Se la vita dei sostenitori di Trump vale meno

Vi ricordate la – sacrosanta – indignazione per la terribile morte dell’afroamericano George Floyd che ci ha accompagnato in questi mesi? Dimenticate tutto. Ci sono vite che valgono, e altre no. Quella dei sostenitori di Donald Trump sembra valere pochissimo. Ma ricordiamo i tragici fatti. Come riportato dall’agenzia Agi, gli scontri hanno fatto una vittima anche a Portland, in Oregon, e hanno infuocato ancora di più l’accesa campagna elettorale per le presidenziali degli Stati Uniti. Questa volta il decesso è avvenuto tra le fila dei sostenitori del presidente Donald Trump, secondo una prima ricostruzione. La sparatoria è avvenuta ieri sera intorno alle 20.45 (ora locale, le 5.45 in Italia), nel centro della città sulla costa nord-orientale. Gli agenti, intervenuti sul posto, hanno trovato a terra un uomo raggiunto al petto da un colpo d’arma da fuoco. Le circostanze sono ancora poco chiare, resta ancora da stabilire il collegamento dell’omicidio con le proteste. Dalle foto pubblicate dai media, emerge che la vittima indossava un berretto e una maglietta dei Patriot Prayer, un gruppo locale che sostiene il presidente Usa.

Come riportato da Fox News, Patriot Prayer è la creazione dell’attivista conservatore ed ex candidato al Senato di Washington Joey Gibson. L’uomo che è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Portland nella schermaglia con i manifestanti Black Lives Matter era un sostenitore di Patriot Prayer, gruppo che non ha grande importanza a livello nazionale ma che è ben noto nel Pacifico nord-occidentale. La vittima della sparatoria è stata identificata da Gibson come Aaron “Jay” Danielson, di Portland, soprannominato Jay Bishop.

Aaron “Jay” Danielson però non è George Floyd, non interessa a una certa narrazione, e l’eco della sua morte non conquista le prime pagine dei giornali internazionali. Era un sostenitore di Trump, il presidente repubblicano più odiato dall’opinione pubblica progressista di sempre. Stesso destino anche per Tamarris L. Bohannon, l’agente di polizia di St. Louis che è stato colpito alla testa sabato dai manifestanti ed è morto nelle scorse ore. Lascia la moglie e tre figli. Ma per lui non ci saranno editoriali dedicati né prime pagine: anche se era afroamericano, proprio come George Floyd.

Non solo non indigna la morte del sostenitore di Donald Trump Aaron “Jay” Danielson ma c’è anche chi, fra le fila di Black Lives Matter e Antifa, esulta per la sua barbara uccisione. Alla faccia della tolleranza e di altre belle parole di cui si riempiono la bocca i progressisti. “Era un fottuto nazista. La nostra comunità ha resistito e ha portato fuori la spazzatura”. Lo riporta il New York Post. I video pubblicati dai giornalisti indipendenti Andy Ngo e Ian Miles Cheong mostrano una bandiera americana bruciata mentre la folla festeggia la notizia della morte del supporter del presidente Donald Trump. Cosa ancora più grave, il sindaco dem della città di Portland, Ted Weeler, invece di esprimere le condoglianze alla famiglia del morto, giurando che i colpevoli sarebbero stati assicurati alla giustizia o dicendo che avrebbe finalmente accettato un’offerta permanente di aiuto dal presidente Trump, ha scelto di fare un discorso di campagna politica attaccando il presidente Usa: “Ora voglio che fermi la violenza che hai contribuito a creare. Ciò di cui l’America ha bisogno è che tu venga fermato”. Stiamo assistendo a una situazione esplosiva alimentata da una pericolosissima polarizzazione della società americana che potrebbe portare a nuove tragedie e a ulteriori morti. E anche se tutti scaricano la colpa sul presidente Donald Trump, i democratici non fanno nulla per fermare le violenze dei manifestanti, alimentando caos e disordine. Verso un punto di non ritorno.

Roberto Vivaldelli

Fonte: Inside Over

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