Sull’importanza delle regole

“Un sabato mattina, nella metropolitana per Washington. Di fronte a me una mamma con il suo bambino. Il bimbo, che ha circa quattro o cinque anni e probabilmente non è ancora capace di leggere, indossa un giubbotto di jeans sul cui retro c’è la scritta I Don’t Need No Rules. Ho avuto bisogno di un grande autocontrollo per non dire a lui e sua madre: forse un insegnante di grammatica non ti farebbe male”.

Il piccolo episodio di vita quotidiana è raccontato da John Grondelski, teologo morale e studioso di Giovanni Paolo II, il quale apre così una riflessione sulle regole morali e il loro rispetto. Il riferimento all’insegnante di grammatica è dovuto al fatto che la scritta sul giubbotto del bambino (Non ho bisogno di regole), in inglese contiene un errore, perché c’è un No di troppo.

In realtà, scrive Grondelski, “tutti abbiamo bisogno di regole”. Semplicemente “non potremmo vivere in società senza di esse”.

Utile in proposito è un recente libro  di Howard Husock, vicepresidente del settore ricerca politica al Manhattan Institute, nel quale si sostiene che dovremmo concentrarci di meno sui programmi sociali riformativi e molto di più sui programmi formativi. Prevenire è meglio che curare, si potrebbe dire con un noto adagio.

Nel libro in questione, Who Killed Civil Society, rivolto principalmente ai professionisti della politica sociale, Husock  non vuole certamente catalogare come “immorali” le persone che mostrano di avere problemi con le norme. Spesso, afferma, si tratta di persone che “non sono state mai  esposte all’acquisizione di norme costruttive, ma solo all’influenza di norme disfunzionali”. Tuttavia è un fatto che per troppo tempo il disprezzo per le regole definite come “borghesi”, quali l’autocontrollo e il senso di responsabilità, ha operato contro la tenuta sociale.

Partendo proprio dall’autocontrollo, Husock nota che la padronanza degli impulsi, giudicata in molti casi come un’imposizione da rifiutare perché andrebbe contro la spontaneità, è invece un valore fondante della vita individuale e sociale. Non tutti i desideri meritano di essere realizzati e ci sono momenti in cui una persona deve essere in grado di dire “no” a se stessa. Se questo non succede, le conseguenze sono catastrofiche per la persona stessa e per gli altri, come vedono bene tanti insegnanti ed educatori che tutti i giorni si trovano a contatto con bambini e adolescenti incapaci di riconoscere il senso del limite.

Anche saper identificare i modelli buoni e meno buoni è di fondamentale importanza per la crescita della persona e per la convivenza sociale. Occorre essere in grado di giudicare. Ma i nostri giovani raramente sono aiutati ad acquisire questa capacità, mentre vivono nell’illusione spontaneista, secondo la quale tutto ciò che proviamo, per il fatto stesso di essere provato, è di per sé buono.

Saper riconoscer le qualità morali dell’altro, nota Husock, aiuta a superare l’individualismo esasperato, a uscire da se stessi e ad acquisire un altro carattere fondamentale per la personalità: il senso di responsabilità.

Il senso di responsabilità prima di tutto va esercitato verso se stessi, ma ciò difficilmente può succedere in mancanza della capacità di riconoscere i modelli meritevoli.

Nel libro si riconosce che una rete d’aiuto sociale, per tutte le persone che normalmente definiamo “svantaggiate”, è importante. Tuttavia Husock dice chiaramente che lo Stato non può fare tutto e che l’opera di assistenza sociale non sarà mai sufficiente in mancanza di un lavoro preventivo, di tipo educativo, riguardante la dimensione morale della persona e il rispetto delle norme. E questo lavoro le organizzazioni statali non lo possono fare, o lo possono fare solo in parte, perché tocca alle famiglie, ai gruppi, alle comunità, le quali dovrebbero essere aiutate su questa strada.

Scrive Grondelski pensando alla situazione statunitense: “La dissoluzione delle norme morali nella società si sta trasformando rapidamente in un disastro sociale che non riguarda soltanto una razza o un gruppo etnico, ma sempre più un’ampia fascia di americani, specie della classe operaia”. Ecco perché “Husock vuole far rivivere la nostra tradizione nazionale, così evidente in Tocqueville, della società civile americana come agente di coesione sociale, socializzazione e aiuto”. Occorre andare oltre la dicotomia tra l’idea che un taglio delle tasse risolverà ogni problema e quella secondo cui lo Stato deve pensare a tutto.

Riflettere sulle norme morali e sul loro rispetto non può che far bene. Perché non è vero che I Don’t Need Rules.

A.M.V.

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