Chiose e postille di padre Giocondo / 7

Confidenze in tempi di virus

Caro dottor Valli, i tre confratelli con i quali vivo, avendo letto i miei precedenti pezzi che lei ha avuto la bontà di pubblicare, mi hanno chiesto espressamente di scrivere qualcosa sulla nostra comunità religiosa. Essendo un loro desiderio, lo faccio ben volentieri.

E visto l’argomento, forse mi lascerò andare a qualche confidenza.

Il nostro convento è situato in una splendida posizione tra mare e monti. Non dico su quale isola, per non essere facilmente individuati da possibili inquisitori. Dicono infatti che il suo blog è tenuto costantemente sotto controllo dalla Civc-Sva (Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica), per stanare e sanzionare possibili religiosi non del tutto allineati con l’attuale corso gesuitico-argentino. Dipenderà forse dal fatto che questi signori ancora non hanno digerito il suo aperto schieramento a difesa della vita contemplativa (espresso in particolare con il prezioso volumetto Claustrofobia)?  È assai probabile.

In comunità parliamo spesso dell’attuale situazione della Chiesa cattolica, contagiata quasi per completo dal virus mortale del neo-modernismo: la difficile convivenza tra i due papi, la crescente confusione dottrinale e pastorale, le oscure prospettive per il futuro… E inoltre: la Comunione eucaristica ai divorziati risposati, l’irenismo ecumenico e interreligioso, l’idolatria panteista ed ecologista, la legittimazione delle unioni gay, il superamento del celibato ecclesiastico, la pretesa di un diaconato femminile, il percorso sinodale in Germania, l’accordo segreto per la nomina dei vescovi in Cina…

E debbo dire che, tutto sommato, abbiamo una sostanziale sintonia di vedute nei confronti delle complesse e importanti problematiche che ho enumerato. E, di questi tempi, una simile sintonia di vedute la reputo un vero miracolo del Cielo!

Provi invece a immaginare, dottor Valli, come deve essere la vita di un religioso che si trovi all’interno di una comunità che non riesce ancora a rendersi conto del grande tradimento che si sta consumando ai massimi livelli della Chiesa; o che se ne rende conto, ma lo giustifica convintamente o anche solo supinamente!

Credo che dovrebbe trattarsi di una vera vita di inferno, da potersi sopportare solamente con il conforto della preghiera e l’aiuto della grazia divina, soprattutto se questa situazione dovesse durare ancora a lungo o dovesse inasprirsi ancora di più!

Ma torniamo al nostro tema di partenza: i miei tre confratelli locali, i loro nomi di fantasia (ripeto: di fantasia), i loro caratteri reali, le loro valutazioni ecclesiali…

Il primo confratello si chiama Padre Pacifico da Strangolagalli: [1] è il superiore del convento. Come fa capire il suo nome, egli riesce a placare tutti i conflitti, pure quelli più aspri, senza rinunciare però a imporsi, a tempo debito, anche con maniere forti e spicciative. Diciamo che sa usare bene sia la carota che il bastone: per questo è stimato e benvoluto tanto da noi quanto dai fedeli. In riferimento all’attuale situazione della Chiesa, egli ama ripetere: «Siamo in guerra: ma il Signore vede e provvede!».

Il secondo confratello si chiama Padre Secondo da Quintodecimo: [2] è l’economo della casa. Egli è di una precisione maniacale e ha una passione speciale per la matematica e per i diversi apparati tecnologici e informatici. Con lui mi ritrovo spesso a ragionare sulla questione dei due papi simultanei: alla fine, concordando con me quasi su tutto, egli chiude il discorso sentenziando: «Peggio della quadratura del cerchio!».

Il terzo confratello, infine, si chiama Padre Furio da Bastardo: [3] è la nostra punta di diamante, il predicatore di grido a livello popolare, il fustigatore di costumi pubblici e privati, una sorta di Giovanni Battista redivivo. Con lui parlo spesso della responsabilità morale di coloro che stanno cambiando il corso della Chiesa, con danni incalcolabili per i fedeli e non solo: e lui – sanguigno in volto e con voce strozzata da santo sdegno – agita in alto il dito indice e grida: «Il fuoco inestinguibile! Il fuoco inestinguibile!».   

