Istituto Giovanni Paolo II / Ora anche un teologo progressista prende le distanze dalla purghe

Il repulisti che i misericordiosi guardiani della rivoluzione hanno condotto con staliniana meticolosità all’Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia (qualcosa di mai visto in ambito accademico), dove i difensori del magistero di papa Wojtyła sono stati cacciati e sostituiti da solerti laudatores di Amoris laetitia sostenitori della morale caso per caso, non è andato giù nemmeno a Francesco Compagnoni, domenicano, già rettore dell’Angelicum dal 2001 al 2005, teologo morale che non può certamente essere classificato come tradizionalista.

Scrive Compagnoni: “Quando Maurizio Chiodi venne attaccato pesantemente per la sua conferenza alla Gregoriana (nella quale il teologo, molto ascoltato in Vaticano e ora scelto dalla nuova dirigenza dell’Istituto Giovanni Paolo II per la cattedra di Etica teologica della vita, legittimò l’uso dei contraccettivi, ndr) io gli inviai una convinta mail di solidarietà in difesa della sua libertà di ricerca. Quando Giovanni Paolo II tolse la venia legendi (abilitazione all’insegnamento, ndr) ad Hans Küng, io fui fra i firmatari della protesta dei professori di Friburgo. Ora però, di fronte alle dismissioni e nomine all’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia, applicando lo stesso criterio di libertà, rilevo che è stato realizzato lo spoil system americano. Chi è al potere occupa i posti di comando! E passare da Livio  Melina (che io non ho mai personalmente conosciuto) a Maurizio Chiodi cosa altro è se non questo?”.

Compagnoni si dice inoltre “sconcertato” dalle dichiarazioni di monsignor Pierangelo Sequeri, il teologo che dall’agosto 2016 è stato scelto da papa Francesco come preside del nuovo Istituto Giovanni Paolo II. In particolare Compagnoni ritiene incredibile che Sequeri abbia potuto sostenere che con il rinnovamento voluto da Francesco (che di fatto ha soppresso il vecchio istituto e ha dato vita a una nuova realtà) resti ancora “saldissimo il collegamento con l’idea profetica di papa Wojtyła” (Avvenire, 11 settembre 2019).

“Io ritengo – osserva Compagnoni – che i provvedimenti presi non siano sulla linea della teologia universitaria che può dialogare con le scienze moderne solo perché, entro i limiti dalla propria Confessione di Fede, anch’essa è libera. Questa operazione invece equivale a ridurre un Istituto di Ricerca ad Ufficio Pubbliche Relazioni dell’autorità che governa pro tempore la Chiesa. Non si sarebbe potuto sopprimere l’Istituto per grave mancanza di lealtà del suo personale alla linea di Papa Francesco, oppure – ancora meglio – nominare Maurizio Chiodi accanto a Livio Melina? Ne sarebbe nata troppa libertà di confronto aperto?”.

“Ritengo pertanto – conclude Compagnoni – che non sia stato reso un duraturo servizio alla linea pastorale e al magistero di Papa Francesco, che noi tutti rispettiamo ed amiamo”.

Insomma anche nel fronte progressista incominciano a emergere imbarazzo e gravi riserve per la brutale azione condotta dal gran cancelliere dell’Istituto, monsignor Vincenzo Paglia, e avvallata da Sequeri.

A.M.V.

 

 

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