“L’infame patto con la Cina mette il Vaticano sul lato sbagliato della storia”

“Con grande dolore e imbarazzo per i cristiani di tutto il mondo, l’accordo tra il Partito comunista cinese e il Vaticano pone la Chiesa, e specialmente papa Francesco che ne è il principale responsabile, sul lato sbagliato della storia”. Si legge così all’inizio della lettera che Arthur Tane, direttore del Council on Middle East Relations, ha inviato al cardinale Pietro Parolin, senza però ricevere un riscontro. In merito all’accordo, Tane scrive fra l’altro: “Francesco si fa sentire sul cambiamento climatico e per condannare il capitalismo economico, ma il suo silenzio sulla violazione da parte della Cina dei diritti umani, ivi compresa la libertà religiosa, è assordante”.

La denuncia del direttore esecutivo del Council on Middle East Relations (la cui sede è a Canberra, in Australia) viene commentata da monsignor Carlo Maria Viganò con una riflessione nella quale l’accordo segreto sino-vaticano, fortemente voluto da papa Bergoglio e rinnovato poche settimane fa, viene inquadrato in un quadro più ampio, segnato dall’apostasia della gerarchia cattolica e dall’appoggio a quelle forze del Nuovo Ordine Mondiale che hanno nella Cina il loro braccio armato.

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Lettera di Arthur Tane, direttore del Council on Middle East Relations, al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede

Eminenza,

qualora il Vaticano rinnovasse il suo accordo con il Partito comunista cinese, per usare le parole del segretario di Stato americano Mike Pompeo, la Santa Sede «metterebbe in discussione l’autorità morale della Chiesa».

Con grande dolore e imbarazzo per i cristiani di tutto il mondo, l’accordo tra il Partito comunista cinese e il Vaticano pone la Chiesa, e specialmente papa Francesco che ne è il principale responsabile, sul lato sbagliato della storia. Esso rafforza la percezione diffusa che questo primo papa Gesuita sia non solo di un’arrogante ignoranza, ma che sia anche spiritualmente fallito. Il suo vergognoso rifiuto di incontrare il cardinale di Hong Kong Zen, venuto nella Città Eterna per discutere del rinnovo dell’accordo, rivela un uomo di scarsa umiltà.

Come saprà, uno dei problemi di Zen consiste nella nomina di un nuovo vescovo per la sede vacante di Hong Kong. Egli teme che la Chiesa nella ex colonia britannica – che recentemente ha perso l’occasione di difendere le libertà che le erano riconosciute sotto il principio di «una nazione, due sistemi» nel passaggio di consegne del 1977 – possa esser governata da un vescovo appoggiato dalla Cina ma non dai fedeli del luogo.

L’accordo tra il Partito comunista cinese e il Vaticano non è mai stato portato alla luce. La trasparenza non è un argomento importante né per Pechino né per questo papato. In ogni caso esso mette nelle mani dello stato cinese un potere considerevole circa la nomina dei vescovi.

Un potere di questo tipo non è stato nemmeno parte del famoso Reichskonkordat del luglio 1933 tra il Vaticano e il governo nazista tedesco che allora era stato appena costituito.

Finora, questo patto vergognoso, firmato dal cardinale Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII), allora segretario di Stato sotto Pio XI, era stato l’ultimo episodio in cui la Chiesa aveva commesso un simile errore con un regime totalitario.

Meno di quattro anni dopo, nel marzo 1937, Pio XI fece marcia indietro nell’enciclica (la forma più solenne di lettera papale) Mit brennender sorge (Con viva ansia). Egli condannò le teorie razziali e le discriminazioni basate sulla razza o la nazionalità. Egli non menzionò esplicitamente Hitler o i nazisti, ma l’enciclica era indirizzata solo alla Chiesa in Germania.

Questa volta, la Chiesa ha ancora l’opportunità di tirarsene fuori finché è in tempo. Se non lo farà, si assumerà la responsabilità storica di tale obbrobrio. Come ha detto Zen, se e quando, in futuro, «le persone si riuniranno per riorganizzare la nuova Cina, la Chiesa cattolica potrebbe non esservi la benvenuta».

