Fenomeno Medjugorje. La storia, le domande

Cari amici di Duc in altum, vi propongo nella mia traduzione un articolo del professor Peter Kwasniewski (scrittore, saggista, editore, conferenziere) su Medjugorje. Lo spunto è offerto dalla pubblicazione del libro di Donal Anthony Foley Medjugorje Complete (Angelico Press), opera apertamente critica nei confronti del fenomeno delle apparizioni che sarebbero iniziate quarant’anni fa, nel giugno del 1981. Sono stato in dubbio sull’opportunità di tradurre e proporvi questo articolo di Kwasniewski perché so che tra i lettori del blog ci sono devoti di Medjugorje e non voglio urtare la loro sensibilità. Alla fine, però, ho deciso di pubblicarlo perché ritengo che quello di Foley sia un lavoro che non può essere ignorato.  

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di  Peter Kwasniewski

Quando, intorno al 1988, ero un devoto mariano alle prime armi e frequentavo il liceo, un mio amico che mi accompagnava a conferenze, ritiri, comizi del rosario, messe speciali e simili, e che aveva rotto lo specchietto retrovisore della sua auto per i tanti oggetti devozionali appesi, mi fece conoscere il fenomeno già fiorente di Medjugorje. Condivideva avidamente i messaggi e mostrava con orgoglio un rosario i cui anelli di metallo avevano cambiato colore. Era anche nella Blue Army e nel Movimento sacerdotale mariano di padre Gobbi.

Anche se ho perso i contatti con questo amico dopo il college, non ho mai perso la mia devozione alla Madonna. Anzi, da allora è stata un pilastro della mia vita, in particolare la preghiera del Rosario e l’indossare lo scapolare marrone di Nostra Signora del Monte Carmelo (che è diventato, dal 16 luglio 2021, un simbolo più toccante della nostra supplica e speranza per l’aiuto celeste).

Tuttavia, sono diventato sempre più freddo nei confronti di Medjugorje e del Movimento sacerdotale mariano. Il mio amore per la liturgia cresceva e, man mano che mi ci immergevo, trovavo che fosse il nutrimento più sostanzioso che la Chiesa mi offriva. Inoltre, poiché la mia vita intellettuale si apriva attraverso la lettura dei Padri e dei Dottori della Chiesa, il contrasto tra la loro saggezza spirituale e il contenuto spesso puerile delle rivelazioni popolari private non deponeva a favore di queste ultime.

A volte mi interrogavo sul fenomeno Medjugorje. Perché così tanti erano “interessati” in modo così appassionato, persino ossessivo? Perché le ripetute condanne del vescovo locale hanno avuto così poco effetto? Perché il Vaticano non ha potuto prendere alcuna decisione di fronte a un’imbarazzante marea di messaggi (ora oltre settantamila) durata decenni e caratterizzata da pura banalità ed errori teologici marchiani? Cosa stava succedendo davvero? Ma non ho avuto il tempo o l’opportunità di scavare più a fondo.

Una storia completa

Ed ecco il nuovo libro di Donal Anthony Foley Medjugorje Complete, pubblicato da Angelico Press, che sono stato invitato a correggere. Accuratezza è l’unica parola che meglio descrive l’approccio scrupoloso dell’autore, come di uno impegnato in un’indagine forense. Foley non lascia nulla di intentato, nessuna strada inesplorata, nessuna prova non esaminata. La parte principale del libro è di 430 pagine, scritte con uno stile narrativo fluido e veloce. Le pagine aggiuntive sono per il materiale introduttivo e le copiose note di chiusura.

Il libro di Foley ha molteplici scopi. Prima di tutto è semplicemente una storia complessiva: ti racconta le persone (laici, religiosi, ecclesiastici, episcopali), i luoghi, le date, le interviste, gli interventi, le inchieste, le cronache, le influenze politiche, e così via. Questo accurato e sobrio esame della storia di Medjugorje non inizia, come molti fanno, con i misteriosi eventi del giugno 1981. Fondamentalmente, Foley guarda alla preistoria: non si può capire lo svolgersi degli eventi senza conoscere l’oscuro retroscena della regione, le sue guerre e le tensioni etniche, e il ruolo alternativamente eroico e inquietante dei francescani dell’Erzegovina nel corso dei decenni.

