Lettera / Grotteschi Riti di Disinfezione e paure del clero

di Giovanni Butta

Caro Valli,

dopo aver letto (e condiviso in toto) lo scritto del Giovane Prete sulla incipiente “Chiesa dei vaccinati”, mi vorrei chiedere, insieme a tanti altri: che cosa sta succedendo nella Chiesa?

Sì, c’è il desiderio, almeno in parte del clero, di piacere più a Cesare che a Dio, magari correndo zelanti a praticare restrizioni che la Chiesa neppure sarebbe tenuta ad applicare, come a mostrarsi i primi della classe…

Ma c’è a mio avviso anche qualcos’altro di più profondo. È come se in quel periodo di chiusure, di improvvida sospensione dell’attività liturgica, di distacco dalla gente, la contemporanea narrazione mediatica di un Male incombente, onnipresente e letale avesse fatto breccia nelle menti e nei cuori di coloro che, peraltro, più dovrebbero essere portati a relativizzare quanto proviene dal mondo.

Quanto vediamo, sperimentiamo, sentiamo dai notiziari di questi tempi a riguardo della Chiesa sembra dovuto, più che a preoccupazioni di tutela della salute altrui, a una perdita di equilibrio spirituale e psichico che può sconcertare i fedeli. Vescovi che pretendono di operare in ambiti ecclesiali purificati, sanificati, avendovi allontanato fedeli presunti contaminatori. Parroci che espongono alla porta della chiesa cartelli minacciosi in cui ruvidamente invitano i fedeli non vaccinati a girare al largo… Adesso l’ombra della tessera verde pure per partecipare alle liturgie.  Di fatto tanti nel clero sembrano davvero terrorizzati di poter contrarre, con la frequentazione dei fedeli, qualcosa di letale che non si troverebbe invece negli sterilizzati ambienti clericali.

Frequentando una chiesa del centro di Milano ho potuto notare l’introduzione nella messa di un grottesco Rito di Disinfezione che sembra più avere a che fare con la situazione psichica del celebrante che con una reale necessità sanitaria.

Dunque, prima di distribuire l’eucarestia il sacerdote richiama all’altare il sacrestano, il quale gli spruzza sulle mani del liquido da una boccetta. Segue un lungo e accuratissimo sfregamento delle mani, con secondo intervento da parte del sacrista questa volta per sanificare anche gli avambracci (un chirurgo in preparazione di un intervento non potrebbe essere davvero più scrupoloso). Un po’ di minuti così, sull’altare, davanti ai fedeli e soprattutto di fronte alla Eucarestia, la quale, magari, meriterebbe qualcosa di più di questa assurda (e sacrilega) sceneggiata. Che, lo ripeto, non ha poi nessun reale significato sanitario. Il prete pensa di potersi così tutelare quando avvicinerà i fedeli nel distribuire la comunione?

Dicono che lo fanno per proteggere noialtri, ma la verità è che proiettano sui fedeli la loro ipocondria, il loro stato di squilibrio, i fantasmi interiori originati dall’aver prestato fede al racconto mondano più che all’insegnamento di Dio.

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