Le premesse erano negative quando l’accordo fu definito il 22 settembre 2018; da allora molte cose sono peggiorate. Noi australiani conosciamo bene le aggressioni della Cina nel Mar cinese meridionale e contro Taiwan, i suoi continui attacchi informatici e le incursioni del soft power nelle università e in politica, i problemi dei Mille Talenti e il programma di manipolazione Belt and Road.

Francesco si fa sentire sul cambiamento climatico e per condannare il capitalismo economico, ma il suo silenzio sulla violazione da parte della Cina dei diritti umani, ivi compresa la libertà religiosa, è assordante. Vi sono oltre 380 campi di concentramento per la minoranza dei mussulmani Uighur nella Cina dell’estremo oriente, nonostante le dichiarazioni cinesi che i campi di «rieducazione» erano in via di chiusura. Testimoni confermano che si vanno diffondendo aborti e sterilizzazioni forzati. I difensori vaticani dell’accordo segreto affermano che esso è il risultato di un lavoro preparatorio dei precedenti papi San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Entrambi volevano un progresso con la Cina, ma nessuno di loro era disposto a scendere ai compromessi che questo accordo comporta.

Oggi in Cina le autorità comuniste stanno sottomettendo i mussulmani a una sorveglianza mai vista prima, demoliscono o abbattono con le ruspe le chiese cristiane, obbligano i monaci ad accettare il marxismo-leninismo, proibiscono ai bambini di ascoltare o leggere la Parola di Dio, e riscrivono il Vangelo dicendo che Gesù ha lapidato a morte uomini e donne.

Sotto la «sinizzazione della religione» imposta da Xi Jinping, i simboli e le immagini sono distrutte o sostituite. Mao al posto della Vergine Maria; Xi al posto di Gesù.

Questa è una abominazione totale e l’opera di menti possedute dal satanismo.

Se l’accordo tra il Partito comunista cinese e il Vaticano sarà rinnovato da papa Francesco, questa infamia macchierà le mura della Chiesa con il sangue degli innocenti.

Se la Chiesa non comprenderà il significato della sua missione, diventerà un tempio di cambiavalute. Poiché Gesù ha detto: È scritto che la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri (Mt 21, 12-13).

Sinceramente Suo,

Arthur Tane

Executive Director Council on Middle East Relations

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Una spelonca di ladri

Exsurgat Deus, et dissipentur inimici ejus:

et fugiant qui oderunt eum a facie ejus.

Salmo 67

È di questi giorni la notizia che Bergoglio si sta dedicando a una serie televisiva, dal titolo La saggezza del tempo, prodotta da quella Netflix che proprio ieri pubblicava su Twitter un post che sintetizza quale sia il proprio riferimento ideologico: Praise Satan, ossia Sia lodato Satana. E non occorre ricordare quanto questa multinazionale sia coinvolta nella diffusione dell’immoralità e del vizio, ivi compreso lo sfruttamento sessuale dei minori.

È parimenti di questi giorni l’accordo siglato tra la Santa Sede e l’Onu per promuovere la sostenibilità e l’uguaglianza di genere, dando contestualmente supporto a un’organizzazione che diffonde l’aborto e la contraccezione. Nel giorno dedicato all’Immacolata – l’8 dicembre 2020 – quasi come un indegno oltraggio alla Madonna, è stata ufficializzata la nuova partnership tra il Vaticano e il Council for Inclusive Capitalism promosso da Lynn Forester de Rothschild, grande amica di Hillary Clinton e di Jeffrey Epstein, dopo aver inviato un messaggio di elogio a Klaus Schwab, presidente del World Economic Forum e teorizzatore del Great Reset. E per non dare adito a equivoci, dopo i numerosi appelli a obbedire alle autorità nell’emergenza della psico-pandemia, pare che il vaccino contro il Covid sarà reso obbligatorio per tutti i funzionari della Città del Vaticano, nonostante esso sia prodotto con materiale fetale abortivo e non dia alcuna garanzia di efficacia e innocuità.

