“Ecco perché io, sacerdote, nel rito antico sono davvero alter Christus”

Cari amici di Duc in altum, dopo la pubblicazione della lettera La bellezza del rito orientale. Ovvero come vivere il mistero e rendere gloria a Dio, ho ricevuto un contributo che volentieri vi propongo. Arriva da un sacerdote che celebra la Messa tridentina.

A.M.V.

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Caro Valli, rincuora leggere lettere come La bellezza del rito orientale, che lei ha pubblicato giorni fa in Duc in altum. Un sacerdote è rincuorato dal vedere come il vero sensus fidelium nonostante tutto sopravviva e si manifesti attraverso la capacità di percepire, toccare e vivere il Mistero.

La Santa Messa gregoriana, o tridentina, che celebro dal giorno della mia ordinazione, anche se ora per molti motivi sub secreto, mi lascia sempre con il senso vero dell’ineffabile. Poiché siamo incapaci di coglierne tutta la bellezza, la grandezza e la profondità, la Chiesa ha cesellato questo straordinario gioiello per farci toccare Dio e consentirgli di toccare noi e far vibrare tutto il nostro essere così da santificarci e santificare.

L’elemento più evidente, per chi è chiamato a celebrarla, è la profonda sensazione di inadeguatezza, piccolezza e a tratti meschinità che si prova giungendo ai piedi dell’altare, e nel contempo si avverte la grandezza misericordiosa dell’Altissimo che concede il privilegio di accostarsi a Lui, quasi un sovrano che concede udienza.

L’altare ti parla durante la celebrazione, ti ricorda chi sei, alter Christus. Già dal tuo essere rivolto a Lui il popolo ti percepisce naturalmente come tale. Non un intrattenitore, non un animatore di un villaggio turistico, non un imbonitore da televendite ma alter Christus.

Da seminarista spesso partecipavo alle liturgie dei monaci basiliani dell’abbazia di Grottaferrata, fuori Roma, unica espressione di Chiesa orientale che nonostante il grande scisma (fino a oggi per lo meno, e Deus avertat), rimase unita al Papa. Le icone, i paramenti, il canto, con quel basso continuo, l’incenso, le candele, le preghiere: tutto parla di Dio e tutto parla a Dio.

A volte penso che se res ad Triarios rediit supplicherò i buoni padri di rinfoltire i ranghi di quell’abbazia millenaria.

Grazie dottor Valli per il suo apostolato, prezioso e confortante.

Don Massimiliano 

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