Letture / San Giovanni Paolo Magno

Cari amici di Duc in altum, in occasione del centenario della nascita di Karol Wojtyła (18 maggio 1920 – 18 maggio 2020), Aurelio Porfiri propone per la rubrica Letture il libro di don Luigi Maria Epicoco San Giovanni Paolo Magno, che contiene un’intervista a papa Francesco.

A.M.V.

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Non c’è dubbio che tra i pontefici che più hanno avuto influenza sulla storia recente, e non solo ecclesiastica, Giovanni Paolo II è sicuramente un protagonista. Non è sorprendente quindi che in occasione dell’anno in cui si festeggia il centenario della sua nascita ci siano varie iniziative editoriali per ricordarlo. Tra queste si inserisce il volume San Giovanni Paolo Magno (San Paolo 2020), con testi di don Luigi Maria Epicoco, docente di filosofia e scrittore attivo nel campo della spiritualità, e con una lunga intervista a papa Francesco, in cui l’attuale pontefice ripercorre il suo rapporto con Giovanni Paolo II e anche alcuni aspetti della sua stessa storia personale.

Un libro in cui non dobbiamo cercare un approfondimento critico sul lungo pontificato del papa polacco, in quanto l’intento celebrativo, direi apologetico, è evidente fin dalle prime pagine. E certamente Giovanni Paolo II ha molto per cui essere lodato, se pensiamo che fu un lottatore instancabile per la difesa di valori non negoziabili e per frenare le derive interne alla Chiesa stessa, derive che poi hanno continuato a lavorare fino al giorno d’oggi.

Giovanni Paolo II è stato un grande pontefice, ma ha anche dovuto affrontare afide senza precedenti, se pensiamo alla sua battaglia contro il comunismo, con cui non cercò tanto una pacifica convivenza, forse non possibile, ma un confronto a viso aperto. Certo, non dimentichiamo che la sua stagione fu quella dell’eredità della ostpolitik che vide come protagonista più eminente il cardinale Agostino Casaroli, una eredità del tempo di Paolo VI che oggi è sottoposta a qualche rilievo critico per valutarne l’effettiva efficacia.

Nel volume è riportato un passaggio dal libro Dono e mistero che Giovanni Paolo II pubblico nell’anniversario dei cinquant’anni di ordinazione sacerdotale. Parla appunto del sacerdozio, e dice: «Non v’è dubbio che il sacerdote, con tutta la Chiesa, cammina col proprio tempo, e si fa ascoltatore attento e benevolo, ma insieme critico e vigile, di quanto matura nella storia. Il Concilio ha mostrato come sia possibile e doveroso un autentico rinnovamento, nella piena fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione. Ma al di là del dovuto rinnovamento pastorale, sono convinto che il sacerdote non deve avere alcun timore di essere “fuori tempo”, perché l’”oggi” umano di ogni sacerdote è inserito nell’”oggi” del Cristo Redentore. Il più grande compito per ogni sacerdote e in ogni tempo è ritrovare di giorno in giorno questo suo “oggi” sacerdotale nell’”oggi” di Cristo, in quell’”oggi” del quale parla la lettera agli Ebrei. Questo “oggi” di Cristo è immerso in tutta la storia, nel passato e nel futuro del mondo, di ogni uomo e di ogni sacerdote. “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e sempre” (Eb 13,8)». Mi sembra un passaggio molto bello e molto significativo. Ci fa pensare anche al concetto di Tradizione, sul quale si esprime così papa Francesco: «La Tradizione è tale solo se cresce. C’è una definizione molto bella del musicista Gustav Mahler, che dice che la tradizione è la garanzia del futuro, non la custodia delle ceneri. In questo senso io penso che la Tradizione sia come la radice. Tutta la radice dà nutrimento all’albero, ma l’albero è più della radice, e il frutto è più dell’albero. La Tradizione deve crescere, ma crescere sempre nella stessa direzione della radice: Ut annis scilicet consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate. Con gli anni si consolida, con il tempo si dilata, con l’età si approfondisce (san Vincenzo di Lérins, ndr)». E certamente, penso di poter dire seguendo il pensiero sviluppato dall’attuale papa, il frutto non può contraddire l’albero, né l’albero contraddire la sua radice. Infatti, proprio nella Scrittura leggiamo: dai frutti li riconoscerete.

Pensando all’attenzione di Giovanni Paolo II per la figura femminile, papa Francesco fa una bella riflessione: «La donna è colei che riesce a fare spazio a questa fatica del cuore. È colei che insegna alla Chiesa ad attraversare la notte e a fidarsi del giorno quando ancora il giorno è lontano. Solo una donna riesce a insegnarci un amore fatto speranza». Un ruolo quindi importante, nella Chiesa, quello della donna: tutto suo e particolare nella sua diversità.

Questo libro, come detto, è utile per chi voglia conoscere il pensiero dell’attuale pontefice sul suo grande predecessore, e per ripercorrere alcuni passaggi della vicenda umana e spirituale di Giovanni Paolo II, un pontefice sulla cui azione ancora molto ci sarà da dire e da investigare nei decenni a venire.

Aurelio Porfiri

 

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