Credo si sia ormai compreso oltre ogni ragionevole dubbio che i vertici dell’attuale gerarchia cattolica si sono posti al servizio dell’oligarchia globalista e della massoneria: al culto idolatrico della pachamama nella basilica vaticana si affianca ora anche un sacrilego presepe, la cui simbologia pare alludere agli antichi riti egizi e agli alieni. Solo un ingenuo o un complice può negare che in tutto questo concatenarsi di eventi non vi sia una chiarissima coerenza ideologica e una lucida mente diabolica.

Ma come ho già fatto notare, sarebbe fuorviante limitarsi a una valutazione degli eventi interni alla Chiesa senza inquadrarli nel più vasto contesto politico e sociale: vi è una sola regia in cui gli attori protagonisti e le comparse seguono il medesimo copione. Lo scopo è ormai dichiarato: distruggere le nazioni dal loro interno tramite il deep state e la Chiesa di Cristo tramite la deep church per poter instaurare il regno dell’Anticristo con l’aiuto del Falso Profeta.

L’accordo segreto sino-vaticano, fortissimamente voluto da Bergoglio e rinnovato poche settimane fa, si colloca perfettamente in questo quadro inquietante, confermando il pactum sceleris che consegna i cattolici cinesi alla persecuzione, i dissidenti alla rieducazione, le chiese alla demolizione, la Sacra Scrittura alla censura e all’adulterazione. Non è un caso se questo accordo, sempre rifiutato con sdegno dai pontefici, sia stato reso possibile grazie agli uffici dell’ex cardinale McCarrick e dei suoi complici, con l’ausilio determinante dei gesuiti: gli attori, lo sappiamo, sono sempre gli stessi. Corrotti e corruttori, ricattati e ricattatori, accomunati dalla ribellione alla dottrina e alla morale e tutti indistintamente asserviti a poteri anticattolici, anzi anticristici.

La Cina comunista costituisce il braccio armato del Nuovo Ordine Mondiale, tanto nella diffusione di un virus mutante creato in laboratorio, quanto nell’interferenza nelle elezioni presidenziali americane e nell’arruolamento di quinte colonne al servizio del regime di Pechino. E nel promuovere l’apostasia dei vertici della Chiesa, impedendole di proclamare il Vangelo e di porsi come antemurale contro l’attacco dell’élite. Che questo comporti vantaggi economici per il Vaticano rende ancor più vergognoso l’asservimento della setta bergogliana a questo piano infernale, creando un significativo contrappunto al business dei migranti, anch’esso parte del processo dissolutorio della società che un tempo fu cristiana. Sconcerta che tale scandaloso tradimento della missione della Chiesa cattolica non meriti la condanna ferma e coraggiosa da parte dell’episcopato, il quale – dinanzi all’evidenza di un’apostasia perseguita con sempre maggior determinazione – non osa levare la voce per pavidità o per un falso concetto di prudenza.

Le parole del dottor Arthur Tane, direttore del Council on Middle East Relations, possono suonare ardite e forti, ma hanno il merito di evidenziare senza falsi timori la sovversione operata sotto questo infaustissimo “pontificato”. C’è da sperare che con la pubblicazione della lettera di Tane al cardinale Parolin vi sia chi finalmente apra gli occhi, prima che il piano dei congiurati si compia. È per questo lodevole e condivisibile la denuncia che il cardinale Burke ha lanciato alcuni giorni fa, a proposito dell’uso del Covid per gli scopi del Great Reset: una denuncia che si affianca a quella da me formulata sin dallo scorso maggio e più volte reiterata, e a quella di altri pastori fedeli alla Parola di Dio e solleciti verso il loro gregge.

La lettera di Arthur Tane al segretario di Stato si chiude con una citazione evangelica quanto mai appropriata: «Se la Chiesa non comprenderà il significato della sua missione, diventerà un tempio di cambiavalute. Poiché Gesù ha detto: È scritto che la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri (Mt 21, 12-13)».

Come vescovi non possiamo tacere: il nostro silenzio costituirebbe una intollerabile connivenza e complicità con quei mercenari che, abusando di un potere usurpato, rinnegano Cristo e consegnano le anime al Nemico del genere umano.

+ Carlo Maria Viganò, arcivescovo

18 dicembre 2020

Venerdì delle Tempora di Avvento

 

 

 

 

 

 

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