Foley fa qualcosa che quasi nessun altro nella letteratura fa: una lettura attenta delle trascrizioni delle interviste registrate fatte con i veggenti all’inizio degli eventi. Attingendo alla dottrina degli autori spirituali classici, Foley sostiene che l’evidenza non indica un’origine celeste delle visioni, ma diabolica. Questa premessa chiave fornisce a Foley un potente principio esplicativo per la successiva storia di disobbedienza, sotterfugi, manipolazione, menzogna, speculazione e altri comportamenti sgradevoli da parte dei veggenti e di coloro che li hanno accompagnati in vari momenti della loro carriera.

Nel terzo capitolo, Foley mostra tutti i dettagli delle prime apparizioni, per poi indicare i segni rivelatori della loro origine demoniaca. La “Gospa” nella visione emerge a poco a poco da una luce indistinta, appare e scompare, cose che non accadono mai nelle apparizioni approvate; la sua veste è grigia, colore non associato alla Beata Vergine; lascia che i veggenti la tocchino e la bacino, e ride apertamente (di nuovo, qualcosa di mai registrato in nessun’altra apparizione); copre il bambino che tiene in braccio, o rischia di farlo cadere; non dice niente o, se parla, ha parole sono banali ed esitanti. Stranamente, le sue mani all’inizio tremavano. Monsignor Farges, autore dei classici Fenomeni mistici, osserva: “Dio occasionalmente gli permette [al diavolo] di assumere le forme più maestose, come quelle di nostro Signore, della Beata Vergine o dei santi; tuttavia – poiché Dio non potrebbe altrimenti permetterlo – il travestimento, per quanto ardito, non è mai completo, e sempre si tradisce in qualche particolare che non può sfuggire a un attento e prudente osservatore”.

Fr. Manfred Hauke ​​osserva che “la forma dell’apparizione deve corrispondere all’opera di Dio, che è sempre perfetta. Sono da escludere difetti fisici o morali nell’aspetto, nell’atteggiamento o nei movimenti della Madre di Dio”. O meglio, se si verificano, non è la Madre di Dio.

Monsignor Farges nota anche che una visione divina produce inizialmente paura e poi gioia, e stimola lo sviluppo delle virtù, in particolare l’umiltà e il desiderio di nascondere le visioni; al contrario, una visione diabolica produce una gioia iniziale ma “finisce in ansia, tristezza, paura e disgusto … [e] sviluppa sentimenti di vanità, vanagloria e desiderio di sfoggiare le visioni”.

San Giovanni della Croce osserva: “Il diavolo esulta grandemente quando un’anima desidera ricevere rivelazioni, e quando la vede incline ad esse, poiché ha allora una grande occasione e opportunità di insinuare errori e di sminuire la fede per quanto può…”. La successiva storia dei veggenti della “Gospa” offre ampia conferma di questi principi classici.

Messaggi che contraddicono l’insegnamento della Chiesa

Un segno dell’origine non celeste delle visioni è l’esistenza riconosciuta di messaggi che contrastano apertamente con la dottrina cattolica, presentati nel capitolo 8. Ad esempio, in un’occasione ai veggenti fu detto che “non devono pregare per se stessi, perché li ha premiati in modo migliore. Preghino per gli altri”. Un’altra volta parlarono di Dio che permetteva alle anime di soffrire l’inferno a causa dei peccati che non poteva perdonare. Hanno affermato che tutti all’inferno soffrono allo stesso modo e che quelli in paradiso sono già presenti nelle loro anime e nei loro corpi. Il 24 luglio 1982, però, pervenne questo messaggio: “Il corpo, tratto dalla terra, si decompone dopo la morte. Non torna mai più in vita. L’uomo riceve un corpo trasfigurato”): ciò è esattamente contrario al Concilio Lateranense IV, che insegna: “Risorgeranno con i loro corpi che hanno ora”.

