Nella partita Becciu-Pell ora è il cardinale australiano in attacco

Cari amici di Duc in altum, torniamo sul caso Becciu. Lo facciamo con questo articolo, che vi propongo nella mia traduzione, di padre Raymond J. de Souza per il National Catholic Register. Padre de Souza riassume la vicenda mettendo in evidenza il ruolo di Becciu in contrasto con quello del cardinale Pell, il quale, ormai pienamente riabilitato, è tornato in Vaticano e potrà ora parlare con il papa.

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Una conseguenza importante, anche se non primaria, dello sbalorditivo licenziamento del cardinale Angelo Becciu è che porta a completamento da parte del Vaticano ciò che è stato compiuto dall’Alta Corte australiana in aprile, ovvero la totale riabilitazione del cardinale George Pell.

Mentre il cardinale Pell arriva a Roma, dopo tre anni trascorsi in Australia, il contrappunto tra il ritorno del cardinale e la caduta del cardinale Becciu è degno di un romanzo.

“Il Santo Padre è stato eletto per ripulire le finanze del Vaticano: deve essere ringraziato e bisogna fargli le congratulazioni per i recenti sviluppi”, ha affermato il Cardinale Pell in riferimento al licenziamento del suo confratello cardinale. “Spero che l’opera di pulizia continui sia in Vaticano sia nello Stato di Victoria in Australia”.

Sebbene il licenziamento di un cardinale curiale in sé non abbia precedenti, potrebbe anche essere la prima volta che un altro cardinale si congratula con il Santo Padre per averlo allontanato. Ma forse non è sorprendente, poiché lo stesso cardinale Becciu, nonostante l’autodifesa in senso contrario, ha riconosciuto che il cardinale Pell lo considerava un corrotto.

Nessuna ragione è stata ufficialmente fornita per le “dimissioni” di Becciu, ma lo stesso cardinale sardo, pur dicendosi innocente, ha confermato che gli è stato chiesto di farsi da parte. La maggior parte delle interpretazioni collega il provvedimento al coinvolgimento del cardinale Becciu in dubbie transazioni immobiliari quando, nel ruolo di sostituto (vicecapo) presso la Segreteria di Stato dal 2011 al 2108, era ancora più potente di quanto non fosse di recente. In quella veste fu coinvolto nell’affare del palazzo londinese, vicenda nota in tutto il mondo per la cattiva gestione finanziaria da parte del Vaticano, e ci sono accuse secondo le quali Becciu avrebbe dirottato fondi destinati alla beneficenza del papa verso investimenti controllati da membri della sua famiglia.

Il cardinale Becciu afferma di essere stato licenziato – piuttosto sommariamente, in effetti – da papa Francesco per un trasferimento di fondi per lacarità del Vaticano (100 mila euro) a un ente di beneficenza cattolico gestito da un suo fratello. Sostiene che tutto si è svolto in modo regolare e si dichiara disponibile a collaborare nelle indagini.

Ma il cardinale Becciu non è stato solo licenziato dal suo incarico curiale. Papa Francesco lo ha anche sollevato dai “diritti associati al cardinalato”, il che significa che non voterà in un futuro conclave e potrebbe effettivamente scomparire dal ministero pubblico. Vuol dire quasi certamente che, sebbene né il Vaticano né il cardinale Becciu lo abbiano indicato come tale né per ora sia stato mosso alcun addebito, è stato commesso un crimine, canonico o civile o entrambi.

La rimozione dei diritti cardinalizi può riguardare infatti un futuro procedimento penale. Un cardinale può essere giudicato solo dal papa. Ecco perché, ad esempio, l’arcidiocesi di New York doveva essere specificamente autorizzata da papa Francesco per indagare sull’ex cardinale Theodore McCarrick. Senza i suoi diritti cardinalizi, il cardinale Becciu potrà affrontare ogni possibile accusa dei magistrati vaticani in modo normale.

La dichiarazione di congratulazioni del cardinale Pell – di per sé molto insolita – indica lo sfondo di questo drammatico sviluppo.

Nel 2014 il cardinale Pell fu nominato prefetto della Segreteria per l’Economia: una sorta di ministro delle finanze e tesoriere della Santa Sede. Immediatamente avviò riforme radicali volte alla trasparenza e alla responsabilità, con controlli finanziari adeguati e audit esterni. L’allora arcivescovo Becciu, che come sostituto – il “capo di stato maggiore” del Papa – vedeva quotidianamente il Santo Padre e dirigeva gli affari quotidiani della Segreteria di Stato, reagì ferocemente.