Aggiungo che, fino a qualche tempo fa, era con noi anche un fratello laico di voti temporanei, Fra Gaudenzio da Belsedere: [4] egli era un accanito estimatore del famoso gesuita statunitense, padre James Martin, il paladino della causa Lgbt; ma poi, grazie al Cielo, è stato dimesso dal nostro ordine perché la vita religiosa non era per lui.

Ecco, dottor Valli, i miei bravi confratelli con i quali condivido l’infinita pena che ho nel cuore al vedere il grande stravolgimento che è in atto nella Chiesa: glieli ho presentati perché in seguito io li possa eventualmente nominare di nuovo nei miei interventi.

Ringrazio ancora il Signore per questa mia comunità concorde e solidale; e lo supplico in ginocchio per tanti altri consacrati emarginati e perseguitati dai propri superiori, su istigazione subdola e ricattatoria del succitato dicastero romano, i cui numerosi stipendiati – eminentissimi, eccellentissimi, reverendissimi… e opportunisti vari – invece di adempiere al proprio compito con timore e tremore (la Civc-Sva dovrebbe animare e coordinare il fenomeno della vita consacrata a livello mondiale), stanno letteralmente terrorizzando singoli religiosi e intere comunità, pensando in tal modo di avere il potere di rendere bianco il nero e nero il bianco. Poveri illusi!

Non vorrei che il microscopico coronavirus Covid-19, salito in queste settimane agli onori delle cronache mondiali, arrivasse a impedire loro di celebrare in pubblico, così come anch’essi hanno impedito di celebrare in pubblico a non pochi religiosi, per il semplice fatto che questi hanno opposto resistenza alle scempiaggini neo-moderniste degli attuali vertici vaticani e sono rimasti fedeli al vero magistero della Chiesa.

E non vorrei che lo stesso scherzo del destino si verificasse anche per altri superiori religiosi, complici compiacenti e compiaciuti dello stesso dicastero romano, ai diversi livelli interni del proprio ordine: generale, provinciale e locale.

Non vorrei che tutto ciò accadesse… ma, se proprio dovesse accadere, non mi chiedete di rattristarmi più di tanto: la giustizia infatti, per far saldare determinati debiti morali particolarmente odiosi, ricorre spesso alla legge del contrappasso.

E se “fratello virus” – per dirla con san Francesco – raggiungesse anche il vertice della piramide (massonica) e imponesse anche a quelle altezze un sacro silenzio e un prolungato riposo? Per una frazione di secondo tento di ipotizzare una simile evenienza… ed ecco che un oceano di beatitudine invade e travolge l’anima mia, come se mi trovassi sulla cima del monte Tabor al momento della trasfigurazione.

Me ne dovrò forse confessare? Credo proprio di no, anche perché “fratello virus” già ha iniziato a operare nella suddetta direzione: vedi, per esempio, il rinvio a ottobre di due grandi appuntamenti pontifici, previsti rispettivamente ad Assisi per questo mese di marzo («L’economia di Francesco»), e in Vaticano per il mese di maggio («Il patto educativo globale»). E pensare che in giro c’è gente che ancora non crede nei miracoli!

E che dire, poi, del commovente fenomeno delle “Messe clandestine”, che proprio in questi giorni si stanno moltiplicando, in risposta alla sospensione generalizzata di celebrazioni sacre, che è in atto in diverse regioni d’Italia? Che si tratti di una specie di prova generale che “fratello virus” ci consente di fare, in previsione di tempi ancora peggiori per l’intera Chiesa cattolica in Europa? Temo proprio di sì!

Chiudo queste confidenze chiedendo al Signore di ridonare alle nostre comunità ecclesiali – religiose, parrocchiali, diocesane – quella comunione di intenti che si respirava una volta, quando ancora certe epidemie non erano così virulente!

Padre Giocondo da Mirabilandia

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[1]             Strangolagalli è un comune in provincia di Frosinone.

[2]             Quintodecimo è una frazione in provincia di Ascoli Piceno.

[3]             Bastardo è una frazione in provincia di Perugia.

[4]             Belsedere è una frazione in provincia di Siena.

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