, le scuole paritarie e cattoliche portano avanti con ottimi risultati (non in tutti, ovviamente, ma comunque in molti casi) nel nostro paese? Non avrebbe giovato di più un messaggio positivo per incoraggiare i molti che con sacrificio si dedicano all’educazione, piuttosto che una bacchettata sulle dita ai pochi (o nessuno) che sarebbero troppo rigidi?

Grazie, un caro saluto.

 

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