Il 1° ottobre 1981 un veggente pose la domanda: “Tutte le fedi sono buone? Tutte le fedi sono identiche?” La “Gospa” rispose: “Davanti a Dio tutte le fedi sono identiche. Dio le governa come un re nel suo regno”. Un’altra volta: “Agli occhi di Dio non ci sono divisioni e non ci sono religioni. Voi nel mondo avete fatto le divisioni”. Forse questo spiega perché, dopo un po’ di tempo, i messaggi furono “controllati accuratamente per l’aderenza alla Scrittura e alla dottrina della Chiesa” prima di essere trasmessi al mondo. Foley esclama: “La Beata Vergine Maria era diventata così carente di conoscenza scritturale e dottrinale che i suoi messaggi dovevano ora essere controllati da padre Barbaric?”.

Più significativo per i lettori di The Remnant, un entusiasta padre René Laurentin ha concluso che i messaggi della “Gospa” “si adattano alla vita pastorale della Chiesa postconciliare. La Vergine incoraggia l’apertura e l’ecumenismo”. Ha anche detto, in modo rimarchevole: “Le apparizioni di Medjugorje sono prive delle particolarità storiche del cattolicesimo e quindi hanno una dimensione ecumenica di migliore qualità”!

Alcuni messaggi difendevano i francescani ribelli nella loro opposizione al vescovo. La veggente Marija raccontò che la “Gospa” raccomandava la lettura del Poema dell’uomo-Dio di Maria Valtorta (“quel libro è la verità!”, si suppone che abbia detto), un libro che Giovanni XXIII ordinò di mettere nell’Index nel 1960 e che, nel 1985, il cardinale Joseph Ratzinger disse che «non era stato condannato alla leggera».

Foley esamina anche il problema opposto. Oltre a tutto ciò, c’è anche l’aspetto piuttosto sconcertante di ciò che i messaggi non hanno detto. Data la situazione della Chiesa e del mondo, e il fatto che questi presunti messaggi sono stati promulgati ormai da quarant’anni, ci si sarebbe aspettato che fossero un po’ più rilevanti di quanto non siano in realtà. La ricerca di una concordanza dei messaggi di Medjugorje dal 1984 al 2009 [sarebbero decine di migliaia!] rivela che mancano parole come aborto, contraccezione, pornografia e omosessualità. Lo stesso vale per l’adulterio, il divorzio e la fornicazione. Allo stesso modo, non si parla di droga, omicidio, menzogna, lussuria e impurità, né furto, idolatria, ira, disperazione o avidità. Un’eccezione è “orgoglio”, ma si riferisce al peccato di Satana e non a un peccato umano.

L’autore critica anche una serie di esperimenti “scientifici”, mostrando come non siano riusciti a seguire una metodologia corretta. Risponde in modo convincente alle obiezioni che sono state mosse contro le sue argomentazioni (le precedenti edizioni di questo lavoro sono apparse nel 2006 e nel 2011), e mostra ripetutamente, con esempi concreti, che i “buoni frutti” che tanti trionfalmente indicano sono, come accade, mescolati con altri che sono problematici o cattivi (vedi, tra l’altro, i capitoli 19-20). Dio può davvero trarre il bene dal male, ma ciò non significa che il male cessi di essere male. Foley cita padre Guglielmo Most: “Il diavolo è disposto a tollerare un vero bene, purché abbia speranza di realizzare un male maggiore dalla vicenda a lungo termine”.

Una guida alle interpretazioni

A un secondo livello, Foley intreccia abilmente nella narrazione un resoconto delle molte e varie interpretazioni di Medjugorje che sono state offerte da sostenitori e critici, fornendo così un riassunto tanto necessario della letteratura abbondante e spesso contraddittoria sull’argomento.

