Testimonianza / Sì, Dio scrive anche su righe storte, ma a noi tocca renderle il più possibile diritte!

Cari amici di Duc in altum, ricevo da Ciro Patitucci, affezionato lettore del blog, questa testimonianza. Un’esperienza personale nella quale, ritengo, molti si possono riconoscere. E che permette di guardare con fiducia al futuro, nonostante le innumerevoli difficoltà.

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Quando il cattolico testimonia la sua Fede con la vita e la Parola.

Amo il termine “cattolico” più di “cristiano”, caratterizza meglio il mio modo d’essere e di pensare, anche se oggi può apparire divisivo. Marcare confini e differenze con religioni e spiritualità di vario tipo è oggi cosa ritenuta non rispettosa, non politicamente corretta. Una certa mentalità non tollera la libertà di professare il proprio credo e le conseguenti scelte etiche, il ragionamento libero, la ricerca della verità. Ma per inquadrare il tema parto dal 26 agosto 2018, quando sul blog di AMV (acronimo affettuoso di Aldo Maria Valli) lessi il cosiddetto memoriale Viganò, nel quale l’arcivescovo narrava minuziosamente la vicenda dei traffici (sessuali e non) dello “spretato” ex cardinale McCarrick. Davanti a così tanto squallore rimasi esterrefatto. Ma faccio un passo indietro.

Già da alcuni anni atteggiamenti e affermazioni di Francesco – un papa diverso, simpatico, “alla mano” agli occhi della gente, ma anche di preti in omelie e incontri che condividevano la “ventata d’aria fresca”, che si muovevano “aperti” rispetto alla dottrina che mi aveva formato dai nove anni in su senza scossoni per la mia fede, se non quelli delle mie miserie umane – ebbene questo approccio “conciliante” mi aveva lasciato perplesso. Ero basito per i tanti pronunciamenti che “non mi suonavano”, che debordavano nella politica, in un umanesimo volontaristico, in psicologia, economia, ecologia, accoglienza agli immigrati, insomma argomenti che il mondo avverte come prioritari. Ma non per me, perché non li trovo pertinenti al Vangelo, almeno in prima istanza, alla salvezza dell’anima, alla vita di Grazia.

In tutte quelle prese di posizione insomma non scorgevo la scomoda, tagliente spada della Parola di Dio, annunciata con fede e forza all’uomo d’ogni tempo. Avvertivo che era attenuato se non smarrito il senso del sacro nella liturgia, l’invito alla preghiera, il ricorso imprescindibile all’Eucaristia e alla Confessione.

Sono sulla sessantina, e ricordo Roma di primi anni Settanta, la frizzante atmosfera postconciliare, la “messa beat” in cripta, fermenti, non nascondo, che mi affascinarono e han fatto sì che non abbia mai lasciato la madre Chiesa, oggi così provata e in conflitto.

In quell’agosto del 2018 mi trovavo in una triplice crisi che era di fede (il cammino in parrocchia mi era diventato arido, certo anche per responsabilità mia), familiare (continui litigi con mia moglie e ribellione dei figli) e di appartenenza alla Chiesa cattolica, cioè a quanto di più caro avevo ricevuto da giovane, soprattutto con Giovanni Paolo II. In breve, oggi le mie ancore di salvezza (che consiglio vivamente!) sono l’Eucaristia e il Rosario quotidiani, la Confessione mensile, la lettura della Bibbia e di buoni libri e l’ascolto (attraverso i social ma occhio a tanta immondizia in internet!) di uomini di Dio, cioè di quei pastori, religiosi e laici che con la loro testimonianza di vita e con la parola attirano verso nostro Signore Gesù e i sacramenti.

Alla mia pratica religiosa (definizione oggi obsoleta, da evitare, perché sa di fedele bigotto) sono giunto a piccoli passi, e spero di non abbandonare mai il dono ricevuto senza merito (ma nel mio caso il buon Dio ha visto come stavo messo ed è intervenuto, attraverso la Mamma Celeste, con un’efficacia sorprendente).

L’anno scorso, quando cercavo di riacquistare più Spirito e Verità nel modo suddetto, cercando conforto e conferma anche nel Catechismo della Chiesa cattolica, nei messaggi mariani e altro, mi trovai a discutere con un amico parroco su certi passi della Bibbia, sul contegno da tenere durante la Messa, sulle dichiarazioni quanto meno discutibili di alti prelati riferite al Vangelo e al Credo e, non ultimo, su molti casi di illeciti finanziari, omosessualità e altri scandali commessi da chierici.

Davanti alle mie obiezioni il parroco ribatteva: “Ma Dio sa scrivere anche su righe storte!”. E ancora, riferendosi a Mt. 16,18: “… tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno…”. All’epoca non seppi rispondere. Ma oggi, sinteticamente, con più consapevolezza, gli direi quanto segue.

Primo. Certamente il Dio Uno e Trino non ha difficoltà a scrivere dritto su righe storte anziché parallele (intendendo così la nostra tiepidezza, le errate interpretazioni della dottrina, i peccati, insomma la poca fede), però senz’altro siamo chiamati col Battista (Mc. 1,1-8: “…Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri…”) a rendere le righe quanto più possibile diritte, perché diventino per noi strumenti di salvezza e non di perdizione, frutti di una Fede salda e operosa nella Carità.

Secondo. Certo l’onnipotenza divina, “nascosta” nella creazione e nell’uomo, rivelata in Gesù Cristo, presente misticamente nella santa Chiesa cattolica, sebbene composta da peccatori, farà in modo che la Chiesa guidata da Pietro alla fine non soccomberà, almeno tutta, alle potenze infernali e al suo capo Satana. Ma non sappiamo se, quando, come e quanti di noi dovranno prendervi parte! Nella sua vicenda terrena l’uomo è in costante combattimento in un oceano di male che lo circonda, ha paura di annegare e, disperato, può cancellare Dio dal suo orizzonte. La profezia (Portae inferi non praevalebunt) si verificherà meglio e prima e più diffusamente con il nostro contributo di una Fede perseverante, eroica, se necessario contro il mondo intero: non siamo soli! La nostra condizione quaggiù è quella di vincere il mondo e il peccato, di salire sì il Calvario e condividere la Croce di Cristo (il divino simbolo, non uno strumento di morte), ma per un fine glorioso che è la Risurrezione, il guadagno della beata visione di Dio in Cielo!

Ciro Patitucci

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 Virus e Leviatano (Liberilibri, 108 pagine, 11 euro).

Una riflessione sull’uso politico e sociale della pandemia. Ovvero, ecco a voi il dispotismo statalista, condiviso e terapeutico che minaccia democrazia e libertà.

Arrivato alla terza ristampa, lo si può acquistare qui, qui e qui oltre che su tutte le altre piattaforme per la vendita di libri e, ovviamente, nelle librerie.

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E non perdete

Nell’ora della prova (Chorabooks) di Carlo Maria Viganò, a cura di Aldo Maria Valli.

Per conoscere meglio monsignor Viganò, capire le sue ragioni, valutare la portata dei suoi interventi. Un libro che gli storici della Chiesa dovranno prendere seriamente in considerazione quando studieranno il pontificato di Bergoglio e ricostruiranno i drammatici passaggi che stanno caratterizzando questi nostri anni.

Nell’ora della prova può essere ordinato qui in formato cartaceo e qui in formato Kindle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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