Diavolo d’un subconscio. Il peccato originale alla luce di “Amoris laetitia”

Ricevo da don Alfredo Morselli e volentieri vi propongo questo contributo.

***

In che modo si svolsero i fatti in occasione del peccato originale? Sappiamo che, come direbbe padre Arturo Sosa, preposito generale della Compagnia di Gesù, a quel tempo non c’era il registratore, e il Padreterno non aveva bisogno di telecamere di sorveglianza. E poi è finita l’epoca in cui si cercava il fatto storico nella Bibbia! Conta solo il nostro incontro con la parola. Non dobbiamo più chiederci cos’è il peccato originale, ma che cosa esso significhi per noi.

Allora, con la benedizione dell’esegesi moderna, andiamo a vedere che successe. Che poi sia vero o no, che importa? Importa solo quello che il racconto ci dice oggi e l’esperienza che ne scaturisce.

Eva stava dunque lavorando a maglia sotto l’albero della conoscenza del bene e del male, quando le si avvicinò il serpente.

– Buongiorno Eva, possiamo fare due chiacchiere?

– Va bene, anche se in realtà tu non esisti veramente. Il capo dei gesuiti ha detto che sei solo un simbolo del male oppure un prodotto del subconscio; anche se ti fai passare come il più astuto di tutti gli animali selvatici, praticamente sto parlando da sola.

Allora il demonio, rammaricandosi tra sé e sé che per portare qualcuno all’inferno a volte dovesse fare la figura del cretino, ma compiacendosi non di meno per il successo avuto tra la cosiddetta Compagnia di Gesù (che ormai – secondo lui, sia chiaro! – poteva dirsi la Compagnia del demonio), cominciò il discorsetto che si era accuratamente preparato fin da subito dopo la cacciata dal Cielo.

– Cara Eva, è vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?

– Ma no, cosa hai capito?! Solo del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto “Non dovete mangiarne”.

– Ma sei sicura che valga in tutti i casi? Non penserai mica che sia un assoluto morale?

– Un assoluto che?

– Un assoluto morale, cioè un’azione che, se compiuta con piena avvertenza e deliberato consenso, è sempre peccato…

– Perché… non è così?

– Assolutamente no! È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano.

– Diavolo di un subconscio! Spiega, che mi interessa! Perché quel frutto è proprio buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile!

– Vedi, Eva, ci sono situazioni particolari in cui non è possibile fare altro che peccare; e bisogna vedere caso per caso: è vero che quanto vi ha comandato il buon Dio, è un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella sua formulazione non può abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari.

– Mi puzza di zolfo questo discorso: il Padreterno ha detto che non si può…

– Ma no… Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia…

– Ma il buon Dio ci ha detto che se mangiamo quel frutto, noi moriremo…

– Eh! Come la storia dell’inferno… Ormai tutti sanno che è vuoto! Ha detto così giusto per spaventarvi. Alcuni in passato pensavano che il peccato avesse come salario la morte e che tutti morissero non per malattia o incidenti, ma – figurati – a causa del peccato. In realtà un peccato ogni tanto potrebbe rinsaldare i legami affettivi e aiutare a essere fedeli l’uno all’altro. A non sgarrare proprio mai, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli. Caino, ad esempio, potrebbe diventare un violento, e Abele un pastore autistico…

– Ma se il Buon Dio ci becca? Mi sa che non la prende bene…

– No problem, Eva! Ci sono i fattori attenuanti; è vero che questi non riguardano la materia del peccato, ma sono tutto ciò che, impedendo il deliberato consenso, non rende l’atto veramente libero. Ma se mischiamo un po’ le carte, se mettiamo un po’ di etica della situazione e un pizzico di utilitarismo, non faremo fatica a convincerlo che gli atti non sono buoni o cattivi in sé, ma bisogna guardare al risultato. E come potrà dirti qualcosa se tu gli dici che lo hai fatto per amore? Ah! L’amour!

– Ma allora il peccato diventa come l’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, chi lo faccia nessun lo sa…

– Esatto! Brava, tu sì che capisci!

– Beh, come subconscio non te la cavi male, ma non è che poi scoppia un casino: morte, guerre, fame, terremoti…

– Ma no! Non hai sentito la predica di padre Raniero Cantalamessa per il Venerdì Santo 2020? Non avrei potuto scriverla meglio io stesso…

– Diavolo di un subconscio! Non sapevo che tu frequentassi la chiesa…

– E qui ti sbagli. Oggi molti uomini di chiesa sono quelli che mi ascoltano di più!

– Beh, allora dimmi, che ha detto il padre predicatore?

– Ha giustamente detto che “Dio ha dato anche alla natura una sorta di libertà, qualitativamente diversa, certo, da quella morale dell’uomo, ma pur sempre una forma di libertà”.

– Fammi capire: allora la morte, le guerre, i terremoti non sarebbero conseguenze del peccato, ma della libertà che Dio ha dato alla natura?

– Brava! Esatto. Non è più tempo di dire che non si muove foglia che Dio non voglia. Pensa che alcuni hanno scritto che la creazione geme come se stesse partorendo, per volere di Dio che l’ha sottomessa alla caducità, e che anch’essa attenderebbe una sorta di redenzione. Valli a capire!

– Un’ultima cosa: ma perché allora ci ha detto che moriremo?

– Perché è geloso di voi e non vuole che siate trasferiti in un paradiso terrestre molto migliore.

– E dove sarebbe?

– In Amazzonia, cara Eva: un paradiso terrestre dal volto amazzonico: vuoi mettere gli spinelli degli sciamani con le prediche sui migranti? Eva, Eva, dammi retta… in Amazzonia c’è roba buona!

– Ma ci saranno divieti anche lì?

– E beh, tutto non si può avere. Se per caso getti una buccia di banana nel bidone della plastica anziché nell’organico, ti fanno fare il corso della Cei sulla conversione ecologica, nelle sedi del Pd.

[…]

Allora il Signore Dio disse al serpente: “Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

Infine, il Cuore Immacolato della Donna trionferà, e disperderà tutti gli errori, e ci saranno santi pastori che non saranno più cani muti, né parleranno in tuo nome anziché nel nome mio.

Don Alfredo Morselli

***

Cari amici di Duc in altum, vi ricordo i miei ultimi libri

Aldo Maria Valli, Ai tempi di Gesù non c’era il registratore. Uomini giusti ai posti giusti (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Aurelio Porfiri, Decadenza. Le parole d’ordine della Chiesa postconciliare (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Non avrai altro Dio. Riflettendo sulla dichiarazione di Abu Dhabi, con contributi di Nicola Bux e Alfredo Maria Morselli (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Gli strani casi. Storie sorprendenti e inaspettate di fede vissuta (Fede & Cultura, 2020)

Aldo Maria Valli, Le due Chiese. Il sinodo sull’Amazzonia e i cattolici in conflitto (Chorabooks, 2020) 

Aldo Maria Valli (a cura di), Non abbandonarci alla tentazione? Riflessioni sulla nuova traduzione del “Padre nostro”, con contributi di Nicola Bux, Silvio Brachetta, Giulio Meiattini, Alberto Strumia (Chorabooks, 2020)

***

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT65V0200805261000400192457

BIC/SWIFT  UNCRITM1B80

Beneficiario: Aldo Maria Valli

Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!

***

I contributi che appaiono nel blog sono disponibili anche su Telegram.

Potete cercarmi digitando il mio nome, Aldo Maria Valli, oppure cliccate sul link https://t.me/aldomariavalli e poi scegliete: unisciti al canale. 

I miei ultimi libri