Foley è in grado di dimostrare che popolari scrittori spirituali e teologi che hanno sostenuto l’autenticità delle apparizioni spesso ignorano importanti prove contrarie, disprezzano i giudizi ecclesiastici e ricorrono ad argomenti ad hominem. Non è ingenuo sulla misura in cui alcune autorità ecclesiali hanno permesso che pregiudizi e pragmatismo colorassero i loro punti di vista. Ad esempio, nota come alcune figure abbiano sostenuto le visioni (e la costruzione di centri di pellegrinaggio, eccetera) solo perché apprezzano il fatto che la gente va lì per la confessione e la Messa. Ovviamente è bene cercare i sacramenti in genere, ma non è indifferente se ciò avviene in relazione a falsi messaggi e in un ambiente caratterizzato da un registro quasi ininterrotto di flagrante disobbedienza all’autorità della Chiesa locale.

Fatima contro Medjugorje

Un filo conduttore attraversa il libro: con quali criteri noi (o la Chiesa) riconosciamo un’apparizione legittima? Quali sono i segni e le qualità rivelatori? Quali sono i frutti buoni o cattivi che dovremmo cercare?

A un terzo livello, Foley persegue la tesi generale secondo cui il messaggio mariano che Dio ha inteso per i tempi moderni è, soprattutto, quello di Fatima. Sostiene in modo convincente che, in termini di evidenza, contenuto e fecondità, il contrasto tra Fatima e Medjugorje va molto a merito della prima e a discapito della seconda. Lo stesso si può dire del contrasto tra altre apparizioni approvate, come Lourdes, Knock, La Salette, Banneux e Beauraing, e false apparizioni come Garabandal, Necedah, Bayside, l’Armata di Maria in Quebec, eccetera, tutte analizzate da Foley.

La mia unica critica al libro riguarda i capitoli di Fatima (in particolare il capitolo 24). Foley ha un comprensibile desiderio di credere che la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato sia stata compiuta e che il testo del Terzo Segreto sia stato pubblicato integralmente, ma il vasto lavoro che è stato fatto su questi argomenti indica almeno che c’è spazio per dubbi su uno o l’altro o entrambi. Questo andava preso sul serio, poiché non toglie nulla al messaggio di Fatima, ma anzi sottolinea l’urgenza di aderire a esso.

Il fatto stesso che Foley sia costretto a criticare la composizione, i motivi, i metodi e i risultati della Commissione Ruini voluta dal Vaticano su Medjugorje – che non è riuscita, ad esempio, a guardare le trascrizioni delle prime interviste del 1981, le più rivelatrici di tutta la documentazione – mostra che Foley si fa poche illusioni circa la buona fede e la competenza dell’attuale regime ecclesiastico. Un’illusione che può ancora essere lasciata è la visione conservatrice di Foley secondo cui i problemi nella Chiesa dal Vaticano II sono dovuti al dirottamento di un buon Concilio da parte di “vari gruppi liberali… che distorcono il vero significato dei documenti conciliari”. Il problema, ovviamente, è che la cattiva attuazione è stata promossa o tollerata in tutto il mondo dagli stessi vescovi che hanno scritto e votato i documenti.

Trovo più sfumata e più realistica la risposta del vescovo Athanasius Schneider sulla questione della consacrazione della Russia. “A suor Lucia è stato chiesto questo atto [di Giovanni Paolo II nel 1984, quando consacrò ‘tutta l’umanità’ al Cuore Immacolato]. Ha detto: ‘Il paradiso l’ha accettato’. Ma questa frase di suor Lucia, o altre frasi simili, non significano per me che questo atto sia stato il più perfetto. Certo, quando un papa fa una preghiera e una consacrazione così bella, il cielo lo accetta. Il cielo accoglie ogni preghiera sincera e bella. Ma ciò non significa, a mio avviso, che in futuro non si possa fare un atto di consacrazione più perfetto, che anche il cielo riceverà e accetterà. Non è stato ancora fatto nel modo richiesto dalla Madonna. Secondo me la consacrazione va fatta più perfettamente, e questo significa con l’esplicita menzione della Russia insieme alle altre condizioni, come ha precisato la Madonna. Spero e credo che un giorno, con un perfetto atto di consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte di un futuro papa, il cielo effonderà tante abbondanti grazie per la Chiesa e l’umanità, e per la piena conversione della Russia” (Christus vincit).

