Videosorveglianza e Covid. Il sottile confine tra sicurezza sociale e dittatura sanitaria

La videosorveglianza nelle città è sempre più diffusa, e là dove le telecamere erano state installate come forma di prevenzione del terrorismo ora sono impiegate nell’ambito delle misure anti-Covid.

Della questione si occupa Jeanne Smits su LifeSiteNews, osservando che l’esempio belga è particolarmente rivelatore. Lì le telecamere a circuito chiuso, installate in alcuni quartieri particolarmente esposti alle minacce terroristiche contro le istituzioni ebraiche, sono ora sfruttate per controllare gli incontri privati, compreso l’afflusso alle sinagoghe.

Secondo il quotidiano belga The Standaard, che ha condotto un’inchiesta ad Anversa, dal 2013 nella parte della città con maggiore presenza di istituzioni ebraiche le telecamere di sicurezza sono costantemente aumentate. Prevenzione della minaccia terroristica alta e permanente, dissero le autorità.  Poi altre telecamere sono state installate nel 2015 e 2016, in seguito alle ondate di attacchi terroristici in Europa. Ma adesso il Covid ha portato a utilizzare queste telecamere non solo per registrare ciò che sta accadendo nelle strade – per proteggere meglio i cittadini dalla minaccia islamica radicale – ma anche per intromettersi nella vita privata delle persone.

Le regole anti-Covid sono rigide nella provincia di Anversa. I cittadini sono incoraggiati a incontrarsi all’aperto in riunioni che coinvolgano non più di dieci persone, tenendosi a un metro e mezzo di distanza da coloro che non appartengono allo stesso nucleo familiare. Un solo contatto sotto forma di abbraccio è consentito per ogni membro della famiglia. Gli amici intimi possono essere accolti a casa solo uno alla volta. La spesa deve essere fatta da soli, tranne se accompagnati da bambini minorenni, ed è in vigore un coprifuoco tra mezzanotte e le cinque del mattino. Le multe partono da 250 euro.

In tutto il Belgio, la partecipazione alle cerimonie religiose è strettamente limitata a quindici fedeli (alle sepolture possono partecipare cinquanta persone) e sarà così almeno fino alla fine di aprile.

Secondo De Standaard, accuse contro i frequentatori delle sinagoghe sono partite dopo che le telecamere di sorveglianza avrebbero mostrato una partecipazione più alta del numero consentito. Gli screen-shot sono stati prodotti come prova e la polizia ha compiuto alcuni raid.

A novembre, nel quartiere ebraico di Anversa, due gruppi di persone ​​sono stati fermati e perquisiti dalla polizia, che non ha fornito informazioni sull’eventuale utilizzo di telecamere di sorveglianza per il loro intervento. In un altro caso, la polizia è intervenuta dopo che le telecamere avevano mostrato una consegna di cibo a domicilio per più persone.

Questo tipo di sorveglianza è legale? Il collegio dei procuratori generali l’anno scorso ha detto di sì, se si tratta di monitorare il rispetto delle misure anti-Covid, ma De Standaard ricorda che tali controlli contrastano con le leggi europee sulla privacy, particolarmente severe per quanto riguarda le convinzioni religiose dei cittadini. Le telecamere, infatti, non possono essere utilizzate per monitorare le credenze religiose, l’origine etnica o le condizioni di salute delle persone.

Ad Anversa, a causa della minaccia terroristica, le sinagoghe sono sotto sorveglianza supplementare mediante telecamere; chiese e moschee di solito non rientrano nel campo di applicazione delle telecamere a circuito chiuso.

In Francia un decreto ministeriale del 10 marzo ha autorizzato l’uso di telecamere di sorveglianza sui trasporti pubblici per monitorare la percentuale di viaggiatori e il rispetto delle norme anti-Covid. Gli operatori del trasporto pubblico sono incaricati di far rispettare le regole e possono stabilire le violazioni e imporre multe ai passeggeri che non indossano la mascherina o la indossano in modo errato, ad esempio sotto il naso. A questo fine è legale usare immagini registrate ogni venti minuti circa, per la “valutazione statistica” della conformità dell’uso della mascherina e per “informare e sensibilizzare” il pubblico.

Dittatura sanitaria? Le autorità ovviamente negano, ma di fatto le circostanze dimostrano che gli strumenti sono pronti.

In Cina già da diversi anni si ricorre al riconoscimento facciale per il mancato rispetto delle normative stradali, con la possibilità di addebitare la multa direttamente sul conto corrente del cittadino.

Ora pare che certe barriere relative alla privacy stiano cadendo anche in Europa, a causa dello sviluppo di tecnologie applicate in nome del cosiddetto “interesse pubblico”.

La tutela dei diritti e delle libertà individuali non è mai stata così fragile.

Fonte: lifesitenews.com

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