Giornata per la vita / Il messaggio soft dei vescovi italiani

Cari amici di Duc in altum, oggi, 2 febbraio, si celebra in tutta Italia la Giornata nazionale per la vita, arrivata alla quarantaduesima edizione. Come ogni anno, in occasione della giornata i vescovi italiani hanno diffuso un messaggio, che in questo 2020 è intitolato Aprite le porte alla vita.

Su tale messaggio ho ricevuto una lettera da parte del giovane prete che già in passato ha scritto al blog. Una riflessione che volentieri vi propongo.

A.M.V.

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La Cei e quelle parole scritte per non disturbare

Caro Aldo Maria, ti invio un piccolo pensiero maturato dopo aver letto il messaggio della Conferenza episcopale italiana in occasione della quarantaduesima Giornata nazionale per la vita.

Quando nel 1978 la Chiesa italiana diede il via a questo evento l’obiettivo era tenere desta la coscienza dei cattolici e degli uomini di buona volontà rispetto alla legge 194 appena approvata. Con l’andare del tempo ciò che ritenevamo un “abominevole delitto”, come il Concilio Vaticano II definì l’aborto (GS 51), è finito nel dimenticatoio. Materia troppo divisiva.

Così, a forza di non parlarne più, anche nella coscienza del nostro popolo tutto si è affievolito; quei pochi laici che ancora prendono sul serio la questione della soppressione della vita e della cultura di morte si muovono in solitaria, senza l’appoggio di nessun vescovo, guardati come dei pazzoidi esagerati.

Per accorgersene basta leggere i messaggi dei vescovi italiani degli ultimi anni, sempre più sfumati. Bisogna riconoscere che, rispetto alle edizioni passate, quello del 2020 almeno cita esplicitamente l’aborto, ma insieme all’abbandono, ai maltrattamenti e agli abusi, “azioni disumane davanti alle quali ogni persona prova un senso di ribellione e di vergogna”.

Mi ha colpito la finzione rappresentata dalle parole “ogni persona”, quasi a esorcizzare una realtà che invece è carica di fortissime tensioni. Cari vescovi, vi domando: non è che dite così perché avete paura di riconoscere che sarebbe necessario ingaggiare una battaglia per modificare un sentire comune che ormai non si vergogna minimamente di leggi che consentono la soppressione di esseri umani?

Il fatto è che non è vero che “ogni persona prova un senso di ribellione e di vergogna”! Non è vero che non puntare più il dito sul male del mondo, un male difeso, protetto e fomentato dal potere che conta, equivale a farlo sparire!

Caro Aldo Maria, sia chiaro: non è che il messaggio dei vescovi sia “sbagliato”, ma mostra chiaramente la volontà di “non disturbare nessuno”. Si parla di aborto, ma la sensazione è che siano parole scritte solo perché devono esserci, senza credere minimamente che si debba fare qualcosa in concreto. Per cui ecco che si preferisce centrare tutto sulla vita come desiderio di bene, come esercizio di responsabilità e accoglienza. Le parole sono belle, educate, ma troppo generiche, assolutamente incapaci di scuotere le coscienze, di mettere in discussione lo status quo.

Come poter squarciare il velo dell’indifferenza? Se non stessimo parlando di esseri umani, potrei fare un paio di battute: ma il “grumo di cellule” espulso in che contenitore lo mettiamo? Organico o non riciclabile? Oppure si potrebbe far notare come quel bambino nel grembo della madre sia come un clandestino senza diritto di cittadinanza, neanche per ius sanguinis. Forse solo così in questa Chiesa si potrebbe ritornare a parlarne…

Ti lascio, caro Aldo Maria, il testo della Dichiarazione dopo la legge sull’aborto emanata dalla Cei  il 9 giugno 1978, mettendoti in grassetto le espressioni che oggi sarebbero viste come pronunciate da un “tradizionalista” o da un “integralista”. Quanto terreno abbiamo perso nel campo del dibattito sulla vita!

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Dichiarazione a seguito dell’avvenuta legalizzazione dell’aborto in Italia

Conferenza episcopale italiana

9 giugno 1978

La legislazione statale sull’aborto, entrata in vigore il 6 giugno 1978, obbliga tutti a serie riflessioni.

  1. Nessuna legge umana può mai sopprimere la legge divina,
  2. Ogni creatura umana, fin dal suo concepimento nel grembo materno, ha diritto a nascere.
  3. L’aborto volontario e procurato, ora consentito dalla legge italiana, è in aperto contrasto con la legge naturale scritta nel cuore dell’uomo ed espressa nel comandamento “non uccidere”.
  4. Chiunque opera l’aborto, o vi coopera in modo diretto, anche con il solo consiglio, commette peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio e offende i valori fondamentali della convivenza umana.
  5. Il personale sanitario, medico e paramedico, ha il grave obbligo morale dell’obiezione di coscienza, che è prevista pure dall’art. 9 della legge in corso.
  6. Il fedele che si macchia dell’“abominevole delitto dell’aborto”, si esclude immediatamente esso stesso dalla comunione con la Chiesa ed è privato dei sacramenti.
  7. Alla gestante in difficoltà si deve offrire l’aiuto effettivo della comprensione e dell’assistenza in famiglia e nella comunità cristiana, e in particolare nei consultori e nei centri di accoglienza ispirati a sani orientamenti morali.
  8. Si impone con urgenza la necessità di un rinnovato impegno per l’educazione al rispetto della vita umana in ogni fase della sua esistenza, con il rifiuto di ogni forma di violenza morale, psicologica e fisica.
  9. 9.“Spetta alla coscienza dei laici, convenientemente formata”, di adoperarsi senza posa, con tutti i mezzi legittimi e opportuni, per “iscrivere la legge divina nella vita della società terrena”.
  10. È necessario ricordare che l’adesione alla volontà del Signore, anche quando comporta difficoltà, richiede il coraggio di una testimonianza fedele”.

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