Nel mondo ma non del mondo

Cari amici di Duc in altum, ricevo da Aurelio Porfiri questa riflessione che volentieri vi propongo.

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Nel 1984, in un incontro a Firenze, il grande mistico Divo Barsotti affermava: “Ed ecco ora la cosa grande, grandissima: non c’è più necessità del monachesimo istituzionale perché oggi il mondo è contro il Cristianesimo. Il Cristianesimo ora è rigettato dal mondo; noi siamo oggi come all’epoca dei primi cristiani: il mondo non ci conosce più, ci rigetta, siamo degli emarginati nel mondo di oggi. Che bellezza! Questo è il vero Cristianesimo; come dobbiamo essere contenti! Ora infatti possiamo e dobbiamo vivere il monachesimo nel mondo, perché ora sentiamo di non essere del mondo”.

È un pensiero molto importante, pregno di grandi contenuti. Possiamo vivere una sorta di monachesimo diffuso, proprio perché oramai il mondo, che è ostile al cristianesimo, è divenuto campo privilegiato per la nostra battaglia spirituale.

Certamente, il terreno di battaglia più importante rimane sempre il cuore di ogni uomo, in quanto noi stessi siamo i nostri più grandi nemici. Ma avere un’attitudine da monaco o monaca nel mondo di oggi aiuta.

Perché il mondo ci disprezza? Su questo sarebbe interessante riflettere a fondo. Al capitolo 17 del Vangelo di Giovanni viene detto: “Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura.  Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia.  Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.

Nel mondo, ma non del mondo. Questo è l’insegnamento di Gesù. Significa che nel mondo dobbiamo starci non come abitanti, ma come passeggeri in un’area di transito. Il mondo non ci appartiene, e noi non apparteniamo al mondo. Proprio per questo, vivendo una spiritualità di tipo monastico anche nella vita quotidiana, riusciamo a creare quello spazio che ci permette di non perderci nel caos della contemporaneità.

Divo Barsotti si rallegrava del disprezzo del mondo e dovremmo farlo anche noi. Perché la mentalità mondana è quella del culto del disordine rispetto all’ordine, del disequilibrio rispetto all’equilibrio, dell’imperfetto rispetto al perfetto. Ricordiamoci che se pure noi dobbiamo avere misericordia per tutte le nostre imperfezioni, ci viene sempre chiesto di tendere alla perfezione del nostro Padre celeste. Il disprezzo del mondo, verso coloro che vivono il cristianesimo in modo intenso e integrale (che non significa integralista) in fondo è un bene. Non dobbiamo certo odiare il mondo, ma ciò che di esso ci perverte. Il mondo è il terreno della redenzione, esso ha tante cose buone che vanno amate, anche se spesso ne abusiamo. E ci sono tante cose nel mondo che sono belle e che ci fanno bene, dal cibo all’amicizia, dall’arte alla cultura, e tanto altro. Questa che viviamo oggi non è una battaglia fra cristianesimo e anticristianesimo, ma fra umano e antiumano. Dobbiamo ricordare che difendere i valori cattolici tradizionali non significa soltanto aderire a una fede, ma ritornare in sé stessi, in ciò che noi siamo di più vero e profondo.

Ripeto le parole di don Divo Barsotti: “Il Cristianesimo ora è rigettato dal mondo; noi siamo oggi come all’epoca dei primi cristiani: il mondo non ci conosce più, ci rigetta, siamo degli emarginati nel mondo di oggi. Che bellezza!”. Da peccatori, cosa che non dobbiamo mai dimenticare di essere prima di tutto, dobbiamo continuare questa battaglia, non dobbiamo mai smettere la nostra militanza da monaci del mondo, monaci imperfetti e peccatori, a volte perduti nei propri peccati, ma che sempre cercano e vogliono camminare per quella strada che sola conduce alla vita eterna.

Aurelio Porfiri

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