Siamo in un inferno statalista, ma dicono che è sempre “colpa del neoliberismo”

di Davide Rossi

La più grande impostura del nostro tempo è additare il neoliberismo come colpevole di tutti i mali italiani. Politici di sinistra, di centro e di destra sociale accusano questa corrente di pensiero come responsabile di tutto e il contrario di tutto: l’aumento del debito pubblico, delle tasse, dei tagli alla spesa sociale, dello strapotere delle multinazionali e via andare. Non c’è ragionamento, analisi o polemica di qualunque intellettuale o economista che non si concluda con l’assioma: “questi sono i guasti del neoliberismo dominante”. Credo che sia capitato a tutti di ascoltare o leggere frasi di questo genere. Cosa è allora questo diabolico liberismo? La Treccani lo definisce così:

“In senso ampio, sistema economico imperniato sulla libertà del mercato, in cui lo Stato si limita a garantire con norme giuridiche la libertà economica e a provvedere soltanto ai bisogni della collettività che non possono essere soddisfatti per iniziativa dei singoli”.

Vi pare di vivere in una organizzazione statale che applichi questi principi? Dunque, secondo i liberisti lo Stato dovrebbe esistere solo in funzione di regolatore minimale della libertà di mercato ed intervenire, secondo il principio di sussidiarietà, solo laddove il privato non abbia la convenienza di entrare. Nulla di più lontano dalla realtà che viviamo quotidianamente. La pressione fiscale complessiva e gli oneri burocratici in Italia arrivano a sfiorare il 70 per cento del reddito prodotto, ciò significa che quasi il 70 per cento della ricchezza nel nostro Paese è intermediata ed indirizzata dallo Stato. La conseguenza di questa situazione è che la libertà economica da noi è residuale. La presenza dello Stato è preponderante ed asfissiante come può testimoniare chiunque faccia impresa privata.

Questo dato di fatto è gravemente peggiorato dall’appartenenza dell’Italia a questa Unione europea, vero e proprio Leviatano che ha fatto della burocrazia e del dirigismo il suo tratto distintivo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il cui acronimo suona quasi come una pernacchia: PNRR), il quale decide come spendere i denari a debito che l’Unione europea dovrebbe inviarci, è talmente condizionato dai vincoli stabiliti a Bruxelles che appare vicinissimo ai Piani Quinquennali di stampo sovietico.

Ormai è il privato che, in maniera sussidiaria, riesce ad inserirsi solo laddove lo Stato non è ancora arrivato a intervenire, regolare, soffocare. Dunque, l’opposto del paradigma liberista. Il PNRR da molti viene accostato al Piano Marshall, ma la differenza sostanziale è che il boom economico dei decenni successivi al secondo Dopoguerra è stato possibile grazie al fatto che, in quel periodo storico, le tasse erano bassissime e le regole per fare impresa erano ridotte al minimo. Oggi siamo in una situazione opposta e quindi non ci aspetta alcun nuovo boom.

Questo scenario di uno Stato pervasivo e totalitario risulta completamente svelato dall’avvento del Covid. Con l’alibi dell’emergenza sanitaria, il governo si è spinto fino al punto di chiudere le attività economiche su basi completamente arbitrarie senza dover rendere conto a nessuno. Dov’è il liberismo in tutto questo? Il problema dei problemi che abbiamo in Italia è lo statalismo, altrochè. Ma il potere statale è abilissimo a dissimulare, a far apparire ciò che non è, ed in questo modo ad indurre i cittadini a chiedere sempre più Stato.

La paura indotta dalla narrazione dell’epidemia è stata un propellente straordinario per questo disegno: non solo ci hanno tolto le libertà economiche ma pure quelle personali. Con il consenso della maggioranza terrorizzata, lo Stato ci ha chiusi in casa, ha stabilito il coprifuoco e ci ha tolto libertà di movimento e di riunione. Il Covid-19 è stato il delitto perfetto. Grazie all’emergenza sanitaria è stata violata, fra gli applausi della massa inconsapevole, anche una garanzia giuridica plurisecolare e basilare, quella dell’habeas corpus. Cioè il diritto all’inviolabilità della libertà personale che, dopo quasi due anni di profanazioni, è stato definitivamente distrutto dall’obbligo strisciante di vaccinazione, imposto con il lasciapassare sanitario.

Lo slogan dei media, per cui andrebbe imposto l’obbligo di vaccinazione, è “la tua libertà finisce lì dove inizia la mia”. Sicché ci si dovrebbe vaccinare forzatamente per rispettare la libertà di quelli che si vaccinano per scelta. Un assurdo logico, un ribaltamento della realtà, una mistificazione spudorata buona per coloro che non la capiscono ma la ripetono come un mantra sentendosi dalla parte del giusto. È a dir poco evidente che è vero l’esatto contrario: la tua paura di ammalarti si deve fermare quando tracima nella volontà di violare il mio corpo attraverso un trattamento sanitario obbligatorio. Il principio basilare della libertà è che tu puoi fare tutto ma non aggredire il mio corpo e la mia proprietà privata. Lo Stato è il problema, non la soluzione.

Fonte: atlanticoquotidiano.it

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Aldo Maria Valli

Virus e Leviatano

(Liberilibri)
Il dispotismo statalista, condiviso e terapeutico in tempo di pandemia che minaccia la democrazia liberale.


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