Riferisco una nota personale: nell’aprile 2016, essendo a Roma, passai dagli uffici del cardinale Pell per quello che era stato programmato come un saluto a un buon amico. Al mio arrivo, il cardinale e il suo staff erano impegnati in una riunione di crisi, perché avevano appena ricevuto una lettera dell’arcivescovo Becciu che annullava la verifica esterna allora in corso, fulcro delle riforme del cardinale Pell. L’ufficio del cardinale era stato completamente esautorato, ma il prefetto era sereno. Sapeva dell’opposizione dell’arcivescovo Becciu, ma non era eccessivamente preoccupato, poiché l’arcivescovo non aveva l’autorità per annullare l’audit. Era un goffo tentativo di ostruzionismo che sarebbe fallito.

Tuttavia, di fronte alla scelta tra il suo riformatore finanziario e la vecchia guardia vaticana, papa Francesco scelse quest’ultima. Appoggiò il suo capo di gabinetto circa l’annullamento dell’audit, dando così un colpo quasi fatale agli sforzi del riformatore Pell.

Quell’umiliazione pubblica della Segreteria per l’Economia si aggravò poi nel luglio 2016, quando furono modificati gli statuti che ne autorizzavano il mandato e una parte della sua autorità fu eliminata. Non essendo stato informato in anticipo, il cardinale Pell fu colto di sorpresa. L’arcivescovo Becciu aveva bloccato il cardinale Pell, annullato l’audit, fermato le riforme e distolto il Santo Padre dal suo originale entusiasmo riformista.

Il tempo stava per scadere. In Australia stava arrivando l’operazione “Get Pell”, con la polizia di Victoria impegnata nel costruire accuse di abusi sessuali contro il cardinale. Così nel giugno 2017 il cardinale Pell, ex arcivescovo di Melbourne e Sydney, prese un congedo dalla Segreteria per l’Economia e tornò in Australia per rispondere alle false accuse. Non sarebbe tornato come prefetto, poiché il suo mandato era scaduto mentre era ingiustamente incarcerato a Melbourne.

Appena dieci giorni prima che il cardinale Pell venisse incriminato dalla polizia di Victoria, l’arcivescovo Becciu licenziò il revisore generale del Vaticano, la cui istituzione fu un’altra fondamentale riforma voluta dal cardinale Pell. Con il cardinale tornato in Australia e l’arcivescovo Becciu che distruggeva le sue riforme, il trionfo del sostituto sembrava completo.

Ma proprio mentre il cardinale Pell era in prigione, iniziò la sua rivincita. Nel dicembre 2019 una serie di articoli sul Financial Times parlò di uno strano affare immobiliare vaticano a Londra, con ingenti somme di denaro impiegate in modo irregolare e registrate in modo improprio a Roma. L’arcivescovo Becciu era diventato cardinale e quindi godeva delle garanzie dovute alla sua autorità, ma le serie domande poste sulle sue decisioni riguardavano il suo ruolo precedente. Ci furono arresti di altri funzionari e alcuni dipendenti laici furono licenziati.

Ad aprile, l’Alta Corte australiana finalmente – e all’unanimità – affermò ciò che era stato evidente dall’inizio, ovvero che il cardinale Pell era innocente. Nell’esaminare la logica delle sentenze dei tribunali di grado inferiore, l’Alta Corte chiarì che qualcosa non aveva funzionato nella giustizia australiana.

Dopo aver riconquistato la libertà, il cardinale Pell rilasciò interviste sottolineando che le rivelazioni giornalistiche sull’affare di Londra avevano confermato che lui e la sua squadra erano sulla strada giusta.

Con la pandemia che ha interrotto gran parte della sua regolare attività, il papa evidentemente ha deciso di utilizzare il tempo a disposizione per tornare di nuovo a occuparsi delle riforme finanziarie. Papa Francesco ha preso appuntamenti chiave e ha rilanciato ciò che aveva fatto nel 2014 a favore delle riforme del cardinale Pell, ma aveva poi sconfessato nel 2016.

E ora il cardinale Becciu è caduto, ed è una grande caduta. Mentre insiste sulla sua innocenza e chiede al Santo Padre la possibilità di dimostrarlo, papa Francesco in realtà ha già emesso un giudizio sul suo caso.

Un congedo potrebbe essere una misura precauzionale in attesa di ulteriori indagini. Un licenziamento, aggravato dall’espulsione dall’esercizio cardinalizio, è già una condanna perentoria.

Raymond J. de Souza

Fonte: National Catholic Register

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