Chiose e postille di padre Giocondo / 9

“Bussate e vi sarà aperto”

Caro dottor Valli, alla fine la sospensione totale delle Messe ha raggiunto anche la nostra piccola comunità religiosa. Le racconto velocemente come siamo combinati.

Nella nostra chiesa conventuale non abbiamo responsabilità dirette di carattere parrocchiale. Abbiamo però varie Messe di orario, tanto feriali come festive: e queste continuano a essere officiate regolarmente, con puntualità certosina, anche se il più delle volte celebriamo – per così dire – soltanto per i banchi.

Sul portone principale della chiesa, che rimane socchiuso praticamente tutto il giorno, io stesso ho appeso un cartello plastificato, con la scritta: «Dice il Signore: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto!” (Mt 7,7)». Così i fedeli capiscono che non tutto è perduto, ma che rimaniamo comunque a loro disposizione, salva naturalmente la dovuta prudenza e la necessaria riservatezza.

Di più, in questa sede, non posso dire…

La meditazione di padre Furio

Rimanendo in tema, vorrei invece dire qualcosa sul ritiro mensile interno che la nostra comunità religiosa ha fatto qualche giorno fa. In genere, questi momenti di riflessione e di preghiera li guidiamo a turno: questa volta è toccato a padre Furio. [1]

Con il suo solito ardore profetico, egli ha affrontato il tema del momento: il virus che sta paralizzando la nostra Italia e tante altre nazioni.

Diversamente da altri commentatori, egli non si è soffermato più di tanto a criticare i nostri vescovi che hanno obbedito supinamente alle disposizioni del governo, fino a serrare le chiese e sospendere le Messe con il popolo. Ha invece insistito moltissimo nel dire che ciò che sta avvenendo per mezzo di un microscopico virus cento volte più piccolo di un globulo rosso – e forse anche per responsabilità colpose o addirittura dolose di qualcuno – non è una semplice fatalità, ma una esplicita permissione del Signore, per mezzo della quale Egli ci offre molteplici insegnamenti.

E questi insegnamenti padre Furio li ha distribuiti su due livelli distinti e complementari: uno più marcatamente sociale; l’altro più propriamente religioso.

Il Signore, infatti: 1) da una parte, umilia i potenti di questo mondo, mandando in crisi dalla sera alla mattina gli equilibri politici ed economici di interi continenti; e ammonisce la gente comune, ricordando loro ancora una volta l’estrema caducità della condizione umana; 2) e, dall’altra, riduce quasi per completo – sia per i ministri sacri sia per i semplici fedeli – l’ordinario svolgimento della vita ecclesiale, fatta soprattutto di incontri comunitari, celebrazioni sacramentali, catechesi e iniziative di carità.

Su questo secondo livello padre Furio si è soffermato con passione; e ha detto: «Domanda: perché ciò sta accadendo? Risposta: perché il Signore è stanco delle nostre celebrazioni eucaristiche; è stanco e nauseato delle prediche di molti preti; è stanco, nauseato e inorridito delle comunioni di molti preti e di molti fedeli…».

Queste parole padre Furio le ha scandite, quasi sillabate, con voce forte e accorata. Poi, d’improvviso, si è come acquietato, si è guardato attorno quasi sospettoso, si è portato le due mani alla bocca come per bisbigliare qualcosa all’orecchio di noi ascoltatori, e ha aggiunto con un filo di voce: «…il Signore è stanco, nauseato e inorridito del corso che la Chiesa cattolica ha preso da sette anni a questa parte! Per questo ha permesso la chiusura delle nostre chiese, compresa la basilica di San Pietro!».

È seguita una pausa di silenzio lunga e quasi imbarazzante, nella quale sembrava che il bravo predicatore aspettasse dall’alto un’ispirazione che però tardava a venire. E poi, con voce chiara e ormai rinfrancata, e agitando in alto il solito dito indice, ha concluso la sua riflessione tuonando: «Presto il grano sarà separato dalla pula: il grano verrà riposto nei granai e la pula sarà bruciata con fuoco inestinguibile!».

E qui apro una parantesi. Io non saprei se, sull’argomento, è il padre Furio che ha consultato il professor Roberto de Mattei o è il professor Roberto de Mattei che ha consultato il padre Furio: entrambi infatti dicono le stesse cose. Chiusa la parentesi.

Caro Valli, le confesso che mentre venivano sviluppati questi ragionamenti il mio pensiero è volato in alto, e da lassù ho visto la vita sociale e soprattutto ecclesiale di intere nazioni paralizzata per completo, come nei peggiori momenti della nostra storia europea. E ho condiviso la tesi del confratello: tutto ciò non avviene soltanto per caso o per colpa di qualcuno, ma è un’esplicita permissione del Signore che ci sta scuotendo con forza, in vista di un’opera di purificazione e di trasformazione dai risvolti imprevedibili.

Si tratta evidentemente di una interpretazione teologica dei fatti, che – in fin dei conti – è quella che più dovrebbe interessare un credente o un ministro della Chiesa; e che una volta si esprimeva con il classico “non si muove foglia, che Dio non voglia”.

In tal senso, mi domando: che cosa ci riserverà ancora quella mano divina e onnipotente, giusta e misericordiosa, che scrive dritto sulle righe storte e che umilia la potenza per mezzo della debolezza? È questa la fine del suo intervento, o soltanto il principio?

Concludo con un breve riferimento ai messaggi di Anguera, che si commenta da solo:

«Cari figli, un ordine sarà dato e le porte saranno chiuse. Ai consacrati sarà impedito di compiere le proprie funzioni e gli uomini fedeli avranno di che piangere e lamentarsi» (messaggio n. 2990, del 30 aprile 2008).

O Vergine santa, corredentrice e mediatrice di grazia, in queste ore di passione per la Chiesa intera, e in quelle peggiori che potrebbero arrivare, rimani accanto a noi, così come – forte e materna – sei rimasta ai piedi della croce del tuo Figlio divino. Amen.

Padre Giocondo da Mirabilandia

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[1]             Padre Furio da Bastardo (PG), di cui ho già parlato in un post precedente.

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