Lettera aperta ai sacerdoti in tempo di pandemia

Cari amici di Duc in altum, ho ricevuto da una lettrice, una fedele laica, questa Lettera aperta ai sacerdoti. Volentieri la condivido.

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In questo momento storico così incerto, così unico nella storia dell’uomo, siamo sballottati tra mille angosce e preoccupazioni per il futuro.

Intorno a noi ci sono solo tristezza e preoccupazioni per il domani. A tutto questo, durante il lungo periodo del lockdown, si è aggiunta la chiusura delle chiese e l’impossibilità di partecipare alle celebrazioni liturgiche. Certo abbiamo potuto seguire via streaming le Sante Messe e in molte case si è riscoperta la preghiera grazie all’esempio e all’impegno di tanti sacerdoti che si sono adoperati in tal senso. Eppure, ora che tutto comincia a riprendere anche nella vita ecclesiale, mi sembra che aleggi, sempre, un sottofondo di vuoto e di smarrimento. Sembra quasi che Cristo sia rimasto nel sepolcro piuttosto che risorgere il terzo giorno.

Mi rivolgo allora a voi sacerdoti, pastori del popolo di Dio, e chiedo: non siamo forse noi i testimoni del Risorto? Non siamo noi che dovremmo portare la vita laddove regna la morte, la gioia laddove regna la disperazione? Perché allora, senza voler generalizzare, non mi sembra che come Chiesa stiamo portando l’annuncio della speranza cristiana nel mondo?

Avete (abbiamo) paura del Signore? Le nostre chiese, già quasi deserte, si sono del tutto svuotate. La gente si stordisce con mille diversivi e senza precauzioni ma evita, accuratamente, di andare in chiesa per non favorire assembramenti. In tutto questo si torna a casa più storditi di prima.

Cari sacerdoti, perché non sento da voi una parola ferma, potente, che scuota le coscienze e infonda la forza dello Spirito Santo, quello Spirito che avete ricevuto in forma così speciale durante la vostra ordinazione e vi rende testimoni privilegiati del Signore? Avete anche voi paura, come i discepoli nel Sabato Santo, che se ne stavano chiusi in casa nel timore di fare la stessa fine del Maestro? Eppure, noi sappiamo che il Signore è Risorto, e la morte è vinta. Ci crediamo ancora?

Pregando per voi la Vergine Maria, chiedo: perché se la partecipazione alle celebrazioni si è ridotta e la gente non viene più, non andate voi per le case, per le strade, ad annunciare la Parola? Certo, con tutte le precauzioni, ma perché non portare in ogni casa l’annuncio della Risurrezione?

Cristo vive! Non è morto! Anche con il coronavirus. Lui è la speranza e il vero “vaccino” contro il vuoto della nostra vita. Che gioia e che consolazione recherebbero la visita di un sacerdote là dove c’è disperazione per un lavoro perso, un defunto, uno stato di angoscia, un ammalato che soffre. Sicuramente alcuni di voi già lo fanno, ma perché non farlo tutti, ed estendere questa “visita alle famiglie”, di solito fatta in tempo pasquale, anche al tempo della pandemia?

Vi prego dal profondo del cuore, annunciateci Cristo, la sua Vita e Risurrezione. E Lui che vi ha mandato in tutto il mondo doni a tutti il suo Santo Spirito. Assicurandovi la mia preghiera, vi abbraccio.

Vostra sorella in Cristo

Anna

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Cari amici di Duc in altum, vi ricordo i miei ultimi libri

Aldo Maria Valli, Ai tempi di Gesù non c’era il registratore. Uomini giusti ai posti giusti (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Aurelio Porfiri, Decadenza. Le parole d’ordine della Chiesa postconciliare (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Non avrai altro Dio. Riflettendo sulla dichiarazione di Abu Dhabi, con contributi di Nicola Bux e Alfredo Maria Morselli (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Gli strani casi. Storie sorprendenti e inaspettate di fede vissuta (Fede & Cultura, 2020)

Aldo Maria Valli, Le due Chiese. Il sinodo sull’Amazzonia e i cattolici in conflitto (Chorabooks, 2020) 

Aldo Maria Valli (a cura di), Non abbandonarci alla tentazione? Riflessioni sulla nuova traduzione del “Padre nostro”, con contributi di Nicola Bux, Silvio Brachetta, Giulio Meiattini, Alberto Strumia (Chorabooks, 2020)

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