Il coronavirus e noi bambini

Buongiorno a tutti, mi chiamo Gigi, ho cinque anni. E, se permettete, vorrei dire qualcosa a proposito di questa storia del coronavirus.

Le maestre della scuola materna, molto dispiaciute per la chiusura, ci hanno inviato tramite social un video sul virus. Ho apprezzato lo sforzo, ma mi è sembrato un tentativo, se posso dirlo, un po’ puerile.

Le maestre ci hanno mostrato il virus sottoforma di un mostriciattolo verde che vuole che noi ci ammaliamo, ma io so benissimo che il virus è un microrganismo acellulare che si replica all’interno delle cellule di altri organismi. Lo so perché ho visto Siamo fatti così e poi perché è intuitivo. Dal che possiamo concludere che il virus non vuole che noi ci ammaliamo, ma vuole soltanto replicarsi. Bisognerebbe uscire da questo antropomorfismo deviante. Non è disegnando omini verdi che sconfiggeremo il coronavirus, ma tagliandogli tutti i rifornimenti e chiamando in soccorso il sistema immunitario.

Circa i comportamenti sociali innescati da quella che viene definita l’emergenza, direi che ci sono non pochi aspetti apprezzabili.  Prima di tutto i miei nonni non vengono più a trovarmi, e va molto bene così. I miei nonni non hanno un buon odore (una ha l’odore della polvere, mentre un altro sa di qualcosa tipo un misto di sigaro e dopobarba scadente) e sono palesemente incapaci di relazionarsi con me. Dunque, visto che in cinque anni non abbiamo fatto progressi di alcun tipo, meglio tagliare i ponti e ognuno a casa propria.

Circa la chiusura delle scuole, non posso che rallegrarmene. Quella che gli adulti chiamano scuola non è che una forma di detenzione coatta per minori e dunque noi bambini in questi giorni ci sentiamo finalmente liberi e, nonostante i disegnini che raffigurano il virus come un mostriciattolo verde, ci verrebbe voglia di ringraziarlo questo Covid 19, il quale, in effetti, per noi è stato un liberatore.

Senonché…

Senonché è apparso subito chiaro che le nostre mamme non erano affatto attrezzate per questa cosiddetta emergenza. Da quando la scuola è chiusa, la mia mamma mi avrà ripetuto centinaia di volte “non ti sopporto più”, e il mio amico Pino mi ha detto che anche la sua fa così. E perché? Perché, ovviamente, noi ci comportiamo da bambini, mentre le nostre mamme vorrebbero che ci comportassimo da adulti. Ma se abbiamo cinque anni (nel mio caso, non ancora compiuti) come facciamo a comportarci da adulti?

Qui siamo in presenza di una discrasia sulla quale occorrerebbe meditare più approfonditamente. Gli adulti con noi bambini assumo atteggiamenti strani. Dicono di desiderarci tanto, al punto che, se non nasciamo per vie naturali, ricorrono a svariate tecniche pur di metterci al mondo. Poi però, una volta che siamo nati, ci imprigionano presto all’interno di regole e istituzioni che poco o nulla hanno a che fare con noi. L’asilo nido e la scuola materna, tanto per citare i due ambienti che conosco meglio, ne sono esempi tipici. Come si può pretendere che un bambino di pochi anni possa vivere per molte ore al giorno senza la mamma e faccia proprie regole collettive che non tengono in alcun conto delle peculiarità caratteriali di ciascuno?

Senza contare che, anche al di fuori della scuola, noi bambini siamo sempre irregimentati, controllati, osservati. In piscina, al parco, sul campetto di calcio, in palestra e in qualunque altro posto gli adulti ci vogliano collocare, non possiamo mai, e dico mai, giocare liberamente e fare di testa nostra: dobbiamo sempre rispondere a ordini e osservare regole pensate da adulti.

Scusate, forse sto divagando, ma è tutto per dire che il virus, in fondo, sta rimettendo le cose a posto. Noi bambini abbiamo bisogno di stare a casa e di giocare senza avere continuamente attorno educatori, esperti, pedagoghi, psicologi eccetera. Io voglio soltanto il mio amico Pino ed eventualmente, ma a piccole dosi, mia sorella. Stop. Il gioco è libertà, è inventiva, è fantasia. Lo spazio e il tempo, nel gioco, per noi bambini sono molto diversi dallo spazio e dal tempo degli adulti.

Vorrei tanto che la mia mamma lo capisse. E invece continua a esclamare “Non ti sopporto più!”. E raccomanda alla baby-sitter di marcarmi stretto.

Come usciremo da questa storia? Non so. L’idea di mantenere le distanze, in generale, mi piace molto e vorrei che si continuasse su questa strada. Carezze, baci e bacetti, contrariamente a quanto pensano gli adulti, non fanno per noi bambini. Purtroppo, tutto ciò comporta non poter fare la lotta con il mio amico Pino, ma spero che si potrà arrivare a qualche compromesso.

Gli esperti hanno chiarito che gli animali da compagnia non sono pericolosi e quindi me ne sto felice e contento con il mio gatto Fuffi, il mio pappagallino Pedro e il mio pesce Bolla, che sono poi gli unici che mi capiscono.

Intanto ho preso nota del numero verde per segnalare i casi sospetti. La prossima volta che i nonni verranno a trovarmi (spero il più tardi possibile), se si avvicineranno troppo valuterò la possibilità di una delazione. In fondo, è per la salute pubblica.

Ciao a tutti!

Gigi

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