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La città sopra il monte. E i suoi nemici

È uscito in questi giorni La città sopra il monte. La vita contemplativa a una svolta epocale (editore Fede & Cultura, 80 pagine, 10 euro), un piccolo libro prezioso nel quale l’autore, Francis Templar, conduce una serrata critica al tentativo, da parte di due recenti documenti ufficiali della Chiesa, di snaturare la vita monastica. Francis Templar è lo pseudonimo scelto da un monaco americano che vive nel nascondimento, nella penitenza e nella preghiera in un cenobio di antica fondazione, dove ha approfondito lo studio dei Padri della Chiesa e dei Concili ecumenici.

La prefazione l’ho scritta io e, per gentile concessione dell’editore, la propongo qui.

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Caro lettore, ti devo avvertire: se tu, come immagino, sei un fedele cattolico, appartenente alla Santa Madre Chiesa, le pagine che seguono provocheranno in te un profondo turbamento.

L’autore mette il dito in una piaga dolorosa e sconvolgente.

Nel corso della bimillenaria storia del cristianesimo è successo più di una volta che la vita monastica contemplativa sia finita sotto attacco da parte di forze ostili. Ora, però, per la prima volta l’attacco arriva esplicitamente dall’interno della Chiesa stessa, addirittura dai suoi vertici. È un attacco portato, in nome di un malinteso concetto di “rinnovamento”, da due documenti ufficiali: la costituzione apostolica Vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile (del 2016) firmata da Francesco e l’istruzione applicativa della costituzione apostolica, la Cor orans (del 2018), emanata dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.

In che cosa consiste l’attacco? Detto in parole povere, consiste nel tentativo di snaturare la vita contemplativa avvicinandola non a Dio, ma al mondo.

Giustamente l’autore osserva che questi due documenti hanno suscitato “grande turbamento, perplessità e sofferenze in molti istituti di vita contemplativa femminili”. Perché ci sono monache che, alla luce della fede e della tradizione, si sono rese conto del pericolo incombente e tutte vengono poste di fronte a una scelta lacerante.

“La Chiesa vive di Spirito Santo”, afferma l’autore citando san Paolo VI. La Chiesa è in effetti “una continuazione del miracolo di Pentecoste”. Ecco perché, come ci ricorda san Giovanni Paolo II, “nella costituzione dogmatica sulla Chiesa [la Lumen gentium, ndr] il Concilio Vaticano II dichiara che la vita consacrata, nelle sue molteplici forme, manifesta l’infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa”.

Il rinnovamento della vita consacrata può dunque avvenire soltanto sotto impulso dello Spirito Santo. Eppure, la Vultum Dei quaerere (VDq) non menziona questo fatto. Perché? Perché l’idea di rinnovamento che vi soggiace non coincide con l’ascesa verso la santità, ma con un adeguamento alle logiche del mondo.

San Paolo VI aveva già ben presente il pericolo. Era il 1969 quando, in un discorso a centinaia di superiori religiose provenienti da tutto il mondo, ammoniva che il rinnovamento, per chi ha scelto la vita religiosa, non può avere altro scopo se non quello di presentare al mondo, nel modo più fedele possibile, il volto stesso del Signore. Se invece con il termine “rinnovamento” si intende il cedimento alla mentalità mondana e la tentazione di assecondare “mode e atteggiamenti effimeri e mutevoli, a mimetizzarsi col mondo nelle sue forme, senza discernimento e senza criterio”, allora abbiamo non un rinnovamento, ma un tradimento. “Se il sale perde il sapore, non vale più nulla, serve solo per essere buttato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13).

Sappiamo che la secolarizzazione è purtroppo penetrata anche in molti grandi ordini religiosi, ma proprio per questo bisognerebbe opporsi alla deriva e tornare alle radici. I due nuovi documenti invece favoriscono la deriva.

Il grimaldello utilizzato è quello normativo, soprattutto attraverso uno strumento, le federazioni, che già esiste ma che ora si presenta non più come una scelta ma come un obbligo. Per giustificare questa linea la Cor orans parte dal presupposto che i monasteri siano isolati tra loro e che abbiano bisogno di federarsi. Il sistema immaginato si presenta (attenzione alla terminologia, mutuata dalla politica) sotto forma di “federazioni di monasteri”, “associazioni di monasteri”, “conferenze dei monasteri”, “confederazioni di monasteri”, “commissione internazionale”. Ma, in tutto questo, dov’è lo Spirito Santo?

È un meccanismo che l’autore smonta con una sola, decisiva affermazione: “I monasteri di vita contemplativa femminile hanno già superato l’isolamento, perché sono collegati in Cristo con Dio (la dimensione escatologica, verticale) e tra loro (la dimensione temporale, orizzontale) per l’azione dello Spirito Santo”.

Lo Spirito Santo è infatti l’anima della vita comunitaria, anche quando i monasteri non sono esteriormente collegati fra loro. Ma questa dinamica sembra sfuggire ai normatori, i quali, di conseguenza, costruiscono tutto il nuovo edificio normativo su un presupposto che, semplicemente, è sbagliato. E il risultato è disastroso: “La costituzione VDq e l’istruzione Cor orans spostano il centro gravitazionale del collegamento tra i monasteri dalla dimensione escatologica a quella temporale”.

