Ecco, causa Covid, la celebrazione penitenziale con assoluzione generale. Ma ce n’è veramente bisogno?

Cari amici di Duc in altum, ricevo da Alessandro Martinetti (instancabile nel monitorare e fornire i dati reali relativi al Covid) questo contributo, che volentieri vi propongo, circa l’iniziativa di  alcuni vescovi che, causa pandemia, ricorrono alla “terza forma” del rito della Penitenza.

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Caro Valli, ha visto la novità? I vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta, consultata la Penitenzieria apostolica, «intendono valorizzare la “terza forma” del  rito della Penitenza, con assoluzione comunitaria e generale, sia per gli adulti che per i bambini e i ragazzi», «ad esclusivo giudizio del vescovo diocesano e secondo modalità da lui stabilite».

[Ricordiamo che nella “terza forma” del rito della Penitenza si invitano i credenti a effettuare un personale esame di coscienza, che porti a un atto di pentimento e al proponimento di non ripetere quel peccato. Quindi viene impartita un’assoluzione generale. Con l’impegno, da parte del cristiano, di accostarsi alla confessione personale non appena ce ne sia la possibilità].

Motivo dell’iniziativa dei vescovi (adottata anche a Vittorio Veneto)? Il «protrarsi della pandemia» e per «evitare altri contagi e non mettere a ulteriore rischio la salute dei fedeli e dei ministri del Sacramento».

Ebbene, non si vede come la confessione nella sua forma ordinaria, quella individuale e completa, possa costituire modalità di celebrazione del sacramento della Riconciliazione che metta a repentaglio la salute di chicchessia in questo tempo natalizio.

A novembre e dicembre, fino a ieri, durante la cosiddetta “seconda ondata”, mentre il bollettino Covid quotidiano annunciava quasi ogni giorno oltre seicento morti nelle ultime ventiquattro ore, i sacerdoti hanno seguitato ad amministrare il sacramento nella sua forma ordinaria senza che la Penitenzieria apostolica o qualche Conferenza episcopale regionale fosse assalita da soverchio timore per la salute dei fedeli e/o dei ministri.

Immagino l’obiezione: per Natale ci si confessa più numerosi, quindi aumentano le occasioni di contagioso assembramento.

Rispondo: anzitutto il ministro del sacramento seguiterà a confessare il singolo penitente usando la mascherina o adoperando un diaframma idoneo (ad esempio in plexiglas) tra sé e il penitente, come ha fatto negli ultimi tre mesi, quindi per l’incolumità del sacerdote il problema, se non sussisteva negli ultimi tre mesi, non può sussistere nemmeno ora.

Per quanto riguarda i fedeli, quanti di loro hanno partecipato da maggio a oggi alla Santa Messa hanno potuto farlo indossando la mascherina e osservando una distanza tra di loro di un metro. Possono fare lo stesso anche per confessarsi: aspetteranno il loro turno a un metro di distanza dagli altri fedeli.

Si teme un notevole afflusso di penitenti? Bene, allora (come ha già fatto ogni sacerdote un minimo previdente) il ministro curi di dedicare un tempo maggiore alla celebrazione del sacramento.

Mi sembra inoltre che la Conferenza episcopale piemontese non abbia ben chiara l’entità dell’epidemia in atto; diversamente, il timore di assembramenti perniciosi non la angoscerebbe e non le ispirerebbe iniziative mosse non da avveduta cautela ma da esorbitante irragionevole paura.

Basterebbe consultare i dati dell’Istituto superiore di sanità per accorgersi che il Covid oggi in Italia è questo: circa il 94% dei dichiarati positivi sono o totalmente “asintomatici” (oltre il 50%) o “paucisintomatici” o “lievemente sintomatici”, ossia guarisce senza nemmeno bisogno di un intervento medico specifico. Trattare come se fosse una terribile pandemia un’epidemia nella quale il 94% dei malati (ammesso che possano chiamarsi tali pure gli asintomatici) guarisce a casa senza attivare alcuna terapia significa aver perso non poco il contatto con la realtà.

Aggiungo: da settembre a dicembre l’età media dei deceduti è di 80,7 anni, e il 77,1% di costoro presentava almeno tre altri gravi patologie; meno dell’1% non presentava altre gravi patologie.

  1. a) questa epidemia ha una letalità che si aggira intorno non al 4 per cento (come si sente dire sempre), ma al quattro per mille (cioè: 4 decessi su 1000 positivi):
  2. b) fondatamente da più parti si sollevano grossi dubbi sul computo delle vittime:

Quindi, per quanto attiene il sacramento della Riconciliazione in relazione all’epidemia in corso, i soggetti da proteggere con particolari cautele sono gli ultrasettantenni pluripatologici, non i bambini, i giovani, i quaranta/cinquantenni eccetera (o meglio: sono da proteggere con dedicate cautele anche soggetti meno anziani, ma solo se anch’essi pluripatologici e notoriamente fragili).

Sopravvalutare l’entità della minaccia sanitaria in essere annebbia la lucidità pastorale, come è già accaduto per la Messa di mezzanotte, e ciò non giova né ai fedeli né alla missione dei pastori.

Alessandro Martinetti

Foto di Aldo Maria Valli ©

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