Il vescovo Schneider ritiene che anche se il testo del Terzo Segreto è stato divulgato, è del tutto possibile che a suor Lucia sia stata data una spiegazione del suo contenuto che non è stata condivisa a causa della sua natura esplosiva. Altri hanno opinioni diverse. Mi sembra che se il Terzo Segreto letto ad alta voce dal cardinale Ratzinger è il testo completo, non c’era motivo per cui i papi precedenti si fossero comportati come paralizzati dalla paura e dal presentimento, tanto che si sono rifiutati di condividerlo prima, sebbene La Madonna avesse chiesto espressamente che fosse condiviso entro il 1960 al più tardi. L’aura di questo terribile segreto sembra corrispondere piuttosto all’annuncio di qualche cataclisma ecclesiastico che porta distruzioni inimmaginabili. Sembra corrispondere, insomma, all’evento del Concilio Vaticano II e allo tsunami di deviazioni teologiche e liturgiche che ne è scaturito.

Un libro che vale la pena avere e leggere

A parte questo punto debole, raccomando senza esitazione Medjugorje Complete perché è veramente ciò che proclama il suo sottotitolo: Il resoconto definitivo delle visioni e dei veggenti. È una ricca miniera d’oro di informazioni storiche, presentate in modo cronologico e logico, e funge anche da giudiziosa valutazione della letteratura sconclusionata sull’argomento. Non da ultimo, offre una presentazione stimolante del messaggio di Nostra Signora di Fatima, in cui Foley riconosce giustamente un culmine degli interventi mariani fino a oggi.

Devo ammettere che la lettura del libro mi ha rattristato per quanto sia facile per esseri umani incauti e instabili lasciarsi trasportare e condurre su una strada pericolosa, a volte in comportamenti da setta; con quanta prontezza sono state ignorate le autorità ecclesiastiche che hanno tentato di criticare o controllare l’entusiasmo di Medjugorje; e che gran pasticcio hanno combinato le altre autorità in questa situazione instabile. Se la verità ci renderà liberi, come ha detto Nostro Signore, allora la menzogna, con la sua origine nel nemico dell’umanità, farà sicuramente il contrario.

C’è un’ultima domanda che sarà nella mente di molti mentre leggeranno questa recensione. Possiamo dire che Medjugorje Complete è il libro giusto per convincere un devoto irriducibile ad allontanarsi da Medjugorje e intraprendere un percorso più sano e sicuro della devozione mariana?

La risposta è ambivalente. Il libro è lungo e avvincente. Se il destinatario che hai in mente è un avido lettore con una mente aperta, allora sì, leggere questo lavoro comporterà quasi sicuramente l’abbandono di Medjugorje. Purtroppo, come ammette lo stesso Foley, molti devoti sono così “chiusi”, così convinti dell’origine celeste delle visioni, che considereranno un libro come questo una tentazione o una forma di persecuzione.

Mi sembra chiaro che questo libro gioverà soprattutto a coloro che, non avendo una posizione particolare, vogliono semplicemente conoscere la verità sulla vicenda; coloro che sono pastori di anime e devono dare una guida spirituale; coloro che vogliono vedere purificato e nutrito il proprio forte impegno mariano; e quelli che studiano la storia, la teologia e il discernimento di visioni, apparizioni e rivelazioni.

Per i sostenitori incalliti di Medjugorje, d’altra parte, suggerirei all’autore di preparare una sinossi di cento pagine che contenga solo le informazioni più essenziali, distillate nella forma più semplice. Mi sembra che l’analisi dei nastri delle interviste originali, la storia delle vite dei veggenti e delle vite dei francescani che li hanno aiutati, il contrasto tra Medjugorje e Fatima e un appello ad abbracciare il messaggio di Fatima potrebbero essere il fulcro di questa sinossi.

Dobbiamo congratularci con Donal Anthony Foley e Angelico Press per questa storia altamente leggibile e per l’analisi di un fenomeno importante nel cattolicesimo moderno. Come studioso, come cattolico e come figlio riconoscente della Madonna, credo che questo libro dia gloria a Dio e vendichi la Sua santissima Madre.

Fonte: remnantnewspaper.com

 

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