Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio

Una volta, prima della riforma del Concilio Vaticano II, alla fine della Santa Messa veniva recitata una preghiera, composta in latino nel 1884 dal papa Leone XIII, a san Michele Arcangelo. Diceva così: “Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen”.

Traduzione: “San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”.

Papa Leone XIII compose la preghiera dopo aver avuto una visione: subito dopo aver celebrato la Messa, vide il Maligno che minacciava la Chiesa. Decise così di correre ai ripari, e dal 1886 la preghiera a san Michele, da recitare in ginocchio, divenne obbligatoria al termine delle celebrazioni e fu anche inserita nella raccolta degli esorcismi. Poi, dal 26 novembre 1964, fu abolita.

Circa le circostanze che condussero Leone XII a comporre la preghiera, l’abate Pecchenino, sulla Civiltà cattolica, nel 1930 raccontò: “Un bel mattino, il grande papa Leone XIII aveva celebrato la Santa Messa ed assisteva ad una Messa di ringraziamento, come sua abitudine. Improvvisamente, lo si vide alzare bruscamente la testa, e fissare intensamente qualcosa al di sopra della testa del celebrante. Egli aveva lo sguardo fisso, senza battito di ciglia ma, esprimendo un sentimento di terrore e di meraviglia, il suo volto cambiava colore ed espressione. Accadeva qualcosa di strano e di grande. Finalmente, come ritornando in se stesso, e dandosi con la mano un colpo leggero ma energico, si alzò. Lo si vide recarsi nel suo studio personale… I suoi familiari lo seguirono, impressionati ed ansiosi. Gli chiedevano premurosamente: ‘Santo Padre, non vi sentite bene? Avete bisogno di qualcosa?’. ‘Nulla, nulla’, rispose, e si rinchiuse. In capo ad una mezz’ora, egli fece chiamare il segretario della Congregazione dei Riti e, tendendogli un foglio, gli disse di farla stampare e di farla pervenire a tutti gli Ordinari del mondo. Che conteneva? La preghiera che noi recitiamo alla fine della Messa con il popolo, e che comporta la supplica a Maria e l’ardente invocazione al Principe della Milizia celeste, implorando Dio di precipitare Satana nell’Inferno”.

Il suo segretario particolare, monsignor Rinaldo Angeli, riferì che la visione lasciò Leone XIII pieno di orrore. Il papa aveva visto schiere di demoni trionfanti riunirsi al di sopra di Roma, come un gregge di corvi, e prendere d’assalto la città.

Nel 1994 san Giovanni Paolo II, a proposito della preghiera di Leone XIII, disse: “Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo”.

Quella citata sopra è la versione breve della preghiera, il cui testo completo comprende anche questa parte: “Nemici molto furbi hanno messo le loro mani empie su tutto quello che la Chiesa, sposa dell’Agnello immolato, ha di più prezioso e l’hanno saturata di amarezza. Là dove si stabilirono la Sede del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, là hanno posto il trono dell’abominio, della loro empietà; così che colpendo il pastore possano disperdere il gregge. Sii dunque presente san Michele Arcangelo, capo invincibile presso il popolo di Dio, contro gli assalti delle forze spirituali del male e dà loro la vittoria! Sei tu che la Santa Chiesa venera come suo custode e padrone. Tu che la Chiesa si glorifica di avere come difensore contro le potenze criminali della terra e dell’inferno. Sei tu colui a cui il Signore ha affidato le anime dei redenti per introdurli nella felicità celeste. Scongiura il Dio della pace di schiacciare Satana affinché esso non possa più incatenare gli uomini né nuocere alla Chiesa”.

Sessantacinque anni prima di papa Leone XIII,  la mistica tedesca Anna Caterina Emmerick (1774-1824) ebbe una visione nella quale la Chiesa veniva salvata da tremende prove grazie all’aiuto dell’Arcangelo Michele: “Di nuovo vidi San Pietro con l’alta cupola. San Michele stava su di essa con una veste luminosa di rosso sangue e con una grande bandiera da guerra in mano. In terra si svolgevano tanti combattimenti. Verdi e blu lottavano contro bianchi (cristiani) e questi bianchi, che avevano al di sopra di essi una spada rossa di fuoco, sembravano soccombere. La Chiesa era di color rosso sangue come l’angelo e qualcuno mi disse: ‘Ella viene lavata nel sangue’. Più durava il combattimento, più scompariva il colore del sangue della Chiesa che diventava sempre più trasparente. L’Arcangelo Michele però scese e si unì ai bianchi. Essi furono dotati di meraviglioso coraggio e non ne sapevano il motivo. Michele percuoteva i nemici e quelli scappavano in tutte le direzioni”.

Oggi, 29 settembre 2019, nel giorno dedicato a Michele, Gabriele e Raffaele, il papa non ha ricordato i tre arcangeli. Durante la Messa (celebrata in una piazza San Pietro mezza vuota) Francesco ha invece parlato dei migranti, perché questa è stata la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, e poi ha “inaugurato” (come ha detto lui stesso all’Angelus) una scultura in bronzo e argilla che raffigura un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici.

Aldo Maria Valli

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