Il sigillo papale sulla Nuova Religione Condivisa

Mi scrive il lettore Giovanni Butta: «Caro Valli, “Andate in tutto il mondo e vaccinate tutte le genti. Chi sarà vaccinato sarà salvo, chi non lo sarà, sarà condannato”. Cito dal Vangelo secondo Bergoglio. Il messaggio pasquale, tradotto urbi et orbi dai media, è che, nei giorni della Salvezza, il capo della Chiesa vede nel preparato iniettabile il solo Rimedio per l’umanità angosciata e smarrita. Si dirà: “No, non intendeva esattamente questo”; “Sì, ma ha detto anche altro”; “Eh, ma non poteva non dirlo”. Sarà. Ma uno navigato come lui doveva prevedere che quella affermazione, pronunciata in quel contesto, sarebbe stata così divulgata: l’ammissione che, ormai, solo nella Scienza possiamo riporre fiducia. Buona Pasqua».

Il lettore ha ragione. Ritengo però che il risultato ottenuto, sul piano comunicativo, non sia un effetto indesiderato. In realtà è esattamente quello che il papa si era prefissato: proclamare il nuovo Vangelo della Salvezza tramite la Scienza.

Incredibile, sconcertante, inquietante. Ormai, in proposito, abbiamo speso tutti gli aggettivi possibili. Possiamo aggiungerne un altro paio: triste e deprimente. Perché il papa, quando (nel messaggio urbi et orbi di Pasqua!) parla dei vaccini come di «uno strumento essenziale» contro la pandemia e si spinge a chiedere «un internazionalismo dei vaccini», fa la sua apertura di credito in modo totalmente superficiale e acritico.

Qui siamo in pieno scientismo o, se preferite, nel fideismo scientista. E che tale atteggiamento sia fatto proprio dal supremo pastore della Chiesa cattolica non può che provocare sconforto.

Specie nel momento in cui si moltiplicano le domande sulla provenienza dei vaccini e i dubbi sulla loro efficacia e sugli effetti indesiderati, la semplice applicazione della virtù della prudenza consiglierebbe cautela. Se poi consideriamo la situazione in cui si trovano intere categorie professionali sottoposte di fatto a un ricatto, perché coloro che in coscienza non vogliono essere vaccinati, e cioè non vogliono fare da cavie per farmaci sperimentali non sufficientemente testati, rischiano seriamente di perdere il lavoro, il discernimento (espressione tanto cara a Bergoglio) risulta ancor più necessario.

E invece che cosa vediamo? Che il papa, con parole pronunciate niente meno che nel giorno della Risurrezione di Nostro Signore, con la sua adesione al conformismo scientista si erge non solo a interprete ma a primo rappresentante di quella che chiamo la Nuova Religione Condivisa, una pseudoreligione grottesca e ultradogmatica (nei suoi confronti non è ammessa obiezione alcuna) che non solo esalta il fideismo scientista ma, per imporsi, utilizza le categorie della religione vera e le perverte ai propri fini.

In questa nuova pseudoreligione (come ho scritto in Virus e Leviatano) abbiamo infatti una trinità (Scienza, Salute, Sicurezza), abbiamo il peccato mortale (non aderire alla visione scientista, non collaborare alla sua diffusione), abbiamo il castigo per il non credente (essere letteralmente scomunicato, messo fuori dalla comunità, in quanto indegno), abbiamo le sacre scritture (quelle propalate dai mass media asserviti al discorso conformista dominante), abbiamo l’impellente richiesta di conversione (alla tecnoscienza intesa non più come strumento ma come divinità), abbiamo l’identificazione del credere con la salvezza (ti salvi solo se credi a questa pseudoreligione e te ne fai interprete), abbiamo i nuovi bacchettoni (che si ergono a giudici e ti mettono fuori dal consesso umano se non sei allineato) e abbiamo un’inquisizione che, nel momento in cui ti scomunica, ti fa perdere tutto.

Sembrano passati non trentatré anni, ma tre secoli dalle parole che Giovanni Paolo II scriveva nel 1988 a padre George Coyne, all’epoca direttore della Specola Vaticana. In quel testo il papa spiegava che, così come non propone che la religione diventi scienza, la Chiesa di certo non propone nemmeno che la scienza diventi religione. Purtroppo, dobbiamo mettere il verbo al passato: non proponeva. Con l’aggravante – occorre ribadirlo – che non si parla nemmeno più di scienza, bensì di fideismo scientista.

A.M.V.

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