Se il prete si sposa. E perché non la suora? E poi…

Cari amici di Duc in altum, dopo il sinodo amazzonico, e in attesa dei pronunciamenti del papa, il dibattito sull’eventualità di ammettere all’ordine sacro uomini sposati continua senza sosta e chiama in causa la natura stessa del sacerdozio. In proposito ecco una lettera (purtroppo non può essere firmata) che mi è stata inviata e ho trovato molto interessante perché propone un concretissimo, e raro, punto di vista femminile. 

A.M.V.

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Caro Valli, mi permetta alcune riflessioni in materia di preti sposati.

“Io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!” (1 Corinzi 7,32-34).

Ora, crediamo che un uomo possa farsi eunuco per il regno dei cieli, decidere di stare da solo anche per dimostrare e testimoniare che si può vivere solo di Dio già su questa terra, in questa vita, senza una donna accanto?

Ma perché, ci si chiede, non si può essere (follemente) innamorati di un uomo e di una donna e, contemporaneamente, di Dio?

Perché Dio è geloso! Ecco perché. E fa bene. Ci ha creati e ci conosce.

Essere prete non è un lavoro da quaranta ore a settimana: una consulenza, un progetto, una prestazione d’opera. La casa di qua, la famiglia di là, la chiesa-bottega a lato… no! Essere prete è un modo totalmente diverso di vivere.

Il prete non timbra il cartellino, ma è prete a tempo pieno, nel suo essere, come molti riconoscono e affermano. E questo suo modo di essere è incompatibile con l’amare una donna, o perlomeno con l’essere amati da una donna. Una donna normale che vuole amare il prete e avere con lui una famiglia normale.

Parlo di cose reali, concretissime.

Un prete, che lui lo voglia o no, si trova in un rapporto incredibile di relazioni, di intimità e di confidenza, e perché no, anche di simpatia, di vicinanza emotiva e spirituale (non so come altro definirla) con la gente che è il suo popolo, la sua famiglia. E quale donna può tollerare qualcosa di così intenso tra suo marito e centinaia di altre persone senza prenderne parte? E se in qualche modo ne prendesse parte, questo sarebbe giusto?

Davanti a Dio alla fine si è sempre soli, certo, ma nel matrimonio si è in due. E il modo di essere coppia nel matrimonio, davanti a Dio, non è compatibile con l’essere uno, da solo, prete, completamente di Dio davanti a Dio.

Essere preti e mariti e padri, o suore e moglie e madri contemporaneamente e a tempo pieno, è qualcosa di incompatibile.

Non è affatto questione di tempo da saper gestire, di cose da fare, o da dare e da dire, oppure di sostegno da ricevere. Quando un prete arriva ad aver bisogno del “sostegno” di una donna per fare il prete, credo abbia già smesso di fare il prete da un po’.

Non dimentichiamo poi che il prete che si innamora e si sposa una volta potrebbe innamorarsi una seconda volta, e una terza; e magari già che c’è potrebbe pure desiderare di divorziare dalla prima moglie per sposarsene un’altra e allora che facciamo? Tra cinque anni si potrebbe porre il problema del divorzio legittimo del prete e della possibilità che continui il suo ministero anche dopo aver divorziato. Oppure che si risposi per poter crescere i figli lasciati dalla prima moglie, perché nessuno ha la garanzia che ci sia qualcuno che possa vivere santo e immacolato per sempre con la sua sposa e i suoi figli o con il suo sposo e i suoi figli.

«Gli dissero i suoi discepoli: “Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”. Egli rispose loro: “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.»

Ho sempre creduto che qui Gesù parlasse, per tutti quelli che scelgono di rinunziare al matrimonio, di un dono, di una vocazione positiva e feconda, resa possibile dalla presenza misteriosa del Regno di Dio tra di noi, qui sulla terra, e invece da molte parti si evidenziano così tante differenze di genere maschile e femminile, di grado e di intensità dell’essere eunuchi da far girare la testa!

Ci sono quelli che fanno voto di una cosa e si fermano a un certo punto, altri che fanno voto di una virgola in più, e quelli che sì, fanno qualche promessa, ma pretendono di farla con riserva, con la possibilità di rimangiarsela e di ritornare indietro se serve, e di accusare la Chiesa di non essere all’altezza delle Chiese di Oriente!

Ma perché chi vuole sposarsi essendo prete non va a fare il prete nelle Chiese d’Oriente lasciando in pace la nostra Madre Chiesa cattolica? Se altre Chiese sono più comode, perché non andare a fare i preti di là? Se, purtroppo, ci sono differenze tra le Chiese, ci sono anche motivi profondi che le spiegano. E che brutto ragionare in termini di noi e loro, no?

