I cattolici al tempo del coronavirus / 18

Cari amici di Duc in altum, questa nuova puntata della rubrica I cattolici al tempo del coronavirus è monografica, tutta dedicata alle reazioni dopo la preghiera del papa nella piazza San Pietro vuota. Tantissimi i commenti che ho ricevuto. Ne ho selezionati alcuni.

A.M.V.

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Gentile Aldo Maria Valli, leggo che l’antico e prezioso crocifisso miracoloso di San Marcello al Corso, portato in piazza San Pietro per la preghiera del papa, è stato danneggiato a causa della pioggia. Non vorrei ragionare col senno di poi, perché è troppo facile, però devo dire che, mentre guardavo la diretta televisiva, ho subito pensato: “Ma non potevano proteggere questo crocifisso dalle intemperie?”. Sarebbe bastato un piccolo riparo. Devo anche dire che vedere il papa protetto da una tettoia e il povero crocifisso tutto bagnato, come abbandonato, ha suscitato in me una brutta impressione. E poi perché non c’è stata una vera e propria benedizione urbi et orbi con la formula rituale? Sono troppo critica? Non lo so, spesso me lo chiedo.

Lettera firmata

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Caro Valli, la ringrazio per quanto ha scritto ieri nel suo blog, quando ha detto che la sera del 27 marzo piazza San Pietro era infinitamente piena, non vuota.

Partecipare al momento di preghiera con il papa è stata una gioia immensa e dobbiamo ringraziare Francesco per la benedizione urbi et orbi e la possibilità di indulgenza plenaria.

Abbiamo chiesto a Gesù di fermare l’epidemia che sta imperversando nel mondo, come già fece attorno al 1600 con la peste a Roma. Il Vangelo ci ha fatto rivivere quanto successo sulla barca con Gesù e i discepoli, la barca che contiene tutti noi. Gesù ordinò al mare di tacere e di calmarsi e il vento cessò e ci fu grande bonaccia. I discepoli furono presi da grande timore e iniziarono a chiedersi: chi è dunque costui?

Dio non ci abbandona mai e Colui che ci ha creati non ci salva senza di noi, aspetta il nostro “sì” libero, la nostra richiesta di salvezza. Papa Francesco ci ha mostrato Colui che salva il mondo e che dobbiamo pregare, perché ci dia la capacità di riconoscerlo.

Preghiamo affinché non vengano a noi rivolte le domande di Gesù ai discepoli: perché avete paura? Non avete ancora fede?

Ad Jesum per Mariam

Marco Ferrari

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Caro Aldo Maria, sono stato male tutta la sera dopo aver seguito il papa in televisione, per la benedizione nella piazza vuota. Vedo che è un osanna generale, ma a me in realtà, Dio mi perdoni, è apparso un gesto fatto con poco amore. Il discorso mi è sembrato una normale omelia della domenica sul brano evangelico, certamente anche con alcuni passaggi belli, ma, date le circostanze mi aspettavo una forte e accorata domanda di perdono.

Chi dice che è in realtà da parte di Francesco è stato un gesto straordinario e potente sostiene che chi non l’ha apprezzato non ha fede. Ecco, probabilmente non ho apprezzato perché ho il cuore cattivo e poca fede. Ma quei soliti richiami un po’ sociologici e sentimentali alla solidarietà, alla fraternità, all’accoglienza, mi hanno dato fastidio. “Siamo tutti sulla stessa barca, ne verremo fuori solo tutti insieme”. Parole scontate.

Ma se non chiediamo perdono a Dio per gli abomini, per le innumerevoli morti innocenti, per le idolatrie, per i terribili tradimenti anche degli uomini di Chiesa, che cosa potrà cambiare? Cosa ha capito la gente?  Solo, temo, che siamo vittime di una terribile avversità giunta chissà perché e che Dio ci chiede di non avere paura perché lui ci aiuterà se glielo chiediamo.

Pensavo che il papa si sarebbe cosparso il capo di cenere, che si sarebbe gettato a terra davanti al crocifisso e al Santissimo, perché tutti lo facessero, invece ha solo genericamente accusato l’umanità di una pretesa di autosufficienza e davanti al Santissimo è rimasto seduto. Lo so, è claudicante e mi ha fatto anche un po’ tenerezza, è un povero vecchio uomo. Il fatto è che probabilmente sono prevenuto e so bene che le mie impressioni possono essere viziate da pregiudizio. Ho la sensazione però che le riprese televisive (immagini, particolari, silenzi e suoni improvvisi) abbiano suscitato delle ondate emozionali che in realtà non aiutano a cogliere il nocciolo della questione. L’umanità e una parte della stessa Chiesa si sono piegate a un male pervasivo come mai prima. L’epidemia è forse un avvertimento, perché i cuori si convertano prima che sia troppo tardi. Questo è quanto dicono in realtà anche tanti mistici e ci ha ripetuto la Madonna nelle apparizioni, da Fatima in poi. Da parte del papa invece è emersa soprattutto una visione ancora una volta un po’ buonista, quasi di una umanità che è immersa nelle tenebre scese improvvisamente e che è preda della paura semplicemente per la sua poca fede, per uno stile di vita improntato a una falsa autosufficienza. Per carità, cose vere, ma mi pare che sia una lettura che non va al cuore del problema. Caro Aldo Maria, credo che siano iniziati i tempi della prova e questa era una grande occasione per fare come fece Ninive.  Temo invece che sia stata sprecata.

Un caro saluto in Gesù e Maria.

Lettera firmata

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Caro papa Francesco, posso chiederti perché non ti sei inginocchiato, neppure per un istante, davanti al Santissimo quando hai pregato contro il coronavirus, la sera di venerdì 27 marzo? Mi dicono che hai problemi alle gambe e ci credo. Però altre volte ti sei inginocchiato o prostrato, per esempio per la lavanda dei piedi oppure per baciare i piedi di leader politici. Penso che, con un piccolo sforzo e l’aiuto del cerimoniere, avresti potuto farlo anche davanti al Santissimo. Mi spiace dirlo, ma sento un grande vuoto: avverto che la Chiesa, proprio in un momento così difficile, è senza pastore. Non vorrei dirlo, ma è così.

Lettera firmata

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Caro Valli, conoscevo un anziano parroco che, pur impedito dal male che lo affliggeva, non mancava mai di inginocchiarsi davanti al Santissimo. Negli ultimi tempi per genuflettersi impiegava alcuni minuti, ma voleva farlo, e da solo! Papa Francesco invece, durante l’adorazione nell’atrio della basilica di San Pietro, la sera del 27 marzo, è rimasto seduto. Perché? Perché non ha chiesto al suo cerimoniere di essere aiutato per una genuflessione? Noi cattolici restiamo sconcertati. Scusi lo sfogo.

Lettera firmata

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Caro Valli, avrei due domande. Perché davanti al Santissimo, il 27 marzo, il papa non si è genuflesso neppure per un istante in segno di venerazione e rispetto? E perché il 25 marzo, nel giorno dell’Annunciazione, non ha recitato l’Angelus, che consiste appunto nelle parole dell’annuncio dell’angelo a Maria (cfr Lc 1) e l’ha sostituito con la preghiera del Padre nostro? Forse per non urtare i protestanti? Ma così ha urtato noi cattolici!

Lettera firmata

 

 

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