La situazione nei Luoghi Santi

La Città Santa di Gerusalemme negli ultimi giorni è testimone di circostanze inedite. Non è solo vuota di pellegrini e visitatori, ma anche di gran parte dei suoi abitanti, soprattutto dopo la chiusura delle scuole (anche cristiane) di ogni ordine e grado e l’annullamento di tutte le prenotazioni alberghiere per i mesi di marzo e aprile, mesi che di solito vedono un enorme aumento del numero di pellegrini provenienti da tutto il mondo per celebrare la Resurrezione di Gesù in Terra Santa. Tutto questo avrà naturalmente delle ripercussioni economiche sul settore turistico, compresi i negozi di souvenir, gli uffici turistici, gli alberghi e i ristoranti.

Molti ristoranti hanno già chiuso, mentre gli altri offrono solo servizi di consegna. In alcune zone della città, come la Porta di Damasco, la Città Vecchia, la Via Dolorosa e la Chiesa del Santo Sepolcro, sono stati effettuati interventi di sanificazione.

Questo dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu, sabato 14 marzo, ha emanato un decreto precauzionale per combattere la diffusione del coronavirus. Questo provvedimento prevede il divieto di raduni di più di dieci persone e la chiusura di tutti gli istituti scolastici, compresi i gruppi giovanili e le attività extrascolastiche, a partire da domenica 15 marzo.

Il ministero della Salute israeliano ha ordinato la chiusura di palestre, piscine, parchi di divertimento, zoo, sedi di conferenze, siti del patrimonio culturale e tutte le altre aree ricreative. Lunedì 16 marzo Netanyahu ha emanato ulteriori regolamenti che impongono lo stato di emergenza al settore pubblico, mentre il settore privato dovrà limitare il numero dei suoi dipendenti, invitando il 70% di loro a fare smart-working. Lo stato di emergenza non si applica a supermercati, farmacie, banche e istituzioni assistenziali.

Il divieto di raduni di gruppo di più di dieci persone si applica anche alle attività religiose, tenendo conto del mantenimento di una distanza di due metri l’uno dall’altro. Il ministero della Salute ha anche raccomandato alle persone di astenersi il più possibile dall’utilizzare i mezzi pubblici.

L’emanazione di queste norme è avvenuta dopo l’aumento crescente del numero di israeliani a cui è stato diagnosticato il coronavirus, che ha raggiunto i 427 contagiati mercoledì mattina, 18 marzo. Cinque malati sono attualmente in gravi condizioni, mentre il resto soffre di sintomi lievi; undici sono completamente guariti e oltre 200 sono attualmente ricoverati in ospedale.

Secondo il ministero della Salute, oltre 50 mila israeliani sono in quarantena.

Malgrado il disappunto di molti, il governo israeliano ha dichiarato la sua intenzione di utilizzare strumenti digitali per monitorare i cellulari, al fine di assicurarsi che le persone rispettino la quarantena e di informare coloro che sono stati vicini a chi ha ricevuto la diagnosi del virus nelle ultime due settimane.

Giovedì 5 marzo il Patriarcato latino di Gerusalemme ha emanato delle linee guida precauzionali per ridurre la diffusione del coronavirus, che non si limita solo alle “parrocchie, chiese, cappelle, case religiose e qualsiasi altro luogo di culto nel territorio di Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour e Gerico”, ma anche “a tutto il territorio della Palestina”.

Anche l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa ha emanato, venerdì 13 marzo, ulteriori linee guida per tutte le parrocchie e le chiese, tra cui l’esortazione ad attenersi alle istruzioni delle autorità civili, ad evitare gli incontri, ad astenersi dal baciare icone e statue sacre e a non stringere le mani.

Domenica 15 marzo il Vaticano ha annunciato che le celebrazioni della Settimana Santa a Roma si svolgeranno senza la presenza fisica dei fedeli, vista la tremenda epidemia del virus in Italia. Tuttavia, le udienze generali e l’Angelus presieduto dal Santo Padre saranno disponibili in diretta streaming sul sito ufficiale del notiziario vaticano fino al 12 aprile.

A Gerusalemme, terra della Passione e della Resurrezione di Cristo, dove ogni anno migliaia di pellegrini convergono per celebrare la Pasqua e la Settimana Santa, si prevede che le celebrazioni di quest’anno saranno oggetto di misure preventive e restrittive. Ha dichiarato monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme: “Stiamo tutti vivendo un grande senso di impotenza, vorremmo fare molte cose, ma non possiamo farle, e forse dobbiamo alzare lo sguardo e affidare al Signore ciò che non possiamo fare. Nel mondo ebraico, perché la preghiera sia valida, ci vuole un gruppo di almeno dieci uomini (in ebraico si chiama Minyan). Non necessariamente in una sinagoga, può essere ovunque, ma devono essere almeno dieci. E penso che in questo momento anche noi cristiani ci dobbiamo unire a questa antica tradizione, essere almeno dieci, quindi mantenere un minimo di comunità”.

A proposito delle celebrazioni della Settimana Santa, l’arcivescovo ha aggiunto: “Stiamo pensando come far la settimana santa, è tutto nuovo quindi anche per noi è una grande sorpresa. Di chiudere il Santo Sepolcro non se ne parla, quindi dovremmo trovare un modo di pregare rispettando la legge, il Santo Sepolcro è molto ampio, pensiamo forse a fare due, tre gruppi di dieci al massimo, separati l’uno dall’altro, rinunciando alle processioni tradizionali, andando all’essenziale della celebrazione dell’Eucarestia, dei misteri che si celebrano nella Settimana Santa”.

Da parte loro, le istituzioni islamiche di Gerusalemme hanno dichiarato domenica 15 marzo la chiusura della moschea di Al-Aqsa e di altre moschee del complesso, tra cui la Cupola della Roccia, come metodo precauzionale per prevenire la diffusione del coronavirus. Tutte le preghiere si terranno nella vasta spianata delle moschee, tenendo presente la distanza di due metri l’una dall’altro. La chiusura comprende cinque moschee.

Domenica 15 marzo alti funzionari della polizia israeliana si sono diretti a casa del rabbino ultra-ortodosso lituano Chaim Kanievsky, leader della comunità Haredi, che ha violato le norme emanate dal ministero della Salute mantenendo aperte le scuole del Talmud Torah per decine di migliaia di studenti. Egli ha poi promesso di rispettare le misure del ministero, limitando il numero di studenti radunati a dieci alla volta. I leader di altre correnti religiose ebraiche hanno rispettato le chiusure.

In Giordania, il Consiglio dei leader della Chiesa ha emanato misure per evitare la diffusione del coronavirus sabato 14 marzo. Le misure hanno incluso la sospensione di tutte le Sante Messe e le preghiere nelle chiese per due settimane, la partecipazione ai funerali ai soli parenti dei defunti, la sospensione di tutte le attività della chiesa e dei raduni per due settimane, nonché la previsione che le cerimonie di fidanzamento siano appannaggio delle sole coppie e delle loro famiglie, all’interno delle loro case.

Fonte: Patriarcato latino di Gerusalemme

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