La bella lettera di Cesare Prandelli per l’addio alla Fiorentina

Non conosco Cesare Prandelli, l’allenatore di calcio, se non per averlo visto e ascoltato in televisione. Tuttavia, lo sento vicino. Non solo perché abbiamo quasi la stessa età (lui qualche mese in più), ma, direi, per il suo modo di essere. In un mondo, quello del football nostrano, spesso fuori misura, lui non mi è mai sembrato uno scalmanato.

Adesso, poi, lo sento ancora più vicino dopo che, lasciando la Fiorentina, ha scritto una bella lettera, sincera e accorata, nella quale ha parlato a cuore aperto.

“Nella vita di ciascuno – scrive –, oltre che le cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme”.

Non so a che cosa si riferisca Prandelli quando dice che si è reso conto che qualcosa dentro di lui non andava. Forse, di preciso, non lo sa nemmeno lui. Però lo capisco. È proprio vero che a una certa età, la nostra età, le scorie e i veleni possono presentarti il conto tutte assieme.

“In questi mesi – scrive ancora Prandelli – è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose”.

Questa parola, ombra, è azzeccata. Succede che un’ombra si allunghi sui nostri pensieri, sulle nostre esperienze. Nel nostro cuore. Difficile precisare. L’unica cosa certa è che l’ombra c’è.

“Probabilmente – dice ancora Prandelli concludendo la sua lettera – questo mondo, di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono”.

Non mi sembra il caso di commentare più di tanto. Prandelli è stato chiaro. Quando ti rendi conto che il mondo, il mondo del quale si è fatto parte per tutta la vita, non è più il tuo mondo, meglio prenderne le distanze, rallentare. “Ritrovare chi veramente sono” non è un modo di dire. È un’esigenza sincera. Avvertita se quel mondo velocissimo non ti ha ancora fagocitato del tutto. Se ancora hai un pochino di rispetto per te stesso. Per Cesare Prandelli quel mondo era, è, il calcio; per altri può essere altro. Magari il giornalismo.

Caro Cesare Prandelli, le auguro di poter ritrovare presto la serenità, in un equilibrio nuovo. Sappia, per quel che può valere, che qui c’è un suo quasi coetaneo che la stima per le parole che ha sentito il bisogno di scrivere e per il suo modo di essere. Le perdono (io sono dell’Inter) il suo passato da calciatore nella Juventus (nessuno è perfetto) e le mando un cordialissimo saluto.

A.M.V.

 

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