In presenza di questo “spostamento fatale del baricentro” non c’è normativa che tenga, perché “lo Spirito Santo cessa di essere l’anima della comunione tra i monasteri” e quindi nulla li potrà più salvare, né un nuovo ordinamento giuridico né una nuova organizzazione.

È ben vero che la Vultum Dei quaerere formalmente riconosce l’autonomia giuridica dei monasteri, ma è una conferma solo apparente. Una volta spostato il baricentro, la vita monastica contemplativa è colpita a morte. “Mediante lo spostamento del centro gravitazionale dalla dimensione escatologica a quella temporale è stato eliminato lo Spirito Santo come anima della vita consacrata”. Così avviene una rottura irreparabile con la tradizione: “Il nuovo spirito rivoluzionario ha sostituito il carisma dei santi fondatori/fondatrici, donato a essi dallo Spirito Santo”.

Lo so, caro lettore: sono parole terribili. Ma occorre prenderne consapevolezza. Né possiamo pensare che, in fondo, il problema riguardi solo povere monache di clausura sparse nel mondo e prive di reale incidenza sulla nostra vita spirituale e religiosa.

Se lasciamo che lo spirito rivoluzionario si sostituisca allo Spirito Santo, se lasciamo che avvenga questo “fatale capovolgimento”, se permettiamo che l’adattamento al mondo prevalga sulla ricerca della santità, noi permettiamo a Satana, il nemico, di sferrare un attacco senza precedenti a Dio, “evidentemente non in cielo, bensì nella sua opera, che è l’umanità creata in Cristo, caduta in Adamo ma redenta da Cristo”.

L’autore lo mette nero su bianco: “Il nuovo spirito rivoluzionario è il principio informatore dell’istruzione Cor orans, che contiene 289 nuove norme pratiche. Di conseguenza l’istruzione è ambigua in maniera fondamentale”. E noi sappiamo che l’ambiguità, che si alimenta spesso di burocratizzazione e iper-normativismo, è un segno inconfondibile dell’attività del principe delle tenebre, colui che divide.

L’autore punta la sua attenzione anche sul modo in cui le nuove norme pretendono di regolare la formazione delle monache e conclude che, con tutta evidenza, tali norme hanno perso di vista che nella formazione del cristiano lo spirito soprannaturale e naturale ne costituisce la parte principale. La Cor orans, infatti, arriva a capovolgere il retto ordine, stabilendo “una scala invertita di valori: il primato è occupato dalla formazione umana e non più dalla formazione spirituale, che è possibile solo per opera dello Spirito Santo”.

Certo, la Cor orans (ecco l’ambiguità) afferma che la formazione, per la vita consacrata, “consiste soprattutto nell’identificazione con Cristo”, ma se la formazione, di fatto, è parziale e ispirata al mondo, andiamo nella direzione contraria, e a questo proposito l’autore è lapidario: “Animata dal nuovo spirito rivoluzionario, l’istruzione Cor orans sostituisce la formazione soprannaturale e naturale delle religiose con una formazione parziale, che praticamente conduce alla secolarizzazione della loro vita. La costituzione VDq e l’istruzione Cor orans lodano ripetutamente la vita contemplativa femminile nella Chiesa. Ma se le religiose contemplative dei diversi ordini rivestiranno l’uniforme che appartiene al nuovo spirito rivoluzionario, contrario allo Spirito Santo, allora cesseranno di esistere come tali”.

Coltivando il primato di Dio, le monache contemplative operano con straordinaria efficacia per la salvezza delle anime, ma se accettassero lo spirito mondano e rivoluzionario “entrerebbero nella via della perdizione”.

Non voglio anticipare qui le conclusioni alle quali giunge l’autore al termine della sua riflessione. Dico solo che egli parla di “bivio epocale”, ed è un “bivio apocalittico”. Di fronte al bivio si trovano le monache contemplative, chiamate a scegliere tra Dio e il mondo, tra la fedeltà ai carismi dei fondatori e delle fondatrici e l’accettazione dello spirito rivoluzionario. Ma vi si trovano anche la Chiesa e l’umanità, minacciate da un attacco straordinario di Leviatan, il serpente, il tortuoso, l’attorcigliato. “Solo Cristo Crocifisso e Risorto (Dio Uno e Trino) può sconfiggerlo, ma Egli lo vuole fare mediante una effusione straordinaria dello Spirito Santo attraverso il Cuore Immacolato della Donna vestita di sole”.

Mai come oggi, dunque, la Chiesa e l’umanità hanno avuto bisogno del contributo, con la preghiera e l’immolazione, delle religiose contemplative. “Il loro ruolo è più che mai importante, perché sono il principale baluardo orante per la sopravvivenza della Chiesa e dell’umanità nella prova apocalittica”.

Chi ha orecchie per intendere…

Aldo Maria Valli

 

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