“Quanto resta della notte?”. Una strana giornata di preghiera e tante domande

Cari amici di Duc in altum, a breve distanza dal suo precedente intervento è sceso di nuovo in campo il Giovane prete, che questa volta ha sentito di non poter tacere di fronte alle parole con le quali ieri il papa ha presentato la giornata di preghiera e digiuno.

A.M.V.

***

Caro Aldo Maria, scusa se ti scrivo ancora, ma le parole del Santo Padre di ieri mattina mi hanno lasciato così sbigottito che volevo condividere con te alcune riflessioni.

Inizio riportando le parole esatte del suo discorso: «L’Alto Comitato per la Fratellanza Umana oggi ha indetto una giornata di preghiera e digiuno, per chiedere a Dio misericordia e pietà in questo momento tragico della pandemia. Tutti siamo fratelli. San Francesco di Assisi diceva: “Tutti fratelli”. E per questo, uomini e donne di ogni confessione religiosa, oggi, ci uniamo nella preghiera e nella penitenza, per chiedere la grazia della guarigione da questa pandemia (…) E per questo oggi, tutti, fratelli e sorelle, di qualsiasi confessione religiosa, preghiamo Dio (…) Forse ci sarà qualcuno che dirà: “Questo è relativismo religioso e non si può fare”. Ma come non si può fare, pregare il Padre di tutti? Ognuno prega come sa, come può, secondo la propria cultura. Noi non stiamo pregando l’uno contro l’altro, questa tradizione religiosa contro questa, no! Siamo uniti tutti come esseri umani, come fratelli, pregando Dio, secondo la propria cultura, secondo la propria tradizione, secondo le proprie credenze, ma fratelli e pregando Dio, questo è l’importante! Fratelli, facendo digiuno, chiedendo perdono a Dio per i nostri peccati, perché il Signore abbia misericordia di noi, perché il Signore ci perdoni, perché il Signore fermi questa pandemia. Oggi è un giorno di fratellanza, guardando l’unico Padre, fratelli e paternità».

Sono rimasto subito colpito da quella sorta di obbedienza del papa a un’autorità che egli sembra considerare superiore a lui, il cui nome è tutto un programma: Alto Comitato per la Fratellanza Umana. Va bene che siamo nel tempo in cui le nostre vite sono appese ai “comitati”, ma non ci vuole un genio per capire, solo dal nome, di cosa “puzzi” questo organismo. E non ci rassicura minimamente il fatto che a presiederlo sia oggi un cardinale di santa romana Chiesa.

Entrando però nella sostanza delle parole del pontefice, quello che salta subito agli occhi è la mancata distinzione tra la Rivelazione cristiana e le tradizioni religiose. Non si può parificare la “Rivelazione piena e definitiva”, rivelata dall’alto da Dio, con le ispirazioni religiose prodotte dal basso, dall’anima religiosa degli uomini. Un conto è “chi Dio ci ha rivelato essere”, un altro sono le idee che gli uomini si sono fatti della/delle divinità nel corso della storia!

Dire che “ognuno prega il Padre di tutti secondo la propria cultura e tradizione” è sia errato in sé (ma quale altra religione prega Dio come “Padre”?) sia una clamorosa professione di indifferentismo religioso che offende in alcuni punti importanti la fede cristiana, perché:

a) Ferisce la preghiera nel suo essere un atto di culto rivolta al vero Dio nel modo dovuto.

Far passare l’idea che tutti preghiamo lo stesso Dio è un grosso equivoco, che viola il primo comandamento: “Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altri dei all’infuori di me. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Es 20, ribadito da Gesù in Mt 4,10).

Quando invece la preghiera è diretta a false divinità si parla di “superstizione” o “idolatria”. Per questo i papi negli incontri interreligiosi, pur camminando sul filo del rasoio, non hanno mai pregato “verbalmente” insieme ai rappresentanti delle altre religioni. La Chiesa ha sempre pregato “per” tutti gli uomini, mai “con” loro.

Il papa dice che “forse ci sarà qualcuno che dirà che sia relativismo”, tuttavia mi permetto di rilevare che nel caso preso in esame siamo di fronte a una chiara excusatio non petita, accusatio manifesta, perché quello che poi dice è esattamente la definizione di relativismo nella sua versione indifferentista. Il problema non è che qualcuno lo possa pensare, è che lo è veramente!

Inoltre, non si capisce cosa c’entri il relativismo con il “pregare uno contro l’altro”, dato che mai nessuno lo ha interpretato così.

b) Ferisce la necessità universale del Redentore.

C’è un unico Mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo Nostro Signore, vero Dio e vero uomo (1Tm 2,5); nel suo nome ogni ginocchio deve piegarsi in cielo, sulla terra e sotto terra (Fil 2,10); nessuno va al Padre se non per mezzo di Lui (Gv 14,6); in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati (At 4,16).

Il papa, avvallando senza alcuna distinzione il fatto che ognuno possa pregare il suo Dio, fa rientrare Gesù Cristo dentro il pantheon delle altre religioni, vanificando la pretesa cristiana di essere la Rivelazione di Dio.

Inoltre, si manca di vera carità verso i non cristiani ai quali viene fatto credere che possano salvarsi senza passare dalla mediazione di Cristo. È come se si dicesse che solo i cristiani debbano piegare le ginocchia dinanzi a Cristo, mentre gli altri ne siano esentati, il che rappresenta un implicito incoraggiamento a perseverare nei peccati contro la fede, continuando a mantenere i non credenti lontani dalla verità.

c) Ferisce la fede dei cattolici.

La fede cattolica è ridotta a “tradizione culturale”, la cui professione non è più vista come necessaria ai fini della bontà della vita e della salvezza eterna, e ogni anelito missionario viene polverizzato: infatti, perché andare in missione quando tutti si possono salvare mediante le loro credenze?

d) Nega il valore ontologico del sacramento del Battesimo

Il Battesimo, che trasforma le creature in figli di Dio, capaci di rivolgersi a Lui chiamandolo “Padre” (Gal 4,6), in questo modo è reso inutile.

Non c’è dubbio che un’iniziativa di questo genere, se guardata per bene, andando oltre la barriera mielosa del “siamo tutti fratelli”, si configura come un’operazione di indifferentismo religioso, da sempre obiettivo primario della Massoneria e di tutti coloro che alzano verso il cielo l’empio grido: “Non vogliamo che Costui venga a regnare su di noi!” (Lc 19,14).

Caro Aldo Maria, mettiamo anche questa azione di Francesco nella lista ormai lunga dei suoi atti che sono francamente incomprensibili. Mi chiedo: ma che fine ha fatto la Congregazione della dottrina della fede? Esiste ancora? Ogni giorno che passa ne sentiamo una peggio dell’altra e nessuno dice nulla. Una forza preternaturale sta colpendo la gerarchia della nostra amata Chiesa, facendoci rivivere in prima persona le parole di Gesù: «Tutti rimarrete scandalizzati perché sta scritto: percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse». Scandalo, pastori non pervenuti, pecore che vanno per conto loro…

Chiesa A.D. 2020: il buio avanza e chiedo a te e a tanti tuoi lettori, sentinelle dei nostri giorni: «Quanto resta della notte? Quanto resta della notte?» (Is 21,11).

Il Giovane prete

 

I miei ultimi libri