Riassumendo.

Il prete celibe e casto testimonia già da ora il mistero: che si vive di Dio soltanto!

Fare il prete non è un lavoro.

L’uomo sposato, anche senza volerlo, condivide con sua moglie molte cose, anche dettagli del suo lavoro e orari e tempi e luoghi.

Veniamo ora ad alcune questioni aperte riguardanti l’eventuale famiglia del prete, in ordine assolutamente sparso.

L’uomo prete sposato sarebbe esposto a tutto ciò a cui è esposto un uomo sposato: tradimenti, adulteri, tentazioni, divorzi, possibilità di risposarsi, varie situazioni irregolari familiari.

Quali norme governeranno il matrimonio tra il prete e la controparte, uomo o donna che sia. Quelle delle particolari legislazioni nazionali?

Potrebbe il prete sposato divorziare? Potrebbe il prete risposarsi? Potrebbe il prete sposare una suora? Potrebbe il prete sposare un uomo? Potrebbe il prete che ha sposato un uomo avere (in qualche modo) un figlio? Che farebbe il prete in caso di controversie legali di vario genere come affidamento dei figli, divorzio, eredità?

Cosa si farebbe in caso di divorzio e affido dei figli al prete? Il prete potrebbe risposarsi per far crescere i figli in una famiglia con una sorta di aiuto femminile? O potrebbe semplicemente convivere con una nuova “moglie”?

E che fare in caso di moglie del prete atea o appartenente ad altra religione che non vuole far battezzare i figli?

Se il prete aperto alla vita ha sei figli, chi li mantiene questi sei figli fino all’università?

Sarebbe lecito per il prete usare gli anticoncezionali una volta sposato?

Il prete potrebbe battezzare egli stesso i suoi figli?

Se le donne diventassero diaconesse, il prete potrebbe sposare una diaconessa?

Perché le suore o i monaci non potrebbero sposarsi anche loro? (Gesù non ha stabilito sfumature nell’essere eunuchi per il regno, se si sposa il prete potrebbe farlo anche la suora.)

Si parla sempre dal punto di vista del prete, ma la moglie? La moglie del prete che obblighi avrebbe nei confronti di suo marito e della comunità?

La moglie del prete che doveri avrebbe verso il marito e la comunità? La moglie del prete che diritti avrebbe? Può la moglie del prete essere atea o di religione diversa dalla cattolica?

Potrebbe il prete preparare al suo proprio matrimonio la sua futura moglie? Potrebbe il prete confessare sua moglie e i suoi figli?

Sarebbe lecito per la moglie del prete usare gli anticoncezionali? Sarebbe lecito per il prete e sua moglie abortire, oppure lo potrebbero fare solo in certe situazioni (pericolo di vita per la donna o altro)?

Il prete che possiede qualcosa vorrebbe possedere di più per il bene della famiglia e sarebbe naturale. Il prete dovrebbe fare un mutuo, pagare tasse, comprare, vendere, migliorare la sua vita e quella della sua famiglia, investire, indebitarsi, appartenere più al mondo che a Dio.

Tu, suocera, andresti a confessarti dal prete marito di tua figlia? E tu, suocero, lo faresti? Tu andresti a confessarti dal prete padre del tuo amico?

Andreste a confessarvi dal prete essendo la migliore amica/amico di sua moglie?

Scegliereste come direttore/guida spirituale il padre della vostra fidanzata?

Potrebbe il prete diventare rappresentante di classe nella scuola dei figli? Accompagnare la moglie a fare la spesa? Andare a ballare con lei la sera e andare al cinema e al ristorante?

Certo che sì! Dopo le sue otto ore di lavoro giornaliero potrebbe farlo, perché tanto preghiera e spiritualità non servono, e si trae maggiore ispirazione al banco del supermercato o in una sala da ballo.

Ma la domenica il prete va al cinema coi figli?

Quale sarebbe la vita normale quotidiana del prete?

Potrebbero il prete e la moglie andare in terapia di coppia per problemi familiari?!

In tutto questo quanta energia andrebbe impiegata per la famiglia e quanta per il “lavoro” da prete?

Sarebbe pronto il prete sposato alla santità, al martirio, alla testimonianza della verità sapendo di poter mettere in pericolo la sua famiglia o di rischiare di perderli per sempre?

Che credibilità avrebbe questo prete sposato e più che immerso nel mondo?

Fermiamoci qua, per ora basta.

Lettera firmata

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