Monaca Guerriera: “Dalla mia clausura eucaristica dico che il Signore ci ha lanciato un monito salutare”

Cari amici di Duc in altum, dopo un lungo periodo di silenzio mi ha scritto la Monaca Guerriera. Non ci pensiamo mai, ma anche nei monasteri la vicenda del coronavirus ha determinato qualche conseguenza, e non di poco conto. Il punto di vista della Monaca Guerriera, espresso come sempre in modo alquanto diretto e deciso, potrà sconvolgere qualcuno, ma ci mette a confronto con una realtà nella quale le nostre abituali gerarchie di valori sono capovolte e nulla è più oggettivo, concreto e vitale della fede.

A.M.V.

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In questi giorni di forzata quarantena e isolamento per tutti, si ha la sensazione come di un’attesa che preluda a un evento più grande. Il Signore ci lancia un monito salutare e aspetta la nostra risposta. Risposta che però non arriva, o almeno non arriva dalla Chiesa gerarchica come in tempi passati.

Come non vedere, infatti, che nei comunicati delle varie diocesi manca il riferimento alla fede? La “salute pubblica” non è un concetto cattolico, eppure questi lupi travestiti da pastori ci esortano, in nome della “salute pubblica”, del “senso di responsabilità” e del “bene comune”, come se questi fossero valori morali assoluti, a rinunciare al Santo Sacrificio e alla Santa Eucarestia. Nascosti nei loro palazzi, trasmettono in streaming le Messe virtuali, non valide per adempiere il precetto da cui arbitrariamente dispensano i fedeli. Essi non hanno paura della malattia, ne sono terrorizzati, cosa alquanto inspiegabile per dei consacrati a Dio che nel contatto col Divino dovrebbero sapere bene che la morte è l’incontro con Dio e che, mentre se ne ha una paura naturale, la si desidera anche come scopo di tutta l’offerta della vita.

Le persone negli ospedali stanno morendo senza il conforto dei sacramenti oltre che isolate dai propri cari, mentre questi nostri vescovi trasmettono su Facebook le loro catechesi.

Nemmeno i monasteri sono risparmiati dalla sofferenza del momento attuale. Anche noi monache, come voi laici, siamo state private dei sacramenti. Innanzitutto, per la confusione del momento iniziale, che ha visto una reazione rigidissima anche in tanti sacerdoti e in primis nei vescovi, poi in diversi monasteri si è assicurata la celebrazione della Santa Messa, ma non la Comunione, che deve essere consegnata sulla mano, con decisione illegittima da parte della Cei e dei singoli vescovi.

Dal punto di vista della privazione dei sacramenti, la cosa è molto più grave per noi monache, che non siamo in una clausura sanitaria ma in una “clausura eucaristica”, che senza il suo centro perde la ragione d’esistere. È dovere gravissimo dei pastori, infatti, assicurare alle monache, che non possono muoversi, la possibilità di accostarsi ai sacramenti. Per esemplificare, è come se per le monache fosse sempre domenica, con l’obbligo grave di prendere parte alla celebrazione della Messa cosiddetta conventuale, appunto.

Da più parti, anche in modo ufficiale dalla Cei e dai vari vescovi, sono arrivate richieste di preghiere ai monasteri per la situazione che stiamo vivendo, ma i monasteri stessi sono privati del sostegno dei sacramenti. La Comunione, pur contro tutte le norme igieniche, si consegna soltanto in mano ed è evidente che qualunque monaca ben formata si guarderà bene dall’oltraggiare in questo modo il Corpo di Cristo. Non esiste obbedienza che possa comandarlo. E ne saranno gravemente responsabili gli stessi sacerdoti, che mentre consegnano Cristo per trenta denari alle mani sporche (e comunque molti fedeli si sono rifiutati), non si sentono a disagio di fronte alle Spose di Cristo che restano senza Comunione.

Quale preghiera può “squarciare i cieli” senza l’unione a Cristo nel Santissimo Sacramento? Gli stessi pastori, che domandano la preghiera e poi tagliano il filo vitale che unisce le monache a Cristo, come hanno fiducia di ottenere da Dio quanto domandano?

La Monaca Guerriera

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La fotografia è di Aldo Maria